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Provato Underworld Ascendant, Ultima passa il testimone

Nel 1992 Ultima Underworld ridefinì un genere, plasmato da menti e talenti che hanno fatto la storia dell'intero settore videoludico. Ventisei anni dopo, Warren Spector e Paul Neurath tornano alla carica con un gioco di ruolo in prima persona che tanto deve a quel glorioso passato: Underworld Ascendant non è solo l'erede spirituale di quello stesso, inarrivabile videogame, ma anche "il MacGyver del fantasy", come amano definirlo gli sviluppatori di OtherSide Entertainment. Noi di Tom's Hardware lo abbiamo provato – di nuovo – per voi, e siamo pronti a raccontarvi tutto prima dell'uscita ufficiale, fissata a settembre.

Quando abbiamo avuto la fortuna di testare per la prima volta Underworld Ascendant, rimanemmo sinceramente stupiti dalla libertà concessa al giocatore nell'affrontare un'avventura sotterranea che tanto deve ai vecchi e ancora amatissimi canoni dei giochi di ruolo in prima persona nati agli albori degli anni '90. Quelli che facevano rima con Ultima e Thief, con ''gameplay emergente'' e Deus Ex. D'altronde è proprio così: finanziato su Kickstarter da oltre 14.000 appassionati prima di sedurre l'italianissima 505 Games – nata da una costola di Digital Bros. -, il primo titolo targato OtherSide Entertainment è un GDR in prima persona che vuole celebrare la profondità, la varietà di situazioni e la creatività stessa dei videogiocatori.

Come spiegato da Spector, che del titolo è consulente creativo, "i designer preparano un incontro, con le creature, trappole e la fisica. Il giocatore entra quindi in questa situazione dinamica e può interagire in modi a cui gli sviluppatori magari non avevano neanche pensato". Questo si traduce in un gameplay mai banale, che nella nostra seconda prova tastiera e mouse alla mano ha saputo regalarci ottime e antiche vibrazioni, lasciandoci però con un retrogusto amarognolo sul palato. 

Un gioco di ruolo ''emergente''

Le premesse narrative di Underworld Ascendant non sono delle più oiginali. Ambientato, come il nome già suggerisce, nel mondo sotterraneo dello Stygian Abyss dilaniato dalla lotta di due fazioni, ci chiamerà a scegliere di vestire i panni di un Guerriero, di un Ladro o di un Mago schiacciato dalla morsa del conflitto. Proprio il sistema di classi pennella i primi tratti della produzione, che vuole e deve lasciare nelle mani dei gamer un'elevata discrezionalità. Preferite approcciare i nemici nell'ombra, magari con ragionati e silenziosi attacchi alle spalle? La vostra furtività andrà ad aumentare. Mettere mano alla spada e lanciarvi nella mischia è più nelle vostre corde? Il personaggio da voi creato si distinguerà per forza e coraggio. Di conseguenza proseguire nella narrazione vi permetterà, in parallelo, di plasmare il vostro eroe a piacimento, pennellando un avventuriero unico nel suo genere e decisamente in linea con il vostro stile di gioco.

E se è vero che si tratta di un sistema comunque già visto in altri ''campioni'' del genere, è il concetto di improvvisazione a rendere quello che è a tutti gli effetti il ritorno di Ultima assai interessante, e possiamo assicurarvi che una stessa situazione è effettivamente affrontabile in più modi. Il tutto sarà gestito da un engine che il team di sviluppo definisce proprio un "motore d'improvvisazione", piegato dai game designer prima e dai player poi. Non riuscite a trovare una chiave per aprire quella maledetta porta? Potete darle fuoco e aspettare che le fiamme la consumino, sfondarla con machismo d'altri tempi o ancora provare a scassinarla. L'area in cui vi trovate pullula di scheletri affamati delle vostre deboli carni? Niente paura, potrete sfruttare alcune frecce ad acqua per spegnere le luci e sorprendere alle spalle i vostri avversari, evitando così uno sconto diretto e sbilanciato.

Proseguire nella narrazione vi permetterà di plasmare il vostro eroe a piacimento, pennellando un avventuriero unico nel suo genere e decisamente in linea con il vostro stile di gioco.

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Si tratta solo di una manciata di esempi in un gameplay emergente più ampio, che punta in qualche modo a rieducare un'intera generazione di videogiocatori, che ha perso – a colpi di porte indistruttibili e di barriere invisibili – la voglia di sperimentare e di ragionere al di fuori della convenzioni. Con soluzioni che, come dicevamo, neppure gli sviluppatori potebbero aver considerato nel corso dei lavori.

L'ultimo maestro 

Ci è bastata un'ora di demo per percepire tutto l'esplosivo potenziale di Underworld Ascendant. Una demo che partiva proprio da dove avevamo lasciato la prima, ed in cui abbiamo capito che espugnare una fortezza può richiedere molto più ingegno di quanto pensassimo. Dimenticate e scardinate le regole dei videogame moderni, abbiamo dedicato tempo e passione a raggiungere il nostro obiettivo, con la voglia di sperimentare tipica di chi si sta affacciando ad un universo ambizioso e ricchissimo di elementi. Un universo aperto e libero, tratteggiato da un team di appena quattordici persone con uno stile che abbandona il realismo a tutti i costi, per sposare invece un comparto grafico quasi cartoonesco, dalle linee morbide e i colori volutamente saturi. E che è popolato da una flora e una fauna autoctone decisamente originali che si nutrono di mana piuttosto che dei raggi solari, da fronteggiare ora con la magia, ora con archi e armi da mischia, e poi ancora spingendo sulla furtività.

Dimenticate e scardinate le regole dei videogame più tradizionali, abbiamo dedicato più di un'ora a raggiungere il nostro obiettivo, con la voglia di sperimentare tipica di chi si sta affacciando ad un universo ambizioso e ricchissimo di elementi.

Underworld Ascendant
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Underworld Ascendant Shot 05

Se è vero che Underworld Ascendant eredita da Ultima Underworld parte del nome – i diritti del franchise sono ancora in mano ad Electronic Arts -, l'ambientazione e le meccaniche, rendendolo ''maestro'' di ruolismo, a lasciarci stupiti in negativo è l'aspetto squisitamente tecnico del titolo firmato da Warren Spector & Co. Già l'utilizzo dell'engine Unity non è francamente un punto di partenza ottimale, e si evolve poi in situazioni in cui il lavoro del team di sviluppo mostra il fianco a ben più di una critica, nonostante gli evidenti passi in avanti compiuti rispetto alla prima build.

Non convince il sistema di illuminazione non dinamico, così come lasciano interedetti le animazioni del protagonista, legnose e confusionarie durante la scalata di una sporgenza o di una corda per raggiungere porzioni di scenario più distanti. Peccano pure le collisioni e alcune texture, che vanno a caricarsi in tempi realmente troppo dilatati. L'uscita tanto vicina – Underworld Ascendant sarà disponibile su Steam a settembre – potrebbe rendere l'impresa di limare questi difetti piuttosto ardua, ma nulla ci vieta di speare, soprattutto per un gioco di ruolo che meriterebbe un posto speciale nel cuore dei fan di vecchia data e delle nuove leve. 

Verdetto

Underworld Ascendant è un cavallo di razza, seppur occasionalmente impaurito per via di evidenti difetti tecnici. Un papabile campione del gaming che sa sedurre ed ammaliare, e che soprattutto riporta in auge un approccio ludico tristemente dimenticato dalle sofware house più blasonate dell'industria. La curiosità è insomma elevatissima, e solo in sede di recensione scopriremo se il suo animo camaleontico saprà tradursi in un gameplay altrettanto solido e coinvolgente fino ai titoli di coda. Quel che è certo è che tutti coloro che vorrebbero riassaporare i giochi di ruolo che furono hanno ora un videogame su cui puntare – non senza riserve -, magari accompaganti dai player più giovani, alla ricerca di un GDR che mette al bando la banalità.


Tom's Consiglia

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