Approfondimento

Sogno un Assassin’s Creed che (forse) non esisterà mai

Alzi la mano chi ha giocato tutti gli Assassin’s Creed”. Eccomi, presente: la saga Ubisoft rappresenta un pilastro nella mia formazione culturale come giocatore. Il primo è stato un gioco rivoluzionario, la trilogia di Ezio un cult imprescindibile e gli altri, fra alti e bassi, hanno comunque segnato un’epoca dell’industria. Devo essere sincero, nonostante abbia i pacchettizzati tutti in ordine d’uscita in una mensola del salotto, gli ultimi capitoli -prima della pausa- furono deludenti. Tutto iniziò da Unity, castrato da problemi tecnici ingiustificabili che in qualche modo misero in evidenza una pigrizia creativa che negli anni trovò conferme, portando alla temporanea sospensione dell’uscita annuale del franchise.

Origins, uscito nel 2017, ribalta le carte in tavola: il prequel con protagonista Bayek mi è piaciuto da impazzire, complice il setting storico e il gameplay rinnovato – elementi RPG, open world di qualità, mitologia – tanto da passarci quasi 200 ore e completarlo al 100%. Ebbi l’occasione di recensirlo tutto d’un fiato, grazie ad una trasferta di una settimana organizzata da Ubisoft dove, fra un sandwich e l’altro, giocavo dodici ore al giorno pensando solo ed esclusivamente al gioco. Un ricordo bellissimo, un’esperienza direi fantastica. Rimasi talmente accecato da Origins da attendere con frenesia Odyssey che poi, purtroppo, si rivelò una mezza delusione – almeno per il sottoscritto. Voglio dire, il gioco è di buona fattura e ha qualche features davvero degna di nota, ma nel complesso non mi restituì neanche il 5% delle sensazioni di Origins.

Quest’anno dovrebbe uscire il capitolo conclusivo della “trilogia classica”: aspetto la release con la bava alla bocca; ho necessità di togliermi una serie di dubbi che mi attagliano da un po’ (tutti relativi allo sviluppo e all’evoluzione che potrebbe prendere la serie) senza contare che, probabilmente, il setting vichingo è uno di quelli più ispirati sui quali si potesse rivelare – il pantheon degli Dei norreni è semplicemente “wow”. In questi giorni però ho iniziato a partire per la tangente, cercando d’immaginare l’Assassin’s Creed dei miei sogni.

Penso di essere arrivato a plasmare l’idea, addirittura nei dettagli. Vi avverto, è una roba folle e probabilmente irrealizzabile, ma avevo comunque voglia di parlarne.

A spasso nel tempo “Assassini Edition”

Siamo stati abituati ad associare un Assassin’s Creed a un’epoca storica ben precisa, senza possibilità d’errore. Il mio “sogno destinato a rimanere tale” prevede un AC dove, con l’utilizzo di un singolo Animus, il protagonista rivive i ricordi di tre suoi antenati, ognuno dei quali in setting storici completamente differenti. Esempio: Giappone Feudale, Alto Medioevo e Seconda Guerra Mondiale. Una vera epopea fra le pagine della storia, con lo scopo di risolvere uno dei punti ancora in sospeso nella saga: la guerra fra Assassini e Templari, liberando al contempo l’essere umano dalle catene invisibili della Prima Civilizzazione. Sappiamo che in Odyssey, Layla si prende la responsabilità di questo fardello, venendo investita da uno degli di Isu come colei che potrebbe portare finalmente l’equilibrio fra ordine e caos. Per farlo, però, dovrà distruggere tutti i Frutti dell’Eden, manufatti troppo potenti e capaci di corrompere l’animo umano – un po’ come l’Anello di Sauron.

A ogni modo, nella mia testa, questo comporta una ricerca non indifferente: nel corso della saga sono stati localizzati molti, se non tutti, i Frutti, ma con il passare dei secoli questi cambiano spesso ubicazione e rintracciarli non è così facile. Alla fine di Odyssey, infine, Layla rapisce il capo dei Templari; e se fosse proprio questa la chiave di volta? Voglio dire, storicamente sono proprio i Templari ad aver avuto in possesso la maggior parte dei Manufatti e spesso per un periodo prolungato. Quindi perché non utilizzare il codice genetico Templare per trovarli tutti e in seguito distruggerli?

Ok, ci siamo: immaginatevi ora (minimo) tre epoche diverse, scelte con oculatezza, in modo da poter rivelare il luogo dove si trovano la maggior parte dei Frutti – un po’ come fanno i Vendicatori in Endgame con le Gemme dell’Infinito. Inizierebbe dunque un viaggio nel tempo epocale, con ogni setting che gode di un open world di grande fattura e impreziosito da una narrativa piena di colpi di scena e sequenze mozzafiato.

Per quanto riguarda il gameplay, io sono uno di quelli che ha apprezzato l’anima rpg di Origins e Odyssey, quindi continuerei su questa falsa riga, aggiungendo però una cosetta: potenziare le capacità di percezione del protagonista, che saltando di epoca in epoca e di protagonista in protagonista potrebbe subire danni cognitivi. In questo modo, invece, si potrebbe per esempio aumentare la resistenza all’Animus, rendendo i ricordi più stabili, oppure la sinergia con la macchina, migliorando alcune statistiche dell’antenato che in quel momento stiamo utilizzando.

Insomma l’avrete capito, sono partito per la tangente… quanto sarebbe bello però? Davvero, potrebbe essere l’Assassin’s Creed definitivo e, volendo essere romantico, l’ultimo della serie, l’atto finale.

Sognare non costa nulla, ma…

Prendete il paragrafo precedente come un pitch per un eventuale concept, mancano un sacco di dettagli, l’idea è ancora grezza ma a livello strutturale s’intende la direzione che si potrebbe intraprendere. I dettagli, appunto, potrebbero però essere il motivo per cui la mia idea morirebbe sul nascere. Quale hardware può far girare un gioco simile? Quanto sforzo creativo comporterebbe? Avrebbe senso, da un punto di vista commerciale, realizzare un gioco del genere?

La risposta, provando ad essere lucido, potrebbe essere ahimè negativa: in primis perché realizzare tre open world di questa portata richiederebbe 10 anni di sviluppo e poi perché, provando ad escludere l’hardware dall’equazione, il sistema economico dell’operazione avrebbe poco senso. Io infatti sto parlando di “tre giochi in uno”, che non può essere venduto con il classico prezzo di 70€ – non avrebbe senso! Capirete bene perché sto quindi parlando di un progetto irrealizzabile, ma che volevo comunque buttare nero su bianco perché ormai ci avevo perso una nottata a ragionarci.

Resta il fatto che Ubisoft dovrebbe annunciare a breve il terzo e ultimo capitolo di questo nuovo filone classico, che si dovrebbe chiamare Ragnarok (o forse no, vedremo). Il nuovo corso di Assassin’s ha diverse idee interessanti, che hanno permesso al brand di risalire la china. A prescindere dalla mia folle idea vi consiglio quindi di recuperare Origins e Odyssey, qualora abbiate deciso di evitarli, scottati dalle iterazioni antecedenti non particolarmente riuscite.

PS: nei commenti fatemi sapere cosa ne pensate del mio concept e, magari, condividete il progetto del vostro “Assassin’s Creed dei sogni”!

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