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Prince of Persia riemerge dalle Sabbie del Tempo

La notizia è recente, il colpo in canna è stato sparato da Ubisoft durante il suo evento piuttosto atteso dai fan: Ubisoft Forward. Parliamo di antiche leggende videoludiche e non solo, pronte a tornare sui nostri schermi in un periodo di tempo nemmeno troppo lontano. Riemergono così dai ricordi tutte le avventure vissute nelle lontane terre d’Oriente, e l’hype non può che essere elevato. Non perdiamoci in chiacchiere: il titolo di cui è stato direttore Patrice Désilets, prima di regalarci un’altra leggenda degli anni Duemila, Ezio Auditore, è pronto a tornare sulle nostre console, anche quelle di nuova generazione. Prince of Persia: The Sands Of Time Remake è stato annunciato e con questa notizia non possiamo astenerci dal recuperare le memorie legate sia al titolo originale, sia all’intera storia di questo leggendario principe. Cosa ci aspetta? Un salto nel tempo, o meglio, tra le Sabbie del Tempo, riavvolgendo il tempo proprio come ci insegna il nostro eroe.

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Prince of Persia, quando nasce un re

Sono passati ormai oltre trent’anni dal lontano 1989, quando Jordan Mechner decide di portare sugli schermi dell’allora Apple II (il computer ideato da uno dei fedeli in Apple di Steve Jobs, Steve Wozniak) il primissimo titolo con cui si andavano a esplorare le vicende di un leggendario principe proveniente dall’Iran. Il primo di una trilogia realizzata da questo primo Prince of Persia, seguito da Prince of Persia 2: The Shadow and the Flame e da Prince of Persia 3D. Ma cosa si raccontava? Semplice: come tantissimi titoli della “prima era” del videogioco, le dinamiche e le influenze erano piuttosto basilari. O si riprendevano stili di gioco accessibili a gran parte del pubblico, o si attingeva a quell’ampio bacino composto da storie, leggende e cultura popolare tale da rendere anche lo storytelling appetibile e vicino ai giocatori.

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Non per niente, il principe di cui tanto si parla in questa saga altri non è che un personaggio dettato da una miscela sapiente e funzionante di tratti derivanti da romanzi mediorientali, come l’intramontabile e immancabile Le mille e una notte, dal corpo atletico e dalla presenza scenica di “Indy”, meglio noto ai più come Indiana Jones. La sua ispirazione per una successiva rappresentazione più seria del personaggio è stata la storia di Shahnameh, un lungo poema epico persiano che ha parecchio influenzato Mechner nella costruzione del suo eroe, senza nemmeno rimuovere del tutto le influenze del principe originario.

Se il concept del character design ha il sapore dell’epicità e dell’esotico, i suoi movimenti in-game sono stati resi invece con tecniche molto più basiche e grazie a stratagemmi innovativi per l’epoca: Mechner ha catturato le immagini del fratello, trasferendole nel gioco tramite l’uso del rotoscopio. Una curiosità che però non è riuscita a far salire nell’Olimpo videoludico il principe, visto sì come un personaggio godibile e apprezzato, ma sicuramente non uno dei migliori nella storia del videogioco.

E’ stato infatti classificato da GamesRadar diversi anni fa solo alla ventisettesima posizione della sua lista dei “Top 100 protagonisti dei videogiochi“, considerando in questa valutazione tutte le varie versioni del principe nel corso del tempo. E non è andata meglio nella classifica stilata dal Guinness World Record, dove il nostro eroe è arrivato trentaquattresimo nella lista dei 50 migliori personaggi dei videogiochi di tutti i tempi. Del resto, la scrittura e riscrittura di questo personaggio è stata frequente, e non sempre apprezzata: proprio per la prima versione de Le sabbie del tempo del 2003, il Principe è stato “riconcepito” quasi in toto, così come non sono mancate altre variazioni nel corso dei suoi sequel.

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Il reboot della serie del 2008 ha previsto un ennesimo cambiamento nel capitolo The Fallen King. Ben Mattes, il producer di questo reboot, aveva spiegato che l’ispirazione per il character design del principe doveva servire per esprimere un vero e proprio viaggio epico, nel corso del quale l’eroe sarebbe riuscito a diventare tale e ad assurgere a personaggio mitico e indimenticabile. Un po’ come gli esempi che hanno ispirato ancora una volta il nostro Principe, tra i quali annoveriamo questa volta Sinbad, Han Solo da Star Wars e Aragorn, il mitico personaggio de Il Signore degli Anelli. Tutte saghe e storie diverse, ma sicuramente con almeno un tratto in comune: l’indimenticabile epicità che li ha resi eterni nella memoria dei fan e del grande pubblico.

Dietro un grande uomo…

Può un principe essere tale senza la sua principessa? Non manca nemmeno nella versione remake la sua dolce metà, e non parliamo chiaramente di Elika. Chi aveva provato la versione del 2008, ossia il settimo capitolo del franchise, ha incontrato questa testarda principessa, l’ultima discendente di un popolo che vive nel luogo in cui è imprigionato il dio del caos Ahriman. Non solo ultima discendente, ma anche l’unica, con i genitori e i loro servitori. Non vedremo chiaramente questo personaggio ma, fedelmente a quanto narrato nella versione originale de Le Sabbie del tempo, ritroviamo invece Farah, figlia di un potente Marajah, nonché personaggio presente finora anche nell’episodio Prince of Persia: I due troni.

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La giovane torna chiaramente anche nel remake dove, come nell’originale, i giocatori incarneranno l’eroico Principe accanto a lei mentre percorrono corridoi e stanze del palazzo, combattono contro nemici che non vedono l’ora di brandire spade contro di noi e incappano in stanze piene di trappole. Senza dimenticare lo scontro finale, quello con il malvagio Visir, che controlla appunto le Sabbie del Tempo.

Non solo donne, ma anche abilità: nel prossimo titolo torniamo dunque a lanciarci da un muro all’altro grazie alla sacra (e dai giocatori benedetta) arte del parkour, che non solo avvicina questo personaggio al sopracitato Assassino di un’altra fortunata saga targata Ubisoft, ma ci consente di superare ostacoli in maniera rapida e (chiaramente non sempre) indolore. Rivivremo il mondo della Persia del nono secolo, raccontato ancora una volta dalla voce nel doppiaggio in inglese di Yuri Lowenthal per il Principe, mentre Supinder Wraich darà la voce a Farah.

…c’è un grande team

Il lavoro svolto da Ubisoft Pune e Ubisoft Mumbai ha permesso a questo titolo classico del 2003 di rivedere la luce (e le console), grazie a una meticolosa ricostruzione grazie all’uso di Anvil Next Engine (e dobbiamo nuovamente citare Assassin’s Creed per l’utilizzo di questo motore nel capitolo Origins), al fine di restituirci tra qualche mese, su PS4, Xbox One e PC, le sabbie del tempo e il nostro eroe vivranno un’avventura dall’aspetto piuttosto rinfrescato.

Il team ha cominciato a dedicarsi al progetto circa due anni fa, ricreando da zero l’intera esperienza e ricostruendo le ambientazioni indiane e persiane con tutto il gusto tipico dell’architettura e dello stile che contraddistingue queste zone. E’ anche vero che, stando alle prime immagini regalateci durante l’evento Forward, sono rimasti piuttosto evidenti alcuni “dettagli grafici” tipici dell’art design del lontano 2003, una caratteristica che non possiamo ancora dire quanto e se interferirà con l’esperienza complessiva di gioco.

Del resto, se l’intento è quello di restare fedeli all’opera originale, così come alle atmosfere, è anche vero che Le sabbie del tempo del 2003 era figlio di quel tempo ormai passato, e non basterà fare rewind come il Principe per giustificare questa scelta stilistica e adattarla al gusto contemporaneo, diciassette anni dopo. Forse per nascondere un lavoro frettoloso, o comunque meno attento del dovuto?

Non ci resta che aspettare ancora ulteriori rivelazioni, se non addirittura il risultato finale, per osservare da vicino quanto Ubisoft ha in serbo per noi. Il salto nel tempo è evidente, un aspetto che si può rivelare un’arma a doppio taglio. Un po’ come il pugnale divenuto celebre in questo capitolo. Non sapete di cosa stiamo parlando? Un altro buon motivo per recuperare il titolo a gennaio 2021.

Per ingannare l’attesa, vi consigliamo di dedicarvi ad altri titoli Ubisoft, tra cui AC Ezio Collection, oppure la Compilation: Assassin’s Creed Origins + Odyssey per PlayStation 4.