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Remake e remastered, a volte si esagera troppo?

La moda dei remake e remastered non è di certo una questione odierna. Sin dall’alba dei tempi si è cercato di riportare in auge un certo tipo di produzioni; che sia per darle maggior risalto e lustro o per scopi puramente commerciali, anche in passato trovavamo disparate versioni rivedute e corrette o rifacimenti totali di opere di successo. Basti pensare a Super Mario All Stars che portava i classici capitoli della serie Bros. da 8 a 16 bit. Vi era la Ninja Gaiden Trilogy che faceva esattamente lo stesso. Come dimenticare poi Final Fantasy Origins che addirittura sfruttava la potenza hardware della prima PlayStation per riproporre e potenziare l’esperienza dei primi due capitoli della rispettiva serie creata da Hironobu Sakaguchi.

Gli esempi potrebbero essere decisamente tantissimi, ma per darvi un’idea credo possano bastare. Chiaro uscissero diversi remake pure all’epoca, dunque, però è anche vero che in queste due ultime generazioni di rifacimenti totali, pigre remastered o meri porting ne sono stati realizzati un’infinità e a volte si avverte un po’ la sensazione di averne abbastanza. Spesso si tende ad incolpare la loro realizzazione ad una mancanza di idee o per colmare buchi tra un’uscita di spessore e un’altra, oppure per mirati motivi di convenienza. Ebbene, non sempre questa teoria è tanto infondata.

Quando non se ne sente il bisogno

Siamo i primi a spezzare una lancia a favore di remake e remastered in quanto trattasi di un modo per rivivere esperienze di un lontano passato, sia in chiave totalmente moderna, grazie ad una riscrittura totale della formula e delle meccaniche di gioco, sia fedele il più possibile all’originale, sfruttando però una rilettura dell’impianto ludico per ammodernarlo e renderlo adatto a degli standard più attuali. Ottimi esempi potrebbero infatti essere Resident Evil 2 (riscrittura totale) e Crash Bandicoot N. Sane Trilogy (fedeltà originale ammodernata).

In entrambi i casi si accetta più che volentieri sia il richiamo nostalgico dell’esperienza fedele che quello in chiave moderna. Tralasciando coloro che non apprezzano rifacimenti atti a dare una nuova identità all’opera, va detto che la reinterpretazione non per forza è malvagia, anche perché l’originale è sempre lì e non ve lo tocca nessuno. Piuttosto vanno visti come modi per rivivere l’esperienza da un’altra prospettiva (se ben realizzati). Digressione a parte, arriviamo al dunque, ovvero quando di certe operazioni commerciali non se ne sente affatto il bisogno.

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Resident Evil 2

Potremmo dare il via agli esempi proprio con l’ultimo Resident Evil 3, il quale non è affatto un brutto gioco come potete leggere anche nella nostra recensione, però è un’occasione in parte mancata, soprattutto perché dopo il 2 era lecito aspettarsi qualcosa in più da Capcom. Se abitui bene un consumatore e soprattutto lo illudi facendogli sperare chissà cosa con quest’ultimo remake, inevitabilmente ti si volta le spalle, cara Capcom. E lo si fa perché nonostante l’ultimo lavoro non sia assolutamente da buttare, non è quello a cui ci avevi abituati con Resident Evil 2 che rimane, seppur diverso dall’originale, un ottimo lavoro di reinterpretazione e remake. È un po’ come se Nintendo facesse due passi indietro con il sequel di Breath of the Wild, non lo si accetterebbe nemmeno dovesse essere un gioco da 8 o poco più.

Questo succede quando si vuole esagerare troppo e batter ferro finché caldo. Resident Evil 3 dà infatti l’impressione di essere stato realizzato frettolosamente per cavalcare la cresta dell’onda e deliziare la fame di remake che c’era da parte dell’utenza nei confronti di questo capitolo, sfruttando il successo del predecessore. Il risultato è stato quello che è stato; la cosa fa male poiché c’era tutto il tempo per fare di meglio. Nessuno aveva puntato la pistola alla tempia dei dirigenti della compagnia giapponese per avere un remake di Resident Evil 3 per forza un anno dopo. Se avessero investito più tempo, il lavoro sarebbe stato senz’altro più meticoloso, potendo così garantire la qualità produttiva del prequel.

A volte sembra veramente che i publisher vogliano sfruttare l’onda della nostalgia investendo il minimo pretendendo il massimo. Un altro esempio potrebbe essere il remake di MediEvil che, come Crash e Spyro, propone l’esperienza fedele all’originale, ma lo fa senza ammodernare alcune meccaniche figlie della sua epoca, risultando oggi abbastanza frustrante. Anche qui parliamo non di un brutto gioco, d’altronde è pur sempre MediEvil, ed è stato fatto pure un buon lavoro dal punto di vista prettamente tecnico (lato artistico si son perse un po’ le tinte burtoniane). Si tratta però di un rifacimento che meritava senza dubbio più cura e non era necessario; non così, almeno.

MediEvil

Come non citare poi la remastered di Final Fantasy VIII. Square Enix, non contenta di riportare in auge il settimo celebre capitolo in chiave moderna, decide di pretendere ancora di più e spolpare fino al midollo i fan. Arriva così l’annuncio di Final Fantasy VIII Remastered. Perché fare come col VII e IX (disponibili come porting emulati degli originali) quando con l’VIII puoi sfruttare l’amore incondizionato dei fan e proporgli una pigra remastered? Intendiamoci, il gioco rimane comunque valido, perché di base è sempre Final Fantasy VIII, tuttavia la rimasterizzazione in sé è davvero ai minimi storici. Remastered, e poi nemmeno c’è l’opzione per giocarlo in full HD. Però dai, almeno possiamo guardare negli occhi i protagonisti.

Non parlarliamo poi della marea di porting che Nintendo sta trasportando da Wii U a Switch. Il problema non sono nemmeno i porting in sé; è chiara e palese la volontà della grande N di dar maggior risalto a produzioni che su Wii U per forza di cose hanno venduto poco, il problema più che altro è il prezzo. È inaccettabile riproporre un Donkey Kong Country: Tropical Freeze a prezzo pieno (60,00€) quando non aggiunge altro che una easy mode, dopodiché è lo stesso identico gioco Wii U. Passi per Mario Kart 8 Deluxe o per Hyrule Warriors Definitive Edition che quantomeno hanno delle aggiunte e migliorie importanti, ma soprattutto contengono tutti i DLC rilasciati fino a prima della loro uscita. Non è comunque giustificabile in maniera totale, ma decisamente più comprensibile. Nintendo ha già una politica tutta sua riguardo i prezzi, ma per quanto criticabile rimane una loro filosofia e sta a noi accettarla o meno. I porting a prezzo pieno invece sono ingiustificabili, considerando che certe collection e remake stanno persino ad un prezzo inferiore.

A volte sembra che i publisher non vogliano proprio impegnarsi e spremere il più possibile certe loro IP con il minor sforzo e massimizzando i guadagni. Tirare troppo la corda della nostalgia però non sempre è un bene, perché questa dopo un po’ può spezzarsi (ma vi ricordate i primi anni di PlayStation 4? Ogni cosa, remastered). D’altronde i fan non sempre si accontentano di tutti i remake o remastered che gli vengono riproposti. Intendiamoci ‒ e ci teniamo a ribadirlo ‒, noi non siamo di certo a sfavore di queste operazioni, però negli ultimi anni le proposte sono state veramente troppe; il più delle volte dimenticabili o comunque deludenti (in minima parte o meno) e sarebbe preferibile una distribuzione più mirata e di maggior qualità.

Ben vengano remake e remastered, ma l’esasperazione non è mai un bene. Non possiamo certo non gradire operazioni come quella di Shadow of the Colossus, Yakuza Kiwami 1 & 2, dello stesso Resident Evil 2, riproposizioni tipo Persona 5 Royal (che è molto più di un semplice porting) o remastered come Assassin’s Creed III oppure l’ultima dedicata a Call of Duty: Modern Warfare 2. Un po’ meno lavori quali Devil May Cry HD Collection (riproposta addirittura due volte, senza il minimo sforzo di migliorarla in questa gen), Resident Evil 3, MediEvil, Resident Evil HD o Final Fantasy VIII. E poi diciamocelo, tutti noi sogniamo un remake dei due Dino Crisis o di Legacy of Kain: Soul Reaver, ma se il risultato alla fine fosse più sottotono rispetto a quello che è lecito aspettarsi, non sarebbe poi meglio farne direttamente a meno piuttosto che ricevere un lavoro che non lascia altro se non dell’amaro in bocca? Ne sentiremmo davvero il bisogno?

Se volete un ottimo remake vi suggeriamo quello di Shadow of the Colossus per PlayStation 4 che potete acquistare su Amazon.