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Resident Evil 4, il sogno di un remake perfetto

Niente è ancora ufficiale, eppure sembrerebbe proprio che Capcom sia al lavoro sul remake di quel mitico gioiello che è Resident Evil 4. Stando ai rumor, il titolo è in sviluppo sin dal 2018 e non dovrebbe veder luce prima del 2021-2022. Qualora tutto ciò dovesse tramutarsi in realtà, con l’arrivo di un annuncio ufficiale da parte della compagnia giapponese, abbiamo provato a riflettere sugli obiettivi e gli intenti di questa eventuale operazione di rifacimento.

In fondo lo sappiamo, dopo essere approdato originariamente su GameCube, a Resident Evil 4 manca solo il tostapane e poi possiamo dire che sia disponibile su tutte le piattaforme esistenti. È soprattutto un’altra la cosa che sappiamo, ovvero che sia un’opera che nel 2005 aveva rivoluzionato non solo il brand di Resident Evil, ma anche l’intera industria videoludica, diventando un vero e proprio punto di riferimento per quelli che poi saranno tutti gli action moderni (e non solo). Senza contare che il capolavoro di Shinji Mikami è un prodotto epocale, graziato da un ritmo perfetto, da un gameplay ancora solidissimo e da una struttura encomiabile. Un vero e proprio inno al videogioco. Piaccia o meno, sono innegabili le sue incredibili qualità.

Resident Evil 4

Proprio per questo comincia a sorgere in maniera lecita qualche dubbio: una produzione così incredibilmente efficace e che funziona proprio perché ogni suo aspetto è curato e gestito con maestria, risultando ancora oggi una gioia ludica e audiovisiva, ha bisogno necessariamente di un rifacimento? Con questo articolo vogliamo provare a rispondere a tutti i dubbi del caso.

L’incredibile importanza di Resident Evil 4

Resident Evil 4 è stato un titolo seminale nella sua epoca e riuscire a replicare ciò che fu ai tempi non è per niente facile. Ma soprattutto risulta ancor più difficile non combinare casini. La quarta trasposizione della serie Capcom si regge su basi solidissime, poiché la sua immensa varietà è comunque ben amalgamata. Non vi è eccesso di nulla e tutto ruota alla perfezione. Apportare dunque delle modifiche e cambiare determinati aspetti potrebbe essere come rimuovere un ingranaggio da un determinato meccanismo, rendendolo di fatto inutilizzabile.

Se mi avessero detto di un ipotetico remake di Resident Evil 4 dopo il superbo lavoro del secondo episodio, avrei fatto i salti di gioia, riservando verso Capcom la mia più totale fiducia. Tuttavia c’è stata una nota stonata nel mezzo ed è il remake di Resident Evil 3, dove qualcosa è andato storto. Tengo a precisare ancora una volta che si tratta di un gioco godibile e munito comunque dei suoi valori produttivi, ma ha anche diversi problemi e soprattutto è ben al di sotto del lavoro svolto con il remake del 2.

Resident Evil 4

Questo perché il team di sviluppo ha esagerato un bel po’ nel processo di riscrittura e reinterpretazione, snaturando lo spirito dell’opera originale del 1999. Non che un rifacimento debba essere fedele nella maniera più assoluta al prodotto di riferimento, ma nemmeno stravolgerlo troppo. Ottimi esempi li ritroviamo appunto con il remake del 2, ma in particolar modo con Resident Evil Rebirth uscito su GameCube nel 2002; un rifacimento, questo, capace di aggiungere tantissimo e migliorare il titolo originale senza perderne in essenza.

Il Rebirth è un lavoro superiore persino rispetto a quello fatto con il 2, seppur quest’ultimo avesse intenti ancora diversi (e li ha centrati tutti). Con il 3 non è andata proprio così e Capcom non è riuscita a garantire lo stesso valore delle due produzioni appena menzionate, sbagliando addirittura con quello che è comunque uno dei capitoli più deboli della serie, dove teoricamente sarebbe dovuto essere più semplice apportare dei miglioramenti totali.

Essendo Resident Evil 4 un gioco mastodontico, dove ogni tassello è curato con minuzia per dar forma ad un fantastico mosaico, la preoccupazione che si possa rovinare qualcosa c’è tutta. Per coloro che hanno amato il titolo a suo tempo e lo adorano tutt’oggi in fondo non è un reale problema; per chi invece avrà modo di conoscerlo e (ri)scoprirlo con l’eventuale remake, ritrovandosi tra le mani un’opera che non rispecchia appieno lo spirito e le qualità dell’originale, un po’ meno. Ma è possibile ammodernare un prodotto come Resident Evil 4, con tanto di cambiamenti e novità, senza stravolgerne essenza e qualità?

Il remake perfetto

La definizione di ‘remake perfetto’ forse è già di per sé pura utopia. In fondo ci sarà sempre chi si lamenterà di qualche aspetto o di una semplice scelta. Ciononostante è anche vero che ci siano remake e remake, e che alcuni di essi riescano davvero a raggiungere quasi la perfezione. Non per altro i gusti saranno sempre soggettivi, ma è pur sempre necessario svolgere un lavoro mirato e certosino, specie se si (ri)toccano grandi classici; soprattutto per rispetto dell’opera di riferimento. Resident Evil Rebirth è poi proprio ciò che più si avvicina al concetto di perfezione. Un esempio grandioso di come vada realizzata un’operazione di questo tipo (almeno per chi vi scrive).

Rebirth prendeva il primissimo capitolo di Resident Evil uscito nel 1996 e lo arricchiva in ogni sua piccolezza, sia dal punto di vista ludico che narrativo, migliorando e perfezionando qualsiasi elemento della produzione. Aggiungeva inoltre materiale che non snaturava minimamente il prodotto originale; al contrario lo espandeva nel migliore dei modi, garantendo difatti una qualità complessiva maggiore in ogni suo semplice aspetto. Sono davvero rari lavori come questo; non possiamo affermare che Capcom sia ormai incapace di offrire qualcosa del genere ‒ specie senza Mikami ‒, resta però molto difficile possa davvero riuscirci.

Resident Evil Rebirth

Il remake di Resident Evil 4 non sarà capitanato appunto da Mikami come fu per il Rebirth (l’autore originario che lavora anche al rifacimento e, guarda un po’, riesce addirittura a superarsi), di conseguenza la visione sarà senza dubbio differente, poiché cucita intorno a quelle che saranno le esigenze produttive degli attuali sviluppatori. Capcom vorrà sicuramente ammodernare tutta l’esperienza, proprio come ha fatto con gli ultimi due remake. Quello che preoccupa, però, è come andranno ad apportare modifiche allo splendido ecosistema di Resident Evil 4. Se l’obiettivo primario consiste nel rendere l’esperienza più cinematografica possibile e in linea con degli standard realistici, molte delle trovate di gameplay e sequenze di gioco del titolo rischiano di essere totalmente rivisitate o, nella peggiore delle ipotesi, tagliate.

È da sbavo pensare alle ambientazioni di Resident Evil 4 in RE Engine con un livello di cura e dettaglio ancora maggiore rispetto a quanto visto sino ad ora. È anche da sbavo pensare alla fusione delle meccaniche shooting viste nel 3 coadiuvata però alla gestione della fisica e l’interazione con l’ambiente del quarto episodio. Capcom riuscirà di sicuro a rendere ancora più attuale un gameplay notevole tutt’oggi. Il timore riguarda invece l’aspetto prettamente ludico, dal level design alle sezioni di gioco non proprio adatte in un contesto più realistico. Dopo la prima parte nel villaggio, Resident Evil 4 esplode ludicamente, offrendo momenti di pura esaltazione del game design. Lo fa con la consapevolezza di un videogioco che sa di essere tale, aprendosi ad una marea di situazioni e scenari in cui ciò che conta è il gameplay puro, a tratti old school, non tanto il contesto ricreato.

Molti elementi dell’originale potrebbero infatti cozzare con i nuovi intenti di Capcom. Le ipotesi quindi son due: o la compagnia giapponese a questo giro giungerà a forti compromessi oppure apporterà parecchi cambiamenti ad alcune sequenze del gioco originale, per renderli attuali e in linea con un contesto (diciamo) verosimile. Statue che ti inseguono e quadri a cui sparare (tanto per fare degli esempi) non sembrano sposarsi bene con gli intenti di questi nuovi remake. Gli unici elementi che potrebbero forse lasciare intatti sono il mercante e la valigetta, considerando che anche in Resident Evil 2 e 3 i bauli “magici” sono rimasti.

Resident Evil 4

In questo eventuale rifacimento di Resident Evil 4 è sia difficile modificare o cambiare quello che già esiste, ma soprattutto aggiungere qualcosa. Il rischio è che si vada a rompere l’equilibrio perfetto del capolavoro GameCube e di non garantire il medesimo livello qualitativo. Non è quindi sbagliato rimuovere qualcosa, ma è necessario che quanto aggiunto sia della medesima qualità. Capcom dovrà fare un vero e proprio lavorone nella realizzazione del level design, in tutti i macro-segmenti dell’opera. Per non snaturare e stravolgere quello che Resident Evil 4 rappresenta nell’industria videoludica è fondamentale riuscire a mantenere lo stesso coinvolgimento ludico strepitoso, proprio come nell’originale.

È possibile migliorare lo shooting, svecchiare tutte le meccaniche, rendere la gestione di Ashley ancora più bella e variegata, ma se le modifiche apportate non reggeranno il confronto si rischia di produrre sì un gioco valido, ma non un buon remake, né tantomeno un’opera che potrà contare sulle enormi doti del capitolo di riferimento. Sta tutta lì la vera grande sfida di Capcom. Per realizzare il remake perfetto, qualcosa che faccia sì che Resident Evil 4 sia nuovamente un prodotto segnate nell’industry (non per forza solo come operazione di rifacimento), è fondamentale mantenere un fortissimo equilibrio tra vecchio e nuovo.

Occorre reimmaginare e ammodernare il tutto per far sì che la sua nuova interpretazione non sia necessariamente migliore dell’originale, ma garantire al contempo le medesime incredibili qualità, permettendo al titolo di trasmettere ciò che fu capace di offrire nel 2005. Solo così Capcom farà davvero centro. La domanda è: ne sarà davvero capace? Non ci resta che sperarlo, ma lo scopriremo solo vivendo.

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