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Recensione FlatOut 4: Total Insanity

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Flatout 4: Total Insanity

 

FlatOut 4: Total Insanity segna il debutto del destruction derby per eccellenza in questa generazione di console e un potenziale ritorno alle origini, ma la ruggine accumulata negli anni si vede e si sente.

FlatOut 4


Dopo il "discutibile" Flatout 3: Chaos & Destruction, uno dei racing game più ignoranti di sempre torna sulla cresta dell'onda con FlatOut 4: Total Insanity. Alla regia troviamo i francesi di Kylotonn, anziché Bugbear Entertainment, storico autore del brand. Il titolo è già disponibile su PlayStation 4 e Xbox One, mentre la versione PC è prevista nelle prossime settimane (entro la fine di aprile).

Con una nicchia andatasi progressivamente a rimpicciolire nel corso degli anni, complice il pensionamento di alcuni marchi chiave di questa peculiare stirpe di racing game, apprezziamo davvero il tentativo di riesumare il genere dei destruction derby su console. Ci troviamo dunque innanzi a un ritorno di fiamma in grande stile o a un altro buco nell'acqua?

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Da zero a prognosi riservata in 3 secondi netti

I primi minuti con FlatOut 4: Total Insanity sono galvanizzanti, di quelli in grado di farci tornare per un istante bambini, alle prese con i cabinati a gettoni di una volta, senza fronzoli o inutili complicazioni: dai menù, ridotti all'osso – forse troppo – alla formula di gioco, intuitiva e minimale come poche.

La vita nei meandri del titolo Kylotonn è di una semplicità disarmante: si sceglie un'auto, arrugginita e mezza sfasciata, una coppa a caso tra quelle sbloccate e si distrugge il pedale dell'acceleratore alla ricerca di un unico obiettivo: il paraurti del malcapitato di fronte. Il fine ultimo di ogni gara in FlatOut 4 dopotutto non è arrivare in cima al podio, bensì assicurarsi che non siano gli altri a farlo (la differenza è sottile). 

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I tracciati sono immense giostre stracolme di elementi ambientali da demolire per accumulare nitro o intralciare gli avversari; recinzioni, cancelli, interi palazzi, tutto – eccetto gli alberi, stranamente – può essere fatto a pezzi. Non mancano poi bivi, svincoli e scorciatoie di ogni tipo per tendere agguati o portarsi in posizioni di vantaggio.

Gareggiare diviene insomma ben presto l'ultimo dei nostri pensieri, al punto da rallentare di proposito per tornare nel bel mezzo della mischia. Sfracellarsi contro qualcuno consente infatti di ottenere preziose unità di nitro, grazie alla quale si può aumentare sensibilmente l'accelerazione del veicolo e quindi la potenza dello schianto successivo, e il bello è che ci pagano pure per farlo. Spintoni, urti, cappottamenti, distruzioni, ogni scambio di vernice andrà a rimpolpare il montepremi finale, fino a decuplicare la vincita in caso la vostra guida sia particolarmente "vivace".

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Puzza di bruciato? No, non è la carcassa della mia auto…

Il gameplay tutt'altro che sportivo è senza dubbio il piatto forte dell'offerta di FlatOut 4: Total Insanity, un concentrato di adrenalina e divertimento alla stato puro che non può fare a meno di mettere un sorriso sui volti dei giocatori più caciaroni. Peccato che il piatto in questione sia anche l'unico disponibile sul menù.

Se da un lato infatti basta un attimo per sentirsi a casa e cominciare a prendere a sportellate il prossimo in allegria, non passa poi molto tempo prima di rendersi conto che a sostenere l'infrastruttura di gioco c'è ben poco. Senso di sfida e di progressione, quantità e varietà dei contenuti, persino il modello di guida, FlatOut 4 inizia ad arrancare malamente non appena svanisce l'effetto "wow" causato dagli effluvi della lamiera carbonizzata.

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La modalità campagna si snoda attraverso 3 campionati, ognuno composto a sua volta da 8 coppe e 8 eventi a tema. Non siamo ai livelli di un Gran Turismo a caso, ma sulla carta è un repertorio di tutto rispetto, che può portare via un bel po' di ore, tuttavia nello stato in cui versa il titolo la noia sopraggiunge in fretta.

FlatOut 4 non offre un'esperienza molto gratificante: manca infatti un senso di progressione ben definito, rendendo la pratica un tantino frivola dopo le prime ore. Immediata, spassosa e quel che vi pare, certo, ma senza fondamenta a sorreggere la baracca l'utente rischia seriamente di scocciarsi e appendere prematuramente il volante al chiodo. Come già anticipato, si sceglie un'auto, una coppa, si intasca la ricompensa, si potenzia la vettura, o se ne compra una migliore, e il ciclo ricomincia. Nessuna sfida degna di nota, nessun "boss" di fine stagione, nessun segno che la musica cambi con l'inoltrarsi della carriera.

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I piloti comandati dall'IA non sanno guidare, c'è poco da aggiungere. Hanno la precisione di uno stuntman hollywoodiano quando si tratta di mandarci fuoristrada, eppure si sfracellano contro il primo palo non appena volgiamo lo sguardo altrove. Risultato? O li si imita, un po' per diletto, un po' per la grana, o si è costretti a passare il resto della vita in prima posizione a guardare il panorama. Se non altro la loro innata capacità di atterrare con tutte e 4 le ruote nel verso giusto dopo 34 piroette, con tanto di carambola, decollo e frontale con il soffitto – l'inerzia è una creatura strana in FlatOut 4 – è seconda solo alla CPU di Mario Kart 64. Salire di grado poi non migliora la loro abilità di guida, li rende solo più cattivi.