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Recensione Victor Vran

Victor Vran

 

Victor Vran è un videogioco indie che cerca di inserirsi nel filone degli hack'n'slash multiplayer, con risultati indubbiamente promettenti per il futuro.

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Victor Vran è un prodotto piuttosto classico, incentrato su un gameplay che tenta di innestare aspetti più action ad una ossatura spiccatamente hack'n'slash.

Il gioco è ambientato in un universo alternativo, i cui mostri e "corruzione malefica" si presentano come problemi quasi quotidiani dell'umanità. L'epoca storica in cui dobbiamo inquadrare Victor Vran è una specie di età vittoriana, mescolata ad elementi di chiara ispirazione steampunk.

Il protagonista, che dà il nome al videogioco, è un cacciatore di mostri particolare. Egli infatti è stato toccato in parte da un essere demoniaco, cosa che gli permette di padroneggiare alcune magie arcane ma che comporta alcuni fastidi secondari. Tra tutti, la presenza di una voce piuttosto sgradevole, che guiderà il giocatore attraverso i non troppo complessi risvolti della trama. Il filo rosso dell'intreccio narrativo è la ricerca di un "amico fedele", scomparso in un centro urbano pesantemente colpito da una invasione demoniaca.

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Dov'è l'azione?

Nel corso della storia Victor Vran incontrerà alcuni PNG, alcuni dei quali piuttosto importanti nell'ottica della trama, i restanti invece utili dal punto di vista esclusivamente del gameplay (commercianti di armi, equipaggiamento e oggetti magici).

La struttura del comparto narrativo, dopo un inizio su binari, si allarga attraverso una mole di missioni secondarie imponente. Un'imponenza che si manifesta però più nel grande numero di livelli giocabili, che in una contestualizzazione narrativa, la quale manca praticamente in tutte le side quest (e a volte anche durante la linea principale).

In generale si respira una certa pesantezza, dovuta probabilmente ad una struttura che cerca di privilegiare la libertà d'azione, ma che penalizza eccessivamente la narrazione con sessioni di gioco lunghe e ripetitive.

Il vero punto di forza del titolo, sotto il profilo della storia raccontata, è probabilmente solo l'ambientazione e la caratterizzazione del protagonista e del suo fastidioso ospite. Gli elementi di scena, i dialoghi e più in generale la struttura estetica del prodotto forniscono un'ossatura plausibile ed efficace – paradossalmente superiore all'intreccio vero e proprio – alla narrazione.

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La struttura del gameplay di Victor Vran, come già accennato in apertura di articolo, cerca di inserire elementi action ad una base fondamentalmente hack'n'slash. Tali elementi però, al netto di qualche momento particolarmente ispirato, si traducono quasi esclusivamente in una più briosa animazione delle azioni, senza che poi vengano materialmente chiamate in causa combinazioni di tasti particolari.

Risulta infatti evidente che l'approccio action nel mondo dei videogiochi, superato il più superficiale impatto visivo, si basa fondamentalmente sulla presenza di un corposo insieme di combinazioni e comandi a disposizione del giocatore, basando in via principale il gammeplay su una più o meno frenetica attività del fruitore. Victor Vran invece, pur offrendo animazioni molto eterogenee e colorate, rimane ancorato alla sua natura hack'n'slash.

Innanzitutto abbiamo l'attacco principale, legato esclusivamente alla pressione di un tasto, pressione che può essere mantenuta all'infinito. Anche le abilità speciali di ogni arma saranno vincolate al mana e al cooldown, nel pieno stile dei più classici GDR isometrici. Sotto questo punto di vista però, è bene dirlo, il titolo non solo non riesce a inserire elementi di rottura con il genere, ma risulta addirittura povero, soprattutto per quel che concerne le skill collegate al diverso equipaggiamento, che sono poche e ripetitive.

Stesso identico discorso anche per quel che concerne l'evoluzione del personaggio, che non va oltre un albero a dir poco minimalista. Il gameplay pecca nel complesso di monotonia. Una monotonia chiaramente evidente anche per gli hack'n'slash, che sostanzialmente riescono a ovviare al problema offrendo un grande numero di possibilità in fase di combattimento e di loot, rendendo il momento dello scontro con i nemici – momento di importanza primaria in questo tipo di prodotti – il più simile possibile a uno scontro tattico, pur se frenetico.

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Alti e bassi 

Victor Vran non riesce a implementare né un combattimento degno di nota né un sistema di loot lontanamente vicino a quanto offerto da un Diablo o un Titan Quest (giusto per citare alcuni titoli affini). Ancora, la stessa resa grafica dell'equipaggiamento – che spesso rappresenta una soddisfazione per il giocatore – segue la generale povertà del gameplay. Per contro il numero di scontri e la lunghezza generale dei livelli non fa che acuire il senso di noia che si manifesta dopo poche ore di gioco. Un punto a favore dal punto di vista del gameplay è invece il comparto multiplayer, che permette a più giocatori di poter seguire insieme la campagna principale, chiaramente mitigando la ripetitività del gioco attraverso la condivisione dell'esperienza.

Tecnicamente Victor Vran risulta essere di buona qualità. Come già detto l'ambientazione e la caratterizzazione anche grafica degli elementi di scena sono sicuramente soddisfacenti. Meno soddisfacenti sono invece le skin dell'equipaggiamento, una componente che seppur non fondamentale, aiuta comunque a rendere la partecipazione al gioco più sentita e plausibile. Buono anche il comparto audio, soprattutto il doppiaggio italiano, per il quale nei giorni odierni, vista l'onnipresenza della lingua inglese, è richiesto uno standard qualitativo piuttosto alto. Nel complesso quindi Victor Vran si pone come un compromesso fallito di unire il genere action al genere Hack'n'Slash, mancando peraltro l'occasione di poter fornire un prodotto magari classico ma godibile.