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Sakura Wars | Anteprima: Welcome Back, My Love

L’annuncio del ritorno di Sakura Wars è senza dubbio passato abbastanza in sordina qui in occidente. Molti di voi, magari perfino amanti dei videogiochi dal chiaro stampo orientale, hanno cliccato questo articolo attirati dal titolo e dalla sua “copertina” senza neanche sapere cosa veramente sia Sakura Wars. Non c’è niente di preoccupante in questo, considerando che dalle nostre parti la localizzazione del franchise è stata davvero misera, tanto da farci portare solamente un capitolo e a stento. L’unico modo di appassionarsi a tale nome è stato quello di viverlo attraverso i numerosi adattamenti animati a esso collegati, tra cui due film dall’ottima fattura e diverse serie che più o meno raccontano la storia principale. Ma a meno di sapere il giapponese e mettere mano a una copia, il filone dei videogiochi che hanno dato il via al fenomeno di Sakura Wars è un piacere tuttora precluso.

Fuori dalla nostra prospettiva europea, Sakura Wars è stato in realtà uno dei marchi più significativi e innovativi di SEGA, tanto influente da essere il vero precursore di tutti quei giochi che utilizzano componenti sociali (scelte di dialogo, opzioni romance), passaggio dei salvataggi tra i capitoli e un’anima RPG. Mass Effect? Lo dovete a Sakura Wars. I vari Persona? Sakura Wars. Langrisser? Di nuovo, Sakura Wars. Si tratta di giochi per Sega Saturn, Dreamcast, Gameboy Color e PlayStation 2 che hanno letteralmente sfondato in patria, scaturendo addirittura una compagnia teatrale interamente legata all’ambientazione (e al cast) del gioco, una delle serie animate più apprezzate degli anni ’90, una pletora di spin-off di ogni tipo e un famosissimo negozio dedicato solo a Sakura Wars.

Oggi, dopo tantissimi anni, Sakura Wars è rinato sotto un inedito- e ambizioso – progetto che non conosce più confini geografici, mostrando all’ormai più avvezzo pubblico nostrano perché il Giappone è stato incantato dalla storia di un’unità segreta al femminile, nascosta sul palcoscenico più famoso dell’era Taisho. Al momento stiamo già lavorando sulla copia finale del gioco, ma prima di arrivare alla recensione vogliamo parlarvi dei suoi primi momenti, in modo da aiutarvi a capire come si presenta questo titolo e se, soprattutto, sia o meno adatto a chi non lo ha mai incontrato.

So Long, My Love

A fronte della premessa e della possibilità che non abbiate mai sentito nominare questa serie prima d’ora, è bene specificare alcuni aspetti del nuovo Sakura Wars. Per chiunque non abbia tenuto il punto della storia tracciata da Red Entertainment – non più presente nel progetto in arrivo – possiamo dire che questo progetto si tratta di un sequel ufficiale di Sakura Taisen V, ambientato 12 anni dopo la fine della campagna vissuta con la Divisione di New York.

A seguito di un grosso evento avvenuto a Tokyo, le principali divisioni che conoscevamo (Parigi, Tokyo e New York) non sono più presenti e un’associazione mondiale finanziaria ha preso il controllo diretto della lotta contro i demoni, lasciando che le singole organizzazioni fossero più o meno assoggettate alla sua burocrazia. Questo ha fatto sì che la collaborazione tra le singole entità fosse più regolata, con la conseguenza evidente nel prestigio delle vecchie divisioni ormai scomparso, soprattutto perché in 10 anni non ci sono state minacce di tale rilievo da richiedere interventi congiunti.

Proprio perché il passato è confinato agli anni che furono, il nuovo Sakura Wars è un perfetto punto di partenza per chiunque non lo abbia conosciuto, essendo incentrato sulla storia di Seijuro Kamiyama: un capitano navale appena congedato e assegnato alla prestigiosa Flower Division di Tokyo, rinata negli ultimi anni sotto la guida di Sumire, uno dei personaggi originali di Sakura Wars che vide il suo ritiro prima degli altri membri a seguito della reale uscita dalle scene della doppiatrice (nonché performer teatrale). Una situazione che fa da ponte ideale tra i fan storici e i nuovi arrivati, rendendo il nuovo Sakura Wars un soft reboot di tutto rispetto.

Uno dei primi elementi di distacco con il passato è lo stile del character design, che chiaramente viene fuori dall’impostazione degli anime giapponesi del 1990 e fa ottimo uso dei tratti moderni chiamando diversi artisti per diversificare il cast. Per quanto si sia visto negli ultimi anni di animazione televisiva, il numero e il prestigio degli artisti coinvolti rende il nuovo Sakura Wars una delle produzioni più ambiziose del decennio nel panorama da JRPG, iniziando dal fatto che il principale character design è curato nientepopodimeno che da Tite Kubo, il papà di Bleach. A lui è affidata l’anima della Flower Division e ogni suo membro, insieme ad altri personaggi riconducibili al lato giapponese del titolo, realizzati in 3D da Masashi Kudou: uno degli animatori dell’anime di Bleach.

Ma SEGA è andata ben oltre e ha affidato altri personaggi a ulteriori artisti come abec (Sword Art Online), Ken Sugimori (Pokémon), Shigenori Soejima (Persona) e altri nomi che approfondiremo in fase di recensione. Rimanendo nella soglia del primo capitolo in cui si svolgono le ore iniziali, la farà da padrone il tratto caratteristico di Kubo, il quale riesce a delineare con decisione un cast variegato, fondendo la “modernità” dell’era Taisho in chiave steampunk con la tradizione giapponese in un ideale equilibrio tra ninja, samurai, stile militare e meccanica urbana.

Grazie alla matita dell’autore di Bleach vediamo nascere una novella Flower Division composta da cinque ragazze molto diverse tra loro: Sakura, la giovane samurai amica d’infanzia che insegue le orme dell’icona di Sakura Wars: Sakura Shinguuji. Hatsuho, una sacerdotessa del kansai tanto diretta quanto combattiva. Azami, una piccola ninja misteriosa che fa da giovane membro del gruppo. Claris o Clarissa, una ragazza dai lineamenti nord-europei che adora la lettura e, infine, Anastasia: una top star mondiale che viene reclutata per evitare che il Teatro Imperiale fallisca.

Innamorati, giovane fanciulla

Già, quando incontreremo queste ragazze ci verrà spiegato che siamo stati chiamati a fare da capitani proprio perché la situazione è finanziariamente disperata, tanto che gli spettacoli vengono visti giusto per osservare le giovani attrici fallire davanti agli occhi di tutti. I giorni in cui la Flower Division era una rinomata compagnia teatrale sono ormai lontani e perfino la facciata da combattenti lascia a desiderare, visto che i fondi hanno colpito la manutenzione dei Mecha. Nell’universo di Sakura Wars, infatti, ogni divisione di ogni città ha due facciate: una per il pubblico generalmente legata a una compagnia teatrale e l’altra segretata, dove gli artisti entrano in dei robot steampunk – chiamati Kobu – per combattere i demoni che attaccano la città. Purtroppo, all’inizio della nostra storia, la Flower Division di Tokyo non farà nessuno dei due come dovrebbe, macchiando il prestigio che l’originale cast di personaggi apparso sulle console SEGA aveva costruito.

L’unico modo per far fronte alla situazione è quello di fare il capitano e cercare di sistemare la compagnia unendo una squadra che fa fatica a tenersi insieme. Per far ciò non sarà tanto la nostra prodezza in combattimento a decidere il nostro status, ma le abilità sociali che riusciremo a tirare fuori con il sistema LIPS: una meccanica di dialogo che va dalla scelta multipla a tempo alla possibilità di scegliere il tono di voce con cui si dice una cosa. Questo è lo stesso sistema che è sempre stato presente in Sakura Wars, lo stesso che ha poi gettato le basi per tutti i dialoghi che abbiamo vissuto su Persona, Mass Effect e via dicendo. Per la prima volta nella sua storia, Sakura Wars abbandona però la schermata statica da visual novel per fare tutto con l’ottimo motore di gioco, rendendo i nostri dialoghi con le ragazze ancora più personali e vividi.

Il LIPS si mostra ricco di scelte da intraprendere, seppur la magnitudine delle conseguenze sia un giudizio che affidiamo alla recensione. Per i primi minuti però ci è sembrato abbastanza indirizzato verso il capitano “buono” nelle fasi cruciali, non senza diversi snodi dalle risposte non sempre così ovvie. In un modo o nell’altro, il LIPS rimane la caratteristica maggiore di Sakura Wars fin dal tutorial, permettendo al giocatore di vivere per davvero delle relazioni significative con le varie eroine in un collegamento concretamente personale.

Come molti già potrebbero sospettare, oltre allo svolgersi della storia lo scopo del LIPS è quello di farci innamorare di una delle eroine attraverso un sistema di “fiducia” che aumenta o cala a seconda di come interagiremo con loro. Saremo in grado di capire i loro sentimenti e rispondere correttamente? Allora ci avvicineremo a ogni membro sempre più, sbloccando scene più intime da vivere in prima persona. In caso contrario, facendo i pervertiti o i crudeli, ci schiferanno e non rispetteranno la nostra autorità da capitano. Scelte e conseguenze, su cui sarà necessario riflettere per avanzare nella storia nel miglior modo possibile, la quale nasconde senza dubbio numerosi punti chiave da saper affrontare.

Ginza, tra demoni e quartieri

Nelle prime ore di gioco abbiamo assistito a pochi combattimenti e principalmente dall’anima tutorial. Tuttavia già da tali spaccati è bene sottolineare che Sakura Wars ha abbandonato la sua anima tattica a turni per annoverarsi nel genere d’azione, avvicinandosi quindi allo spin-off ambientato in America. A bordo dei nostri Kobu verremo infatti messi in situazioni dove dovremo combattere orde di nemici con due attacchi standard (leggero, pesante), combinazioni e mosse speciali.

Non ci sono livelli, statistiche o altro: azione nuda e cruda di sfoltimento di legioni di mostri tra effetti particellari e mosse dal sapore squisitamente anime. Esteticamente la fedeltà ai dogmi della serie rimane tutta, ma è evidente che questa deriva action potrebbe rappresentare un punto a sfavore per tutti gli amanti della strategia più pura della vecchia scuola. Ma, nonostante un plausibile cambiamento di vedute, sembra che la parte RPG di Sakura Wars sia stata posta in secondo piano rispetto all’esperienza di trama, quasi come ad asservirla.

La sensazione che quindi abbiamo è che la maggior parte del tempo sia dedicata ad esplorare la città invece del combattimento. Non che questo sia un male, anzi: la Ginza di Sakura Wars è una delle migliori ambientazioni del panorama videoludico, divisa in sezioni per evitare inutili compromessi da open world e arricchita di numerosi dettagli, vita e personalità. È evidente come ci sia stato un lavoro enorme da parte di SEGA per rendere Sakura Wars una bellezza per gli occhi, riuscendoci completamente in ogni aspetto a noi visibile per le prime ore.

Se c’è un punto su cui non troveremo delusioni nel nostro verdetto è proprio quello estetico, tanto da poter dire di essere davanti alla rappresentazione ideale (rispetto alla serie) del periodo Taisho in chiave fantastica. La scelta di creare piccoli ambienti invece che una metropoli esplorabile può sembrare anacronistica alle soglie della nuova generazione di console, ma in tutta verità l’idea ha ripagato, evitando i numerosi problemi che un’apertura totale avrebbe comportato da un punto di vista tecnico. Ne guadagna il framerate: perfettamente stabile, fluido e senza il minimo calo a prescindere dalla quantità di oggetti/persone/demoni su schermo.

Il tutto è poi accompagnato dalla colonna sonora di Kohei Tanaka, che ritorna ancora una volta a lavorare su Sakura Wars insieme a tutti gli onori che derivano dalla potente musicalità del franchise, ricordando quanto sia legata a stretto giro alla sua compagnia teatrale. A fronte della voglia di onorare la tradizione, il tema principale del nuovo Sakura Wars non è altro che una versione inedita dell’originale “Geki! Teikoku Kagekidan”, bello come ce lo si ricordava.

In conclusione

Per quanto non manchi poi molto all’uscita di Sakura Wars e alla nostra correlata recensione, le prime impressioni del nuovo inizio per il franchise di SEGA sono più che ottime, quasi stellari. Se tornassimo indietro nel tempo sarebbe stato difficile immaginarsi un ritorno del genere per l’opera di Red Entertainment, ma ora che è realtà la felicità di vedere un nome tanto importante venir trattato con il massimo della qualità è davvero incontenibile. Ci sono tutti gli ingredienti per rendere il nuovo Sakura Wars un titolo memorabile, capace di riportare in auge il marchio tanto da farlo continuare con la giovane Flower Division appena creata. Lasciando alla recensione qualche incertezza e meccaniche da analizzare meglio ad avventura terminata, l’impatto iniziale è stato capace di lasciarci a bocca aperta fin dalle prime note della colonna sonora di un tempo, forte di un team di autori che viene subito dispiegato in campo. Attraverso ogni singolo elemento, il cuore di Sakura Wars ci sta facendo sentire i suoi battiti, finalmente ripresi all’impazzata dopo tanti anni di silenzio.

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