10 0 9 Spyro: Reignited Trilogy
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PlayStation 4

Spyro Reignited Trilogy Recensione, il ritorno del drago è infuocato


Spyro: Reignited Trilogy
Genere
Platform 3D e avventura
Piattaforma
Playstation 4, Xbox One
Sviluppatore
Toys for Bob
Editore
Activision
Data di Uscita
13/11/2018
Abbiamo recensito la trilogia remake del leggendario draghetto di Activision: Spyro!

C’era un tempo in cui Insomniac e Naughty Dog si davano battaglia a suon di platform e di mascotte, creando da un lato Spyro e dall’altro Crash Bandicoot: queste due entità, che avevano per anni accompagnato la storia di PlayStation, avevano subito diverse declinazioni vedendo Spyro dominare sul bandicoot, diventando, nel tempo, anche protagonista del marchio Skylanders. Una continuità di vita che ha sicuramente raccolto consensi ma anche qualche critica, per un impoverimento che stava subendo il franchise a causa delle ultime derivazioni.

Per rievocare i tempi di una volta, il successo che ebbe Spyro, che per molti videogiocatori fu anche l’introduzione al platform 3D, soprattutto se orfani di Super Mario, Toys for Bob ha deciso di incaricarsi dell’importante compito di realizzare la Reignited Trilogy, il remake che viaggia in linea parallela alla N’Sane Trilogy di Crash Bandicoot. Sotto l’egida di Activision, quindi, rieccoci dinanzi a un grande ritorno: quello di Spyro the Dragon.

Tre in uno!

Prima di tuffarci in questo magico mondo allestito per farci ricordare quanto la fiamma di un drago sia in grado di ardere, a favore di chi approccia Spyro per la prima volta chiariamo cos’è la Reignited Trilogy: al suo interno troveremo i primi tre capitoli di Spyro, ossia Spyro The Dragon, pubblicato nel 1998, Spyro 2: Ripto’s Rage, pubblicato nel 1999, e Spyro: Year of Dragon, pubblico nel 2000. I tre titoli vennero distribuiti per PlayStation e circa cinque anni fa sono stati resi disponibili anche sul PlayStation Network, senza mai subire, però, un vero e proprio restyling grafico. Toys for Bob, autore della versione per Switch della N’Sane Trilogy di Crash Bandicoot, si è preoccupato di riproporre la trilogia con uno stile grafico completamente rivisitato, per raccontare le avventure del draghetto viola al meglio.

Nel primo capitolo, quello che risulta genuinamente più piatto dei tre, il nostro compito sarà quello di riportare in vita i draghi pietrificati da Nasty Norc, un orco che odia gli sputafuoco e sogna di poterli stendere tutti una volta per sempre, senza però aver fatto i conti con Spyro, prontissimo a liberare tutti i suoi simili e amici. Nel secondo capitolo, intenzionato a prendersi una vacanza, Spyro si ritrova catapultato nel regno di Avalar, dove Ripto la fa da padrone, come un despota affiancato da bestie con tanti muscoli e poco cervello: grazie al supporto di alcuni comprimari, il draghetto viola si ritrova a dover recuperare talismani e sfere per aprire i vari portali fino allo scontro finale. Nel terzo e ultimo capitolo, invece, Spyro è chiamato a recuperare le uova di drago che sono state rubate da una strega: supportato da Sheila e il Sgt. Byrd, personaggi giocabili nel corso dell’avventura, vi ritroverete invischiati in un’altra grande avventura a squame e fuoco.

 

Il fuoco che fonde il metallo

Quello che colpisce della Reignited Trilogy di Spyro è il salto qualitativo che si compie dal primo capitolo agli altri due: già vent’anni fa era possibile rendersi conto di quanta differenza intercorresse tra il gameplay utilizzato per la prima avventura del draghetto viola e le altre due, che lo conducevano a battersi in battaglie più ostiche. D’altronde, come era avvenuto già con Crash Bandicoot e con la rivoluzione subita con il primo sequel e il secondo, anche per Spyro la filosofia è la medesima. È chiaro che nell’approcciare il primo capitolo della trilogia ci siamo dovuti confrontare con quelli che erano i ricordi più sbiaditi, a partire dalla longevità del titolo, che si attesta intorno alle cinque ore scarse, massimo sei nel caso in cui vogliate accontentare le atipiche richieste dei trofei oppure ottenere i punti abilità messi a vostra disposizione.

Purtroppo, però, il primo Spyro inciampa su alcune problematiche, tra cui i caricamenti troppo lunghi, quasi sullo stile del menù iniziale della N’Sane Trilogy di Crash, e su un gameplay molto piatto, che però è figlio del tempo in cui avvenne la prima release: il tutto d’altronde gira intorno alla liberazione dei draghi, sui quali è stato comunque realizzato un lavoro grafico di grande fino. La personalizzazione di questi ultimi è stato il fiore all’occhiello della fase di comunicazione pre-lancio, riuscendo a sottolineare la bontà del lavoro che è stato realizzato da Toys for Bob: chiariamo subito, le problematiche in cui siamo inciampati con il primo Spyro non sono da affibbiare al team di sviluppo della Reignited Trilogy, ma a delle criticità che fisiologicamente dopo vent’anni si accusano maggiormente. La scarsa durata, un gameplay incapace di offrire una profondità che possa giustificare anche il backtracking sui mondi precedenti sono piccoli nei in un platform che comunque diverte e tiene impegnati, che fa da prologo al cuore dell’avventura di Spyro.

 

Il cuore di drago

Quel cuore si palesa con il secondo e il terzo capitolo della Reignited Trilogy, due capolavori dal punto di vista tecnico e anche dal punto di vista della giocabilità. Per quanto riguarda il primo aspetto è facile soffermarsi a parlare di tutte le migliorie che sono state effettuate rispetto alle prime versioni del titolo che era stato curato da Insomniac: partiamo dalle più banali, che sono riscontrabili anche nel primo capitolo della trilogia, ossia il movimento di Spyro. Il draghetto ondeggia e si adagia al terreno con una leggerezza e una naturalezza che lasciano trasparire la precisione dell’animazione creata da Toys for Bob, così come tutti gli effetti ambientali riescono a trasmettere l’attenzione ai dettagli che ha avuto il team di sviluppo: ogni volta che ci ritroveremo a sputare fuoco attorno a noi l’erba si brucerà, radendosi e assumendo un colorito per niente vicino al vivido che caratterizza tutti i colori che ci circondano. Spyro, d’altronde, inteso come titolo e non come personaggio in sé, è un quadro dai colori accesi e felici, sgargianti e allegri che vi permetterà di cogliere tutta quella spensieratezza che ha colpito il mondo che ci circonda, sì assoggettato dal male di Rypto, ma allo stesso tempo pronto a vivere la situazione con grande leggerezza.

Un altro punto assolutamente da sottolineare dal punto di vista del design è il modo in cui è stato completamente ridisegnato Hunter, il ghepardo che ci accompagna in Spyro 2 e Spyro 3, e che ci permetterà di apprendere, all’inizio delle nostre nuove avventure, tutte le novità dal punto di vista del gameplay: nel suo primo sequel, Spyro impara ad andare sott’acqua, impara a librarsi, impara a utilizzare tutti quei superpoteri ambientali che nel primo capitolo venivano solo accennati. Hunter, che vent’anni fa era un felino longilineo, con poche velleità estetiche, dal colorito molto pallido, nella Reignited Trilogy è un animale antropomorfo armato di arco e faretra, con una presenza molto più matura, sempre gentile e spensierata, ma ridisegnato per essere un compagno di avventure molto più accattivante. Per il resto sebbene troverete tutto al medesimo posto di vent’anni fa, preparatevi a rivivere le stesse esperienze ma realizzate con la minuzia e la cura dell’attuale generazione: che sia la sfida a hockey o che siano le giravolte sullo skate contro Hunter, Spyro è pronto a meravigliarvi con qualsiasi suo scorcio.

Il sogno di un Riccone

Ovviamente la bontà dei due titoli che fanno di Rypto l’antagonista e poi la vetusta megera arriva anche dalla profondità del gameplay che ci viene offerto: se nel primo capitolo della trilogia sconfiggere gli avversari presenti sulle varie mappe era ad appannaggio esclusivamente dei completisti alla ricerca di tutte le gemme a disposizione di quel dato scenario, nei sequel di Spyro diventa fondamentale abbattere con testate e sputi di fuoco tutti i nemici del draghetto. Sconfiggerli vi permetterà, infatti, di sbloccare un portale che vi donerà il superpotere di quel determinato mondo, così da poterlo sfruttare per compiere delle azioni che altrimenti vi sarebbero precluse: un salto più alto, una incornata più vigorosa, un soffio di fuoco capace di debellare anche il metallo più resistente e così via. Inoltre la presenza del Riccone, l’uomo più esoso e meno economico della storia dei platform, renderà anche più stratificato l’apprendimento delle vostre nuove mosse, a partire dal nuotare – problematica che affliggeva il primo Spyro, allergico all’acqua – fino all’apertura di porte, ponti levatoi, mura e così via.

Inoltre la liberazione dei draghi viene sostituita dalla raccolta dei talismani e delle sfere, più di una per ogni livello, tutte consegnate dopo aver terminato delle specifiche missioni, che potrete decidere di soddisfare in quantità diverse, per soddisfare o meno le vostre vene da completisti. Spyro 2, così come il terzo d’altronde, è un gioco completamente diverso da quanto visto nel primo capitolo: un platform completo, con svariate attività, un hub molto più vasto, più variegato, colorato e con all’interno un cast di co-protagonisti capace di spiccare in diversi modi e modalità. La strada per il terzo capitolo è rapidamente tracciata, per arrivare a quello che nella trilogia era davvero stato il compimento di una crescita graduale ed esponenziale, che era figlia dei platform dell’epoca, come d’altronde accaduto a Crash Bandicoot.

Le squame del drago

Infine un ultimo assaggio delle novità che Toys for Bob ha apportato alla trilogia di Spyro: si parte dalla possibilità di avere sempre attiva, nell’angolo in basso a sinistra, la mappa del livello o dell’hub di gioco nel quale ci troviamo; la mappa non avrà con sé nessun tipo di suggerimento o di avviso sulla presenza di gemme, casse del tesoro, nemici e oggetti da ritrovare, se non per quanto riguarda eventuali missioni accettate o sfere recuperate nel medesimo livello. Si tratta di una semplicissima guida su quelle che sono le zone che potreste non aver ancora visitato e nelle quali dovreste andare. In secondo luogo un’altra grande novità è rappresentata dal fast travel, che vi permette di raggiungere un determinato livello semplicemente dal menù di pausa: accedendo alla voce “guida”, infatti, avrete modo di visionare la percentuale di tutto ciò che avete già completato, che può essere l’elenco dei draghi liberati per il primo Spyro o quello dei talismani guadagnati nel secondo.

Oltre a funzionare come comodissimo recap, quindi, tale voce del menù vi permetterà di tornare tempestivamente in quei livelli dove avete lasciato qualcosa indietro, soprattutto se siete intenzionati a recuperare tutte le gemme del tesoro prima di Norc e poi di Rypto, col rischio di averne dimenticate alcune in giro per i precedenti livelli, così come le uova per quanto riguarda Year of Dragon. Infine, per dare una continuità stilistica al gameplay, gli sviluppatori hanno deciso di confermare la schivata – una rotolata e nulla più – anche nel secondo e nel terzo capitolo della trilogia: tale meccanica era un’esclusiva del primo Spyro, ma vi assicuriamo che nell’arco delle nostre giornate con il draghetto viola non abbiamo mai effettivamente sentito la necessità di affidarci a tale azione, pertanto per quanto l’aggiunta sia gradevole non ci ha stravolto le boss battle o l’avventura in sé.

Spyro: Reignited Trilogy

Spyro: Reignited Trilogy è la collection remake dei primi tre leggendari Spyro. Offre grafica e sonoro completamente ricostruiti per un’esperienza moderna.

9
9

Verdetto

Spyro Reignited Trilogy è un lavoro di grandissimo pregio da parte di Toys for Bob, sottolineato dal fatto che l'intera opera di rimasterizzazione è stata realizzata partendo da zero, senza avere una base sulla quale appoggiarsi. Sebbene per il primo capitolo abbiamo voluto denotare qualche aspetto claudicante, non c'è davvero nulla da recriminare agli altri due capitoli, delle piccole perle riproposte con uno stile grafico e tecnico che si esalta al punto tale da volerne sempre di più. Spyro è un platform che va riscoperto oggi per chi vent'anni fa non ne ebbe l'opportunità, va conosciuto ora dalle nuove generazioni e va somministrato con cura a chi è affetto da quella patologia per niente rara chiamata nostalgia. A Toys for Bob va un plauso per aver saputo gestire un compito per niente facile: donare alle console next gen un platform dal sapore old school capace di declinarsi ottimamente ai tempi nostri.

Pro

- Un lavoro di grandissimo pregio
- Ottime aggiunte di fluidità
- Sonoro di ottima fattura

Contro

- Spyro The Dragon zoppica un po'