Nintendo Switch

Recensione Manticore – Galaxy on Fire su Nintendo Switch

Manticore – Galaxy on Fire

 

Da mobile a Switch il passo è breve, e per Manticore – Galaxy on Fire il cambio d'aria è stato un vero toccasana. Manca un po' di sostanza però.

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Su PC i simulatori di volo ambientati nello spazio fanno parte di una nicchia piuttosto nutrita, con uscite regolari di nuovi esponenti (sebbene spesso in sordina). Su Switch invece si contano sulle dita di una mano (siamo sicuri che esistano al momento?).

Fa piacere dunque vedere un titolo come Manticore – Galaxy on Fire fare capolino sullo store digitale della console targata Nintendo. Il taglio della produzione Deep Silver Fishlabs è assai arcade, ma se vi piace vaporizzare astronavi tra fasce di asteroidi e pulviscoli cosmici (magari duranta la pausa pranzo oppure in treno) non potete chiedere di meglio.

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A dire il vero Manticore non è un gioco fresco di stampo. Si tratta infatti di un adattamento del terzo capitolo della saga di Galaxy on Fire, nata su dispositivi mobile e successivamente approdata in alta definizione su PC. Staccarsi dalla nomenclatura tradizionale ha una duplice valenza per il debutto su Switch: in primis i nuovi arrivati non si sentiranno spaesati nel veder capeggiare un "3" tra i titoli di testa, in secondo luogo perché Manticore a suo tempo ha completamente rivoluzionato (stravolto?) la formula di gioco dei suoi predecessori, tagliando una corposa fetta di contenuti in favore di un approccio più immediato, più da "gioco per telefono" (cosa che non lo ha certo aiutato ad ingraziarsi i fan di vecchia data), con tanto di modello free-to-play.

Console nuova, vita nuova, e da neofiti del brand non abbiamo potuto fare a meno di apprezzare la fluidità del modello di volo, tanto semplice quanto divertente. Le navicelle sono agili e rispondono con precisione e tempestività ai comandi, consentendo evoluzioni a tutto tondo e di stare dietro ai caccia nemici (o di seminarli se li abbiamo in coda) con una naturalezza impressionante. Controlli ed interfaccia sono semplificati all'osso, tanto che all'appello mancano strumentazione basilare come radar e bussola, oppure manovre come virata e rollio (quest'ultima automatizzata e assegnata a due tasti), tuttavia se l'obiettivo degli sviluppatori era la pura accessibilità ci sono riusciti: i Joy-Con di Switch si adattano perfettamente allo scopo e bastano un paio di partite per assimilare i controlli.

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I campi di battaglia gravitano intorno a stazioni spaziali, flotte di navi cargo, siti minerari e campi di asteroidi. Il terreno non gioca un ruolo molto importante durante i combattimenti, ma diamine se non è uno spasso tuffarsi a tutta velocità in mezzo ai relitti che orbitano mesti nel vuoto siderale, schivando detriti e impallinando bersagli. La veste grafica dà vita a numerosi settori ricchi di dettagli ed elementi sulla distanza, e pure sorprendentemente colorati, grazie a nebulose, vapori, luci e riflessi provenienti da stelle e reattori che tempestano lo schermo, per un'atmosfera aliena davvero inebriante. Il tutto viene accentuato dalla frequenza di aggiornamento a 60 fotogrammi al secondo, instabile con la console collegata alla stazione di ricarica, complici la risoluzione più elevata ed effetti più marcati, senza esitazioni in modalità portatile.

Una presentazione eccellente e una base di gameplay altrettanto valida non riescono però ad allontanare il pensiero che a Manticore manchi qualcosa. La campagna, nella quale vestiremo i panni di un mercenario assoldato dalla nave mercantile Manticore per scoprire la causa dello "Shattering", una colossale esplosione che ha mietuto un sacco di vittime tra le varie potenze, si snoda attraverso una cinquantina di missioni in progressione lineare: si punta un criminale, si abbatte il suo velivolo, e si prosegue… basta. Niente missioni secondarie, nessuna scelta da compiere per il nostro alter ego (che oltre a non parlare manco gode del lusso di un nome), nessuna fazione con cui allearsi o da inimicarsi per bonus, eventi  bonus o quant'altro, solo le solite 4-5 missioni che si ripetono a oltranza (scorta una nave, scova il traditore, recupera i materiali, elimina i pirati…) su un binario già tracciato.

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Se non altro la vicenda (doppiata in un discreto inglese) può portare via qualcosa come 8-10 ore e la continua introduzione di nuovi armamenti e location allontana lo spettro della ripetitività. L'hangar contiene una decina di astronavi (che si sbloccano avanzando nella campagna o esplorando le aree in cerca di componenti), suddivise in 3 categorie (Scout, Caccia e Gunship) e potenziabili con i crediti accumulati. L'equipaggiamento annovera una vasta gamma di armi, tra blaster, laser a lunga gittata, cannoni a rotaia, mitragliatrici, bombarde ad ampio raggio, al plasma, svariate tipologie di missili e dispositivi extra.

Il gunplay è piuttosto elementare e si basa sul classico paradigma "prima gli scudi, poi lo scafo"; il reticolo di dimensioni generose riduce al minimo l'incomodo di prendere la mira (si può addirittura attivare il fuoco automatico dalle opzioni) e l'I.A. è un po tonta, al punto che anche in 1 contro 20 si riesce facilmente a divincolarsi dalla morsa, disperdendo e disintegrando la minaccia un pezzo alla volta (una rapida accelerazione, una virata improvvisa e siamo subito alle spalle di qualunque nemico).

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Persino i boss offrono poca sfida, limitandosi a scappare alla rinfusa con le loro immani barre vita e occasionali salve dotate di aimbot. Ciononostante il semplice piacere di volo e il clangore delle armi sono stimoli più che sufficienti per continuare a giocare; non c'è molto da fare, ma quel poco diverte e tanto basta (di solito).

A seccarci è invece constatare la presenza di feature monche: comprimari statici a cui non si possono impartire ordini (che razza di capisquadra siamo!?), una modalità "free roaming" priva di attrattive o una qualunque forma di interazione, un sistema di progressione a livelli fine a sé stesso (a che pro salire di rango se c'è un solo modo per acquisire punti esperienza?)…

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Il gioco intrattiene, pure parecchio se saggiato per brevi sessioni, e Switch ha bisogno di titoli del genere, prospettive mai esplorate prima d'ora (in quel di Nintendo, sia chiaro) che possono solo giovare al catalogo in costante espansione dell'intraprendente console… ma non se questo comporta portarsi a casa un pacchetto incompleto. Galaxy on Fire è un caccia dal design accattivante dotato di un computer di bordo all'ultimo grido; il motore però devono ancora montarlo. Svolge il suo compito egregiamente ed esalta chi sa già cosa aspettarsi, ma non va davvero oltre. 


Tom's Consiglia

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