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Returnal | Recensione, un’esperienza next-gen da urlo!

Passare da “piccole” produzioni a fare il grande passo con giochi tripla A non è mai semplice. Lo sa Housemarque, che con Returnal si affaccia per la prima volta in un mondo completamente diverso, facendolo suo in una maniera così semplice da sembrare praticamente di casa.

Il team finlandese ha una lunga tradizione di opere bullet hell ad alto tasso adrenalinico, basti pensare ad Alienation o Nex Machina. Non è un caso, quindi, che Sony abbia puntato su di loro per provare a fare qualcosa di nuovo, facendoli allontanare dalla loro “comfort zone” isometrica, per far abbracciare la terza persona al coraggioso genere roguelike.

La nuova esclusiva PlayStation 5 dimostra, infatti, come l’azienda giapponese creda fortemente nelle sperimentazioni e nella volontà di investire in opere diversificate, uniche e soprattutto di qualità; tutte caratteristiche che Returnal non solo possiede, ma esalta in un connubio di gameplay e narrazione che lascia senza fiato.

Andata e Ritorno

“Andata e Ritorno… Un racconto Hobbit di Bilbo Baggins”, così veniva citato dal Libro Rosso dei Confini Occidentali, lo pseudobiblium dei racconti di J.R.R. Tolkien nel Signore Degli Anelli. In Returnal non abbiamo un’andata, ma un costante ritorno nel mistero, nella paura e nell’oscurità.

Selene è un’astronauta preparata, amante della scoperta e dello spazio, capace di ogni cosa pur di raggiungere il suo scopo. Il suo viaggio inizia proprio da un richiamo, dalla volontà di scoprire chi stia mandando un messaggio dallo spazio profondo e da un pianeta sconosciuto chiamato Atropos.

L’arrivo sul misterioso mondo non è però semplice, una tempesta, infatti, la costringe a un atterraggio di fortuna in una foresta dimenticata, che ben presto comincia a mostrare risvolti inaspettati sul passato del pianeta e su suoi, oramai ex, abitanti.

Ma Atropos non è soltanto un mondo vuoto, è infatti cosparso di pericolose e non identificate creature ostili, oltre che di trappole di ogni genere, che portano Selene a morire in tempi rapidi, risorgendo e ricominciando il suo viaggio ancora, ancora e ancora, in un loop che sembra non finire mai.

Ciò che Housemarque ha fatto è stato quello di contestualizzare le meccaniche roguelike all’interno della narrazione. Il loop infinito fa parte proprio della logica legata alla storia, così come la componente procedurale del mondo. Spetta al giocatore esplorare, trovare documenti e storie passate di Atropos per giungere a una conclusione, anche dopo aver completato i sei biomi. Fino ad allora, la vicenda è liberamente interpretabile, con domande che si creano a ogni percorso e risposte che arrivano con il contagocce. Queste ultime possibili solo grazie all’inusuale presenza dell’abitazione della protagonista in mezzo alla foresta, che nasconde ricordi e flashback legati al background narrativo di Selene, e alle incisioni lasciate dagli abitanti di Atropos, che spiegheranno in maniera molto sibillina la storia di questo popolo oramai estinto.

Pur non essendo un’opera cinematografica dove la narrazione si erge come punto forte, Housemarque ha comunque svolto un lavoro elogiabile nel cercare di proporre un racconto a tinte horror estremamente originale e cervellottico, che non manca di numerosi riferimenti all’universo lovecraftiano e alle sue varie sfaccettature. Returnal dimostra che è possibile narrare una storia importante e profonda anche in maniera implicita, senza dover necessariamente puntare sulla recitazione o su tante cutscene.

La pazienza è la virtù dei forti

Se c’è una cosa su cui Housemarque difficilmente sbaglia un colpo è tutta la componente di gameplay pura e cruda e, anche in questo caso, ci troviamo di fronte a una produzione pressoché perfetta da questo punto di vista.

Returnal è uno sparatutto in terza persona con elementi da rogue-ike, resi un po’ più leggeri per rendere tutto il comparto di gioco più fruibile per chi non è avvezzo a questo genere. Per questo motivo i ragazzi di Helsinki lo definiscono, simpaticamente, un roguelite, in quanto maggiormente accessibile. Dopo aver speso 21 ore, ripartite in 84 cicli, per portare a termine il gioco, non possiamo che dare ragione ai ragazzi di Housemarque, in quanto l’appagamento e la maggiore permissività di Returnal, non ci ha mai portato a percepire alcun principio di frustrazione.

Questo non deve però trarre in inganno, il gioco è comunque discretamente impegnativo e può divenire frustrante solo ed esclusivamente se non viene approcciato nella maniera corretta. L’errore più grande che si possa commettere è per esempio quello di correre all’obbiettivo ogni volta che si muore, saltando nemici e le fasi esplorative. È bene sapere che il gioco è stato pensato per guidare il giocatore a completare i biomi in maniera completa e avanzare potenziandosi ogni volta, raccogliendo tutta la resina possibile per migliorare l’integrità (la vita in Returnal) e l’Etere per poter acquistare un respawn o poter “purificare” i forzieri o oggetti maligni. Questi ultimi, se vengono raccolti, possono generare degli effetti negativi, risolvibili solo grazie a dei particolari consumabili o completando la sfida richiesta.

Ogni zona nasconde tantissime aree, primarie e secondarie, in cui è possibile raccogliere Oboliti (la moneta virtuale del gioco) con cui è possibile acquistare i reperti che potenziano vari aspetti di Selene, dal danno alla protezione e i consumabili, che vanno da fiale mediche fino a protezioni temporanee. Interessanti sono i parassiti, delle creature che possono essere “assimilate” e che generano effetti positivi, ma anche negativi.

La costruzione della run, come in ogni roguelike che si rispetti, quindi, dipende da tanti fattori: fortuna, bravura ed equilibrio; saper costruire un equipaggiamento è fondamentale per riuscire a sopravvivere nel lungo periodo e annientare i boss presenti alla fine dei livelli, con la consapevolezza e il costante timore di perdere gran parte dell’equipaggiamento una volta morti.

Chiaramente le armi sono la portata principale, nel gioco è possibile trovarne diverse, con tipologie di fuoco differenti e uniche. Tutte offrono potenziamenti permanenti (e quindi attivi anche post-morte), ottenibili semplicemente sconfiggendo le svariate creature che è possibile trovare sul percorso. Queste ultime non ci hanno pienamente convinto dal punto di vista del design, risultando piuttosto derivative e di “già visto”, ma quantomeno variegate per quanto riguarda il combat system.

Le bocche di fuoco a nostra disposizione danno vita a combattimenti semplicemente spettacolari, resi ulteriormente più frenetici con gli svariati fuochi secondari a disposizione, un sistema di ricarica rapida (molto simile a quanto visto in Gears of War) attraverso la pressione con i tempi giusti del grilletto, e soprattutto la meccanica dell’Adrenalina, che migliora notevolmente le nostre abilità e ci permette di annientare i nemici a seconda di quanti ne abbiamo eliminati senza farci colpire. Oltre a questo non mancano i classici movimenti per scattare (così da deviare raggi laser e proiettili) e i salti, utili anche per affrontare le fasi platform dei vari biomi.

C’è comunque da sottolineare che la struttura procedurale non ci ha convinto al 100%, con svariate volte in cui le aree continuavano a ripetersi in maniera alquanto simile se non addirittura identica. Se questo in un titolo isometrico o 2D passa inosservato, non è la stessa cosa in un’esperienza in terza persona dove tutto è più nitido e quindi ci si rende conto maggiormente delle ripetizioni, soprattutto dopo svariate morti.

Il viaggio non finisce qui

Nonostante l’endgame sia piuttosto limitato alla parte narrativa, non mancano i motivi per tornare nei panni di Selene e continuare a giocare, anche per ottenere ricompense utili nel gioco principale.

Housemarque ha pensato a delle sfide con tanto di leaderboard in cui viene chiesto di completare un bioma o più biomi nel minor tempo possibile. Questa aggiunta non può che fare sicuramente piacere agli appassionati in cerca di una continua scusa per tornare a giocare.

Non bisogna inoltre dimenticare che Returnal offre una componente online asincrona, in cui i diversi cadaveri di Selene sparsi per tutto Atropos possono prendere vita e attaccarci, dando origini a combattimenti impegnativi contro “l’avatar” di altri giocatori.

Una produzione next-gen?

Returnal è una delle poche esclusive next-gen che è possibile giocare al momento, per questo motivo abbiamo deciso di analizzare in maniera più accurata per capire se effettivamente stiamo asserendo di un titolo che possa girare solo su PS5. La risposta è si, poiché il titolo di Housemarque è stato pensato per essere tecnicamente solido sul versante delle prestazioni e sarebbe stato impensabile poter portare una produzione di questo tipo su old gen, con tutti quegli effetti particellari presenti a schermo, mantenendo i 60 FPS e annullando ogni tempistica di caricamento.

Ogni morte ha un “respawn” istantaneo, così come ogni passaggio di zona non richiede nessun tipo di attesa. Sono proprio esempi come questi che testimoniano la bontà dell’SSD di PS5, che una volta avviato il gioco ci porta subito su Atropos, pronti a cominciare un nuovo ciclo.

Visivamente regala scorci di grande pregio

Non mancano chiaramente delle piccole criticità. A livello visivo è godibile, ma lontano dalla bellezza che abbiamo apprezzato in Demon’s Souls, anche grazie all’impressionante utilizzo della Global Illumination. In Returnal si è optato per l’utilizzo di un ray tracing leggero per gestire proprio l’illuminazione, ma dimostrandosi non particolarmente sorprendente. Tuttavia, non mancano momenti da lasciare a bocca aperta, come alcuni impressionanti scontri con i boss dove i particellari (vera e propria tradizione di Housemarque) fanno da padrone sul nostro schermo, così come alcune panoramiche dei biomi, quasi tutti piuttosto diversificati e con ambentazioni che vanno dai deserti alle ostili steppe innevate.

AVVERTIMENTO PER LE PERSONE FOTOSENSIBILI

Returnal “gioca” tantissimo con i particellari, presentando combattimenti con tantissimi effetti di luce a intermittenza che potrebbero infastidire i giocatori più sensibili o soggetti a epilessia. Prima di acquistare il gioco, vi consigliamo di valutare questo fattore per capire se effettivamente può rivelarsi un problema per voi.

Va fatto un elogio importante anche per quanto concerne il sound design, già eccellente con gli altoparlanti della TV, viene esaltato nel momento in cui si utilizzando delle cuffie per sfruttare pienamente il 3D audio. Più volte ci è capitato di scrivere che giocare su PlayStation 5 è una vera e propria esperienza, e proprio l’unione tra 3D audio e DualSense, rende Returnal l’esperienza migliore che possiate giocare ad oggi proprio sulla console di casa Sony.

L’avvertire il ticchettio della pioggia nelle nostre mani grazie al feedback aptico mentre il vento ci soffia da una parte all’altra dell’orecchio e i trigger adattivi ci segnalano, a seconda dell’arma, quando ricaricare, non può che portare il modo di giocare su un livello completamente diverso, un livello che su old gen sarebbe stato certamente sprecato.

9

Returnal – PS5


Returnal è un'opera di qualità assoluta, un prodotto tripla A che si disinteressa completamente dalle storie lineari e dai racconti ben recitati, per abbracciare il gioco nel senso più letterale del termine. Housemarque è infatti sbarcata tra i grandi creando un "arcade bullet hell" vecchio stampo, dove i riflessi, l'intelligenza e soprattutto la pazienza, sono le uniche virtù necessarie per riuscire a sopravvivere e far luce sul mistero che circonda i collegamenti fra Selene e Atropos. Un'esperienza che riesce ad appagare, sorprendere e smentire - se mai ce ne fosse bisogno - le chiacchiere da bar che vedono Sony indisposta nell'investire in produzioni originali, diversificate e, soprattutto, coraggiose. Housemarque con Returnal ci ha presentato proprio questo: una produzione coraggiosa sotto molteplici aspetti. Il viaggio di Selene è iniziato... spetta a voi spezzare il ciclo.

Pro

  • Narrazione dark ben riuscita
  • Adrenalinico, impegnativo e appagante
  • Tecnicamente solido e caricamenti azzerati
  • Il 3D audio e il DualSense portano l'esperienza su un altro livello

Contro

  • La componente procedurale non ci ha convinto del tutto
  • L'endgame avrebbe potuto offrire qualcosa in più
9