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Square Enix: 15 italiani le hanno rubato Deus Ex

Quindici italiani sono stati denunciati presso la corte di Seattle per aver copiato e pubblicato sui circuiti di file sharing il codice di Deus Ex: Human Revolution, in particolare la versione per la stampa, che solitamente comprende alcuni livelli del titolo in modo che i giornalisti possano stilare le anteprime.

In questo, come in molti altri casi, gli sviluppatori hanno messo a disposizione dei recensori la build di prova su un portale protetto, a cui accedere tramite credenziali ben precise, differenti per ogni testata.

Tuttavia, stando a quanto riportato da patentarcade.com, il codice è stato trafugato da persone che sono entrate in possesso dei dati riservati ai colleghi della nota rivista Giochi per il Mio Computer (GMC), edita da Sprea, ovviamente senza il permesso né del recensore, né del magazine. 

Dai documenti si apprende che l’indirizzo IP da cui sarebbe stato scaricato il titolo non ha alcun legame con il magazine. Non è chiaro come queste persone siano quindi entrate in possesso dei dati per il download riservati alla rivista.

In virtù dei fatti, Square Enix non ha potuto far altre che rivolgersi alle autorità per violazione del copyright (diritto d’autore). Secondo l’editore quanto accaduto lede anche il Computer Fraud and Abuse Act, la legge statunitense che vieta l’accesso a computer senza autorizzazione, citando una disposizione sui computer protetti usati nel commercio interstatale o estero.

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A detta di Square Enix il portale Internet su cui era caricata l’anteprima soddisfava la descrizione di “computer protetto” citata nella legge. Nelle carte della denuncia l’editore parla di danni superiori a 5000 dollari, e ha rischiesto un’ingiunzione permanente contro gli imputati riguardo la copia e la pubblicazione del gioco, oltre al pagamento dei danni attuali e di quelli relativi alle spese legali.

AGGIORNAMENTO:

Sono emersi altri dettagli. A quanto pare il portale su cui era caricato il gioco era Steam e Valve ha collaborato, facendo sì che si riuscisse a chiarire che il computer da cui è partito il “leak” non era di GMC o del giornalista. Valve ha inoltre dichiarato di avere più informazioni, ma non può darle a Square Enix a meno che non venga citata in giudizio. E questa è una delle cose a cui mira l’editore nipponico con la denuncia presso la corte di Seattle.