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PS5: il primo anno della next-gen di sony attraverso i pensieri della redazione

PS5 (o PlayStation 5) spegne la sua prima candelina. Nel corso del primo anno di vita di questa piattaforma, sono diverse le esperienze che abbiamo avuto modo di approcciare: dalle variegate esclusive sino alle funzionalità esclusive del DualSense. Purtroppo il lancio ha subito anche grossi problemi di approvvigionamento, generando malcontento nei confronti dei milioni di appassionati di tutto il mondo. Quello che ci auguriamo è che questa console possa divenire, nel più breve tempo possibile, acquistabile per chiunque e senza troppi problemi.

A ogni modo, per l’occasione di questo anniversario speciale abbiamo deciso di raccogliere qualche parere interno della nostra redazione di GameDivision e di tutti coloro che hanno avuto modo di acquistare una PS5. Il risultato sono una serie di impressioni e riflessioni su questo primo anno e di come è sembrato per ogni singolo nostro collaboratore. Vi auguriamo buona lettura e vi invitiamo a raccontarci le vostre impressioni nella sezione riservata ai commenti!

GameStop PS5

Tanta diversità – Andrea Riviera

Questo primo anno di PS5 lo ho trovato particolarmente variegato, ritrovandomi in esperienze originali e ben diversificate rispetto al passato. Di questo sono estremamente felice, testimoniando che Sony non sta puntando solo su opere cinematografiche, ma anche su giochi leggeri o anche hardcore.

Quest’anno sono rimasto particolarmente impressionato da Returnal, probabilmente uno dei videogiochi più belli dell’anno. Housemarque ha preso il genere dei Rogue-Lite e lo ha completamente reinventato in un connubio di freschezza e meraviglia narrativa (si, perché Returnal ha una delle componenti narrative più stratificate e ben sviluppate dell’anno). Anche Ratchet & Clank, seppur semplice nella formula, mi ha lasciato davvero esterrefatto per le sue qualità estetiche.

Insomma, un ottimo anno che mi ha ha dato anche buone sensazioni nei confronti del DualSense. Per chi non lo sapesse, durante la recensione della console, sottolineai un po’ di preoccupazione sul supporto del DualSense da parte degli sviluppatori, invece devo ammettere che si stanno tutti impegnando e si vede.

PS5 è una console che mi sta regalando tante belle soddisfazioni e il prossimo anno promette ancora meglio se si considera che usciranno esperienze come Gran Turismo 7, Horizon II, Final Fantasy XVI, Forspoken e God of War Ragnarok.

L’unica vera nota stonata rimane nei servizi, che nel confronto diretto con Xbox risulta ancora troppo indietro. Nel 2021, continuare a pagare 80 euro per un gioco (seppur assolutamente giustificato dall’impegno dei team di sviluppo) potrebbe divenire un problema per i consumatori, gli stessi che dall’altra parte ormai praticamente vivono di Xbox Game Pass.

Spider-Man: Miles Morales

L’importante è credere nelle generazioni – Pietro Spina

Ho sempre accolto il lancio delle nuove console con umore festoso, considerandoli eventi nostalgicamente rassicurante. Alla felicità di portare in casa sia PlayStation 5 che Xbox Series X, riuscendo così a non perdersi il passaggio generazionale, non ha seguito però eguale soddisfazione.

Il primo impatto con Astro’s Playroom si è rivelato molto soddisfacente (un gioiellino di spirito nipponico), ma presto ho iniziato a guardare con più attenzione ai problemi strutturali: dal pad eccezionale ma con batteria risibile (alla lunga anche fastidioso nella sua peculiarità, se posso permettermi) alle difficoltà di gestire titoli in duplice versione PS4/PS5 e i loro rispettivi save, PlayStation 5 mi ha dato l’impressione di essere più scena che sostanza. Conquistati dal carisma di Demon’s Souls, abbacinati dallo splendore di Ratchet & Clank e inquietati dalla reiterata ineluttabilità di Returnal, abbiamo percepito sì frammenti di grandezza, ma sparpagliati tra bizzarrie strutturali, rinvii e passi indietro comunicativi che in altri contesti avrebbero causato terremoti aziendali – perché l’importante è credere nelle generazioni.

Personalmente la soddisfazione c’è stata: ho potuto godere degli ultimi titoli PlayStation 4 nella loro forma migliore e curiosare tra le nuove uscite PlayStation 5 evitando però di sborsare la folle cifra di 80€, che al momento credo sia ingiustificabile per qualsiasi produzione. Attendo dunque il nuovo corso puramente “next-gen” nella speranza di ritrovare quel carisma tipico di PlayStation che un po’, a mio avviso, s’è perso nella sua profonda occidentalizzazione.

Finalmente la PS4 Pro+ (ma io volevo una PS5) – Massimo Costante

Finalmente a casa mia fa bella mostra di sé una PS4 Pro+

Come dite? Non esiste? Ma certo che esiste! 

Io ne ho una nuova fiammante e stavolta, per sottolineare l’upgrade, i miei amici giapponesi di Sony l’hanno fatta davvero enorme e perfino bicolore. Con questo ennesimo upgrade di PS4 posso fare del sano backlog e giocare a Uncharted 4, Days Gone, Ghost of Tsushima e God of War senza che la mia vecchia PS4 si trasformi in un phon per capelli da 5.000 watt e i caricamenti sono davvero ridotti all’osso. 

Mica male no? Eppure io volevo una PS5.

Scherzi a parte, tutti noi desideravamo la nuova generazione PlayStation, fatta di grandi esclusive e quella innovazione che giustificasse l’acquisto di una PS5. Due grandi obiettivi che fino adesso sono stati solo appena sfiorati.

Mi scuserete se non sono riuscito a gratificarmi con il remake di Demon’s Souls, con Marvel’s Spider-Man Miles Morales (quando tutti avremmo preferito un VERO nuovo capitolo), oppure con Death Stranding Director’s Cut (ce n’era davvero bisogno?). Per fortuna mi vengono in soccorso Returnal e quel capolavoro di Ratchet & Clank Rift Apart

Ma non sarà un po’ pochino?

Ho trovato più gratificante fare del sano backlog con quei titoli della passata generazione accantonati per questioni di tempo, e che grazie al nuovo hardware della console hanno una marcia in più. Al netto di potenziali upgrade grafici e velocità, ho avvertito la “rivoluzione” grazie al nuovo DualSense: provate Astro’s PlayRoom per capire le potenzialità di questo prodotto. Eppure, come già accaduto in passato con altre tecnologie, il rischio che queste non vengano poi implementate da parte degli sviluppatori è davvero tanta, mancando quell’evoluzione che tutti bramavano.

Attendo il 2022 per capire se siamo di fronte alla vera next-gen, altrimenti converrete con me siamo ancora davanti a una PS4 Pro+. 

Un delizioso ritorno alle origini! – Ecleto Mucciacciuoli

PlayStation 5 per me è stato un delizioso ritorno alle origini. Mi sono avvicinato al mondo Sony con l’unicità onirica di LittleBigPlanet, quindi ho iniziato questo nuovo ciclo come da tradizione con il mio pupazzetto di pezza preferito. Tra caustiche critiche e deliranti polemiche, è sempre lecito sottolineare che a livello emotivo e ludico la grammatica PlayStation è l’unica che con poche note ha sempre fatto breccia nella sensibilità di molti fruitori.

Sebbene vi siano stati pochi nomi in questa fase di rodaggio, la line up del 2022 e le promesse fatte al day one valgono il prezzo del biglietto e un pizzico di fiducia, verso chi ha sempre lasciato il segni in un’industria votata al cambiamento continuo e alle nuove esigenze. Certo, numeri e contraddizioni sulla “strategia della scarsità” della console hanno appannato il giudizio di molti appassionati, ma qual è la console più desiderabile al mondo? Per quanto possiamo non comprendere del tutto la partita a scacchi tra Sony e il tempo, alla fine ci siamo sempre stati fatti folgorare dalle esclusive.

La scarsità di produzione ha poi reso la console un prodotto ghiotto per tutti e ora il mondo parla con ammirazione e desiderio della piattaforma. Personalmente, è una creazione che ha saputo stupirmi a più riprese. I tempi di caricamento quasi inesistenti, che vi assicuro essere una differenza sostanziale con la old gen, e l’esperienza di gioco con il Dualsense alla mano sono di un’altra categoria. Sentire il rintocco della pioggia tra le mani in Returnal o il fuoco applicato all’arma in Demon’s Soul, come se stessimo davvero tenendo un oggetto infiammato in mano, fa un certo effetto.

Un controller a mani basse unico per il fattore esperienziale e complice di una solenne immersività. Poi io ho sempre voluto una console che somigliasse all’abito di Seto Kaiba o all’Avengers Tower, quindi solo felicità. È stato un anno interessante per i meme sull’industria videoludica e i competitor in tal senso, nulla da eccepire.

Demon's Souls

Un lancio spettacolare – Luca Di Carlo

Inutile girarci attorno, PlayStation 5 non è nata esattamente sotto una buona stella. La console avrebbe dovuto fare seguita a quella PlayStation 4 che nel suo lungo percorso ha saputo imporsi con grande forza sul mercato, ma le difficoltà riscontrate nella produzione della macchina hanno portato Sony ha dover compiere dei clamorosi dietrofront particolarmente chiacchierati. Non solo rimandi importanti, insomma, ma anche un cambio totale di mentalità che ha infastidito non poco i giocatori.

Eppure, nonostante tutto, da possessore di una PlayStation 5 fin dal Day One (che di fatto mi ha reso possessore a pieno diritto del titolo di “miracolato”), questo primo anno targato PlayStation l’ho vissuto con gran gusto, da una parte maledicendo Sony per le sue continue gaffe commerciali e comunicative, dall’altro lato divertendomi grazie al suo parco titoli. Pur con tutti i suoi difetti e le problematiche riscontrate (per dire, al primo avvio la console non mi leggeva i dischi), questi primi 365 giorni in compagnia di PlayStation 5 mi hanno infatti saputo offrire molto più di quanto mi sarei potuto immaginare grazie alle sue produzioni di valore, le quali mi hanno accompagnato splendidamente nel corso di tutto l’anno.

Demon’s Souls, Ratchet & Clank, Returnal, Deathloop, giochi di grande caratura che hanno segnato un lancio spettacolare, ben più rocambolesco rispetto a quanto visto nel primo anno di vita di Ps4 o Ps5. Insomma, pur con tutti i suoi evidenti problemi, Ps5 ha saputo imprimersi con forza nella mia umile dimora, spingendo proprio sui giochi, un susseguirsi di prodotti estremamente importanti a cui faranno seguito tanti altri giochi particolarmente attesi e che potrebbero segnare un futuro incredibilmente roseo per l’ultima home console di Sony.

Per andare sempre avanti – Marco Padovese

Paradossale e forse ironico il fatto che PlayStation 5 abbia in parte tutti i pregi e tutti i difetti delle precedenti sorelle, giocando ad Astro bot (“demo” interna di PS5) non si può non notare la cura e la voglia di ricordare un passato che oramai ha compiuto più di un quarto di secolo. Proprio per festeggiare questo primo compleanno della nuova nata, vogliamo cercare di mettere un punto su cosa è successo al lancio della quinta console di casa Sony.

Partiamo con il dire che a livello di hardware si tratta di una macchina incredibile, paragonabile ad un PC di fascia medio-alta, seppur leggermente inferiore per alcune caratteristiche alla rivale principale, cioè la console di casa Microsoft: Xbox Series X, non sfigura per nulla. Ha un design decisamente unico ma da molti poco apprezzato. Inutile nascondersi però, il vero protagonista di questo prima anno è stato sicuramente il controller Dual Sense capace di stupire anche i più scettici del settore. Quest’ultimo è capace
di stimolare diversi sensi, utili a far immedesimare ancora di più il giocatore all’interno del titolo.

La velocità di esecuzione e la ventola estremamente silenziosa, problema gravissimo della precedente console, rendono il giocare ancora più piacevole. Retrocompatibilità presente ma solo per i titoli PS4, cosa non perfetta ma purtroppo da dover accettare visto i precedenti. Insomma abbiamo tra le mani una console decisamente ottima ad un prezzo abbordabile, quindi quali sono i difetti? Tralasciando la parte hardware, che abbiamo esaminato a fondo nel corso di questo anno, il design della console è davvero molto ingombrante, cosa che sicuramente ha provocato malessere già solo all’idea di sistemarla in modo ottimale in un salotto o nella propria camera da letto. Davvero efficiente l’interfaccia, decisamente intuitiva ma, almeno per il momento, poco personalizzabile e troppo semplicistica.

Abbiamo quindi una console che racchiude in sé molti difetti e pregi delle precedenti macchine di casa Sony, una sorta di fusione di tutta la storia di PlayStation. PS5 sembra essere pensata, principalmente, per evitare gli errori delle precedenti macchine, ponendo le basi per un futuro che, anche grazie ad un marketing davvero notevole, riesca a portare all’interno dell’universo di PlayStation quegli utenti che non si sono mai avvicinati alle console o che sono sempre stati fedeli ad altre piattaforme. L’orientamento verso il mercato PC, e la creazione della “famiglia” PlayStation Studios, sono segnali segnale molto forti per il futuro di Sony e i 10 milioni di console vendute da un anno a questa parte, fanno chiaramente capire che il trend del marchio PlayStation non smetterà di crescere così in fretta.

PlayStation Studios Logo

É nata la magia – Valentina Valzania

Siamo giunti al primo anno di PlayStation 5: il primo giro di boa della nuova console next gen firmata da Sony e arrivata in un periodo tutto fuorché roseo, nello scorso 2020. Tra tempistiche complicate da sostenere e gli appassionati scalpitanti in attesa, la nuova generazione è nata in un momento più che complicato da gestire. Ricordo l’attesa e la voglia di mettere le mani sul futuro del gaming. Per riuscire ad avere una PS5 tra le mani c’è stato bisogno di tanto impegno, e di una buona dose di fortuna, ma ho avuto modo di provarla a lungo… ed è nata la magia. Posando per la prima volta lo sguardo – e le mani – su quella piccola perla di Astro’s Playroom nel silenzio della stanza, tra malinconia e tanta voglia di cominciare questo nuovo percorso, il feedback è stato immediatamente potente.

Chi può scordarsi della sensazione legata al mettere le mani su un joystick come il Dualsense, con la capacità di far immergere il giocatore nell’esperienza videoludica, grazie allo straordinario feedback aptico che su di me ha avuto un peso rilevante. So che può apparire meno incisivo rispetto a tutte le caratteristiche che contraddistinguono la PS5, ma la maggior parte della mia attenzione si è focalizzata proprio su questa feature, che ho sperato di vedere integrata nel maggior numero di videogiochi in uscita durante questo primo anno.

Il perché io lo ritenga una qualità al pari della straordinaria velocità di caricamento data dalla SSD, è presto detto: una delle richieste più importanti da parte della community è strettamente legata alla necessità di vedere e giocare qualcosa di realmente nuovo; o meglio, di confrontarsi con titoli in grado di scatenare la sorpresa e la voglia di imparare nuovi modi di approcciarsi al videogame e, personalmente, Sony con il Dualsense è riuscita a offrire un nuovo livello di immersione ai videogiocatori.

Sony ha, ovviamente, ancora molto da mostrarci nel corso di questa generazione ma come primo anno di vita di una nuova console mi ritengo soddisfatta, in quanto giocatrice e in quanto osservatrice critica del settore: pur con i propri problemi di comunicazione verso l’utente, Sony ha lavorato sodo, anche se ora tocca proprio a noi essere più critici, per far si che le aspettative piuttosto alte che tutti noi abbiamo nei confronti di PS5, vengano realmente soddisfatte.

Astro's Playroom

Mi ritengo fortunato – Andrea Maiellano

Non posso dire altro se non che “mi ritengo fortunato”. Sono stato uno di quei “pochi eletti” che è riuscito a prenotare PS5 pochi minuti dopo la fine dell’evento di presentazione, ricevendola la mattina del day one. Già solo per questo, secondo moltissime persone con cui mi sono interfacciato durante quest’anno, dovrei stare in silenzio e gioire. Invece il mio primo anno con PS5 è stato molto più altalenante di quello che mi aspettavo.

Ho volutamente provato poco la console nelle settimane in cui l’abbiamo avuta in redazione per recensirla, proprio perché volevo vivere quella “magia adolescenziale” del day one di una nuova console. Svegliarsi presto, correre al negozio, ritirarla e fiondarsi a casa per aprire tutto, osservare come un ebete le varie componenti e accendere la console per la prima volta come se si stesse svolgendo un rito sacro. Un momento magico, che non cambierà mai e che non guarda in faccia alla tua età anagrafica.

E non posso dire nulla sui primi giorni spesi con PS5. Astro, Demon’s Souls e Spider-Man Miles Morales mi hanno fatto arrivare alla vigilia di Natale con le stesse emozioni di ogni cambio generazionale… poi qualcosa si è inceppato. Dapprima una console difettosa, con un Coil Wine insostenibile e un rumore incomprensibile che proveniva dal lettore ottico; poi una seconda console, questa volta All Digital a causa dei noti problemi di shortage delle componenti, che aveva una problema alla ventola che la faceva “suonare alla pari di una vecchia lavatrice”; infine nuovamente una versione Full Digital che al netto di qualche rumorino e qualche sporadico freeze del sistema, mi ha accompagnato per tutto il resto di questo primo anno.

E se la fortuna mi ha arriso anche nei vari cambi di console, sempre repentini e ben organizzati, dall’altro lato una consapevolezza maggiormente da adulti si è fatta largo in me: Sony poteva fare di più. Non in termini di titoli esclusivi, quelli sono stati tutti un piacere immenso da giocare, ma in termini ingegneristici risulta incomprensibile per me che, a parità di prezzo, la concorrente diretta sia più compatta, più performante e più orientata verso il consumatore. Sony ha realizzato una console meravigliosa, che vorrei amare ogni giorno come il primo, ma al momento percepisco un’estrema sicurezza aziendale che potrebbe mostrare il fianco a errori grossolani se non si presta la giusta attenzione.

Ghost of Tsushima