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Spider-Man, la tela del ragno ci ha ingabbiato nella sua narrazione

Attenzione, allerta spoiler: se non avete completato il titolo di Insomniac Games, evitate la lettura. È trascorso quasi un mese dalla release di Spider-Man su PlayStation 4: un titolo che ha lasciato all'utenza Sony un'esperienza davvero unica, per quanto si possa definire, senza timore alcuno, un primo assaggio di quanto Insomniac possa arrivare a donarci […]

Attenzione, allerta spoiler: se non avete completato il titolo di Insomniac Games, evitate la lettura.

È trascorso quasi un mese dalla release di Spider-Man su PlayStation 4: un titolo che ha lasciato all'utenza Sony un'esperienza davvero unica, per quanto si possa definire, senza timore alcuno, un primo assaggio di quanto Insomniac possa arrivare a donarci con degli eventuali futuri capitoli dedicati all'Uomo Ragno. Il titolo sviluppato con il supporto di Marvel, d'altronde, non è esente da pecche, ma uno dei punti di maggior impatto, senza contare l'abilità nella ricostruzione di Manhattan e nel vanificare completamente il fast travel a favore di un viaggio sempre godibilissimo tra i grattacieli della Grande Mela, è sicuramente la sceneggiatura. In questa disamina, che arriva quasi con le tempistiche di un post-mortem, abbiamo deciso di analizzare la qualità proposta dalla narrazione del titolo di Insomniac, andando a sottolineare alcuni dei punti focali della sceneggiatura messa in piedi da Spider-Man.

Partiamo da quelli che sono i rapporti già noti al grande pubblico, sia quello che ha divorato in questi anni le saghe editoriali dedicate all'Uomo Ragno sia quello che invece si affaccia al personaggio in maniera timida. L'inevitabile connubio tra Peter Parker e il Dottor Octavius, che si ripropone nei rispettivi alter ego, produce uno dei momenti più toccanti dell'intera avventura: la trasformazione che Otto subisce, con l'unico intento di farla pagare a Norman Osborn passa attraverso una costruzione perfetta del rapporto che c'è tra i due scienziati che sembrano destinati, in egual misura, a cambiare le sorti di New York. Un climax che ascende gradualmente, una parabola che va a inerpicarsi con il giusto ritmo, che trasforma in pochissimi passaggi gli altri antagonisti a meri comprimari: Rhino, Scorpion, Volture sono tutti accessori che intralciano soltanto il percorso di Peter, così come lo stesso Fisk, sfruttato solo per farci capire che il problema di Manhattan è ben più grande di un omaccione che manovra la malavita come un burattinaio.

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Immediatamente dopo troviamo due altre relazioni interpersonali che colpiscono tanto Peter quanto il giocatore: parliamo del rapporto con MJ Watson e con Zia May, che rappresentano i due segmenti più personali della sfera affettiva di Spider-Man, spogliato della propria maschera. Marie Jane veste i panni di un personaggio completamente nuovo: se siete ancorati a quell'idea figlia di Sam Raimi, che l'aveva interpretata come una poco riuscita attrice teatrale costretta a barcamenarsi tra ristoranti poco affidabili ed esperienze poco appaganti con dei piano bar di scarsissimo successo, è tempo di fare tabula rasa. MJ è una ragazza intraprendente, macchina fotografica alla mano e passo felpato, pronta a intrufolarsi nei più protetti avamposti della Sable o di Wilson Fisk, per sventare attacchi e piani dei malviventi come una novella Spider-Girl.

Il suo rapporto con Peter, nello Spider-Man di Insomniac, è atipico: sa benissimo chi si nasconde dietro la maschera, soffre per l'uomo, non per il supereroe, e spinge per poter essere la partner in azione dell'Uomo Ragno: la relazione tra i due è già naufragata, per decisione – a sua detta – vicendevole, sebbene Peter tenga sempre ben chiaro quale sia il suo obiettivo primario: condividere le sue giornate da normale ragazzo di New York con lei. Una delle trame orizzontali, perché anche in questo si esalta la narrazione del prodotto videoludico, è proprio l'intreccio amoroso che intercorre tra i due co-protagonisti della vicenda. In alcuni momenti, molto flebili, Insomniac ci dà la parvenza di un rapporto che potrebbe rovinarsi quanto prima, vuoi per l'eventuale rientro di Henry Osborne a casa, vuoi perché effettivamente MJ ha un carattere molto più forte delle sue controparti: non vuole essere la donzella in pericolo, vuole essere attrice di questo palcoscenico, vuole rivendicare la propria figura che Raimi aveva forse troppo banalizzato, offrendoci una versione di una ragazza che si lasciava sedurre dalla macchina sfrecciante di Flash.

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Di altrettanto peso è zia May, perché la vedova Parker, con un occhio sempre attento a quella che è stata la vicenda che ha coinvolto suo marito Ben, ha deciso di diventare anch'ella protagonista del mondo che circonda Peter: assistente di Martin Li, la versione umana di Mister Negative, si preoccupa di offrire il suo tempo e la sua assistenza a tutti i senzatetto di New York. Il F.E.A.S.T. è il regno di May Parker, personaggio che nel finale della storia riesce a regalare quei brividi inaspettati che la narrazione di Spider-Man ci dà. Due linee di dialogo per raccontare quello che già in qualche modo sapevamo, ma è proprio in questo brevissimo segmento che Insomniac insegna una delle più importanti lezioni della sceneggiatura: a volte non importa cosa racconti, ma come lo racconti.

Un concetto che può essere applicato soprattutto al rapporto con Otto Octavius: il rapporto tra lui e Peter è noto a tutti e non appena lo si vede nel laboratorio nel quale il nostro protagonista fa da volontario si intuisce quale sarà il risvolto che la trama prenderà. Eppure, pur sapendo cosa accadrà, la capacità di sorprenderci, da parte della sceneggiatura, c'è. Ancora una volta: non vale cosa racconti, ma come lo racconti. La dicotomia che ha dentro di sé Peter, il dubbio del dover capire fino a che punto si può credere a un'amicizia, il dover piantare un pugno in volto a quello che si può definire a tutti gli effetti un padre, vanno a dilaniare non solo il cuore del giovane Parker, ma anche quello del videogiocatore, che nello scontro finale dovrà arrendersi all'urlo di pietà di Octopus. Una pietà che di lì a poco si trasforma nella rabbia, col sangue negli occhi.

In chiusura non si può non pensare anche a Miles Morales. La scelta computa da Insomniac è coraggiosa, perché Miles – disegnato da Sara Pichelli e ideato da Brian Bendis – nasceva nell'universo Ultimate esclusivamente per sostituire Peter Parker, rimasto ucciso nella saga dedicata proprio alla sua morte. Stravolgendo queste fondamenta, il team di sviluppo ci pone dinanzi non solo alla presenza di Miles, ma anche a un intreccio narrativo tra lui e Peter: Spider-Man diventa il mentore di colui il quale a breve andrà a sostituirlo, gli insegna come combattere, lo assiste nella sua trasformazione, lo guarda, ammiccando, mentre avviene la metamorfosi in ragno. Non appena si scopre dell'esistenza di Jefferson Davis, il padre naturale di Miles, il senso di ragno del videogiocatore si allarma e capisce che qualcosa di lì a poco accadrà: la parsimonia che Insomniac ha usato nel proporci, col contagocce, le apparizioni di Morales ci fanno intuire dove andrà a parare l'eventuale sequel di Spider-Man, con Peter Parker che per la prima volta nella sua storia si ritroverà affiancato da un altro ragno.

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Non più una sostituzione, ma un affiancamento, che dà spazio a numerose interpretazioni, sia dal punto di vista videoludico che dal punto di vista narrativo. Un dualismo che stuzzica la fantasia, che stimola le sinapsi di noi che siamo spettatori di una sequela di novità inattese che fanno capo non solo a quelle reinterpretazioni dei personaggi canonici, ma anche di una commistione di vari universi, da quello regular a quello Ultimate, nell'attesa di sapere quali saranno i prossimi avversari che scenderanno in campo contro Spider-Man. Proprio su quest'ultimo aspetto, tra l'altro, si potrebbero sprecare le teorie dei fan e di noi che vi scriviamo, perché l'attesa del Goblin – mai citato né mai mostrato – e anche del simbionte, che darà vita a Venom, lasciano spazio a tantissime possibilità e opportunità. Segno che i rami dell'albero che compone la sceneggiatura sono ancora tantissimi e inesplorati.

Marvel's Spider-Man è stato un lavoro unico nel suo genere per quanto riguarda la narrazione ed è andato a sottolineare fortemente la capacità di Insomniac nel rimescolare le carte in gioco: di Spider-Man sapevamo già tutto, conoscevamo benissimo la storia e invece di raccontarci ancora una volta una genesi scontata e ritrita di Peter Parker, i creatori di Ratchet & Clank, di Sunset Overdrive e di Spyro si sono spinti oltre, andando a toccare delle corde ancora non suonate. Allo stato attuale delle cose, Insomniac ha saputo creare una versione di Spider-Man più avvincente di quanto sia stato fatto recentemente al cinema, con delle variazioni sul tema che assicurano ai narrative designer svariati applausi, in attesa di quel secondo capitolo che non potrà assolutamente assentarsi dal mercato videoludico futuro.


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