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Stronghold Warlords | Recensione, serve più legname… e novità

Sono passati ben 20 anni dal primo capitolo di Stronghold, un videogioco di strategia in tempo reale con diversi elementi gestionali, che simulava un’autentica “vita” feudale. Nel corso del tempo abbiamo avuto svariati seguiti, alcuni riuscendo persino a sovrastare la popolarità dell’originale, come Stronghold Cruader, ma anche altri che hanno invece portato la saga al declino, come Stronghold 3.

Nei primi anni 2000, Firefly Studios ha vissuto un autentico periodo d’oro, non solo grazie alla sua IP di punta, ma anche per merito di una particolare bravura nel riuscire a produrre titoli gestionali di una certa qualità, basti pensare al divertente Space Colony. Tuttavia, le tecnologie moderne e il cambio di passo del genere RTS, hanno portato lo studio inglese a faticare nel ritrovare la retta via, soprattutto dopo un terzo capitolo di Strongold da dimenticare e un Crusader 2 decisamente mediocre.

Abbiamo recensito il gioco con il seguente PC:

Il team aveva quindi bisogno di ritornare in careggiata, e per farlo ha pensato a un nuovo spin-off della sua serie di punta, Stronghold Warlords. Per la prima volta nel franchise, ci sposteremo nell’età feudale orientale, ritrovando il gameplay classico della serie, ma con uno stile completamente differente. Questo non lo rende comunque particolarmente innovativo rispetto ai predecessori, ma riesce comunque a mantenere una solidità di base non indifferente, cosa che i fan potrebbero apprezzare.

Stronghold Warlords: Come funziona?

Se avete già giocato Stronghold potete saltare questo paragrafo, altrimenti è corretto fare un mini ripasso sulle meccaniche principali del brand per chi non ha mai avuto modo di approcciare questa saga.

La serie fa parte del genere RTS (Strategia in tempo reale), ma dalla sua ha anche una fortissima componente gestionale per l’organizzazione delle truppe e del proprio castello. È infatti necessario nutrire i popolani, costruire edifici che possono migliorare la produzione e quant’altro.

Il secondo step è invece orientato alla difesa, con la possibilità di realizzare autentiche fortezze, con mura di cinta, torri e baliste difensive. Ovviamente per farlo, è importante acquisire risorse come la pietra o il legname.

Infine c’è tutta la componente tattica e strategica, dove è possibile combattere con il proprio esercito e assediare i castelli avversari, oltre che affrontare autentiche battaglie campali. L’obbiettivo è proprio quello di divenire l’unico signore della terra (mappa) presente in gioco.

Stronghold Warlords: benvenuti in Oriente

Come anticipato poc’anzi, Firefly Studios ha optato per un setting completamente differente, spostandosi dai classici assedi medioevali occidentali, per vivere l’atmosfera orientale. Idea sicuramente azzeccata, perché non potendo proporre novità sostanziali lato gameplay, si ha quantomeno qualcosa di nuovo per quanto concerne l’ambientazione.

Ciò però non deve trarvi in inganno, infatti il gioco è rimasto invariato rispetto ai predecessori e ciò potrebbe essere una buona notizia per i più fedeli al brand, ma anche una brutta conferma per chi si aspettava qualcosa di diverso e più coraggioso.

La software house ha comunque provato a introdurre qualcosa di inedito, come la qualità delle case e dei templi che migliorano le condizioni lavorative, oltre a un semplice sistema diplomatico e i Signori Della Guerra, ma dall’altro si è deciso di portare in 1:1 ciò che era già presente negli altri capitoli, senza inventarsi qualcosa di nuovo. Un vero peccato, perché il gioco si dimostra ancora divertente, ma non neghiamo che più volte ci è parso di star giocando allo stesso gioco di 20 anni fa.

Come detto, rimane comunque godibile, soprattutto per tutta la parte gestionale e nella costruzione del proprio castello, lasciando però indietro tutta la parte relegata alle battaglie: confusionarie e problematiche dal punto di vista tattico. Le truppe, infatti, perdono l’orientamento, si disuniscono e spesso non seguono i comandi imposti. Ciò rende il gameplay RTS un chiaro passo indietro rispetto ai precedenti capitoli, che quantomeno avevano dalla loro una componente strategica più che buona, in particolar modo durante l’assedio dei castelli nemici.

L’unica novità che cambia le carte in gioco sono i Signori della Guerra citati poco prima. Questi controllano degli avamposti indipendenti, che possono unirsi al nostro feudo dopo aver raggiunto un determinato livello di diplomazia o semplicemente dopo averli brutalmente conquistati. Portarli dalla nostra parte ci permette di avere un controllo mappa migliore, un dettaglio di poco conto considerando l’intelligenza artificiale al di sotto degli standard odierni.

Dal punto di vista contenutistico, il gioco permette di giocare quattro campagne singolo giocatore, impegnarsi in una schermaglia piuttosto povera – pochissime mappe e poche opzioni – o affrontare partite multiplayer o la classica modalità sandbox per far prosperare il proprio feudo in pace e tranquillità.

Le campagne si dividono in 6 missioni per ognuna, permettendoci di incontrare personaggi storici come Gengis Khan, ma rimanendo in un libro piuttosto anonimo. Forse era meglio una sola campagna singolo giocatore ben strutturata, come nell’originale del 2001, piuttosto che una serie di missioni alquanto fine a se stesse.

Oltre a questo, Stonghold Warlords non offre nulla di particolarmente diverso, rimanendo ancorato ai vecchi dogmi, di una saga, che avrebbe necessità di essere completamente stravolta per riuscire a risalire la china.

Fuoco e fiamme

Firefly Studios ha lavorato molto su uno dei suoi talloni d’Achille, il motore grafico. Viviamo in un periodo dove gli RTS hanno raggiunto una qualità grafica decisamente importante e purtroppo Stronghold Warlords si ritrova un po’ indietro sotto questo punto di vista, con texture in bassa definizione e un impatto generale piuttosto deludente.

Per fortuna, ci pensa l’estetica più colorata e vivace a renderlo più godibile rispetto ai predecessori; una novità che venne persino criticata dai fedelissimi della saga durante il primo annuncio, ma che invece sembra funzionare egregiamente dal punto di vista puramente visivo, salvando in corner un apparato tecnico al limite della sufficienza.

Per fortuna, il comparto audio, dalla colonna sonora agli effetti sembra funzionare molto bene, stupendoci in più riprese per una qualità inaspettata che lascia spazio anche momenti piuttosto epici durante le battaglie su larga scala. Manca invece, per la prima volta nella serie, il doppiaggio in italiano.

6.5

Stronghold Warlords – PC

Stronghold Warlords mantiene intatta la tradizione dei precedenti capitoli della serie, unendo un gameplay tutto sommato godibile con un setting totalmente inedito: l'oriente feudale. Tuttavia, va sottolineato la pochezza di novità, che ormai cominciano a sentirsi in una saga che proprio quest'anno compierà ben 20 anni. Insomma, Firefly Studios ha sicuramente avuto un'ottima idea riguardo l'ambientazione, discostandosi dai predecessori, ma ora è importante prendere coraggio e cercare di proporre qualcosa di nuovo, magari cercando di ripensare alcune buone idee - non tutte - viste in Stronghold 2 e poi abbandonate. Senza fraintendimenti, Stronghold Warlords è uno strategico in tempo reale che riesce a divertire nel suo piccolo e che verrà probabilmente apprezzato dagli appassionati del franchise, che devono però essere consapevoli di ritrovarsi dinanzi a un prodotto con diverse criticità, che cominciano a essere poco giustificabili nel 2021.

Pro

  • Gameplay godibile, nel suo piccolo
  • Ottime musiche e audio design
  • Setting azzeccato

Contro

  • Graficamente si poteva fare qualcosina di più
  • Fase tattica con qualche problema
  • Mancano novità e la formula, seppur solida, comincia a essere tediosa
  • Mancano tantissime opzioni
6.5