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The Persistence | Recensione, la seconda vita del roguelike sci-fi


The Persistence – Xbox One
Genere
Roguelike
Piattaforma
Xbox One - PlayStation 4 - PC - Nintendo Switch
Sviluppatore
Firesprite Ltd
Editore
Firesprite Ltd
Data di Uscita
21/05/2020

The Persistence è il gioco delle seconde vite o, se preferite, delle seconde possibilità. Non solo perché la protagonista può decidere di clonare i sette membri dell’equipaggio della nave spaziale che dà il nome al gioco ma anche per un altro motivo, che va al di là della trama. Il titolo sviluppato da Firesprite era già stato pubblicato nel 2018 in versione VR solo su PlayStation 4 e adesso arriva anche su Xbox One, SwitchPC, dove può essere giocato anche che con un set VR per computer.

The Persistence è un gioco sviluppato proprio intorno alla realtà virtuale. Ma come si comporta nella modalità standard?

Il buco nero (in stile Interstellar) da cui prendono le mosse gli eventi.
The Persistence

Un roguelike spaziale

Prima di arrivare alla nostra risposta dobbiamo sottolineare che il titolo non è casuale: The Persistence non solo è il nome della nave spaziale in cui è ambientato il gioco ma indica anche quello che vi servirà per arrivare alla fine dell’avventura, ovvero molta ostinazione.

Il titolo sci-fi horror appartiene infatti al genere roguelike. La nave spaziale è divisa in quattro ponti a cui corrispondono altrettanti obiettivi più un quinto aggiuntivo. La disposizione delle stanze in ogni livello cambia ogni volta che si muore o si passa da un ponte all’altro. Le armi si trovano sporadicamente nelle ambientazioni e quindi vanno create in apposite stazioni, spendendo i crediti reperibili in giro per la nave spaziale. Altri tipi di valuta servono invece a potenziare armi, statistiche e anche alcuni equipaggiamenti del personaggio.

Il gameplay loop consiste nell’esplorare un determinato ponte, morire e tornare al punto di partenza, spendere i propri punti per potenziare le statistiche (come salute, scudi e capacità stealth) e tentare di nuovo di completare il livello, alla fine del quale c’è sempre una sfida molto impegnativa.

Come tutti i roguelike, l’inizio di The Persistence non è dei più semplici e nonostante le prime fasi siano piene di conversazioni, il titolo fa molto poco per spiegare determinate meccaniche ai giocatori ai quali spetterà il compito di scoprire i dettagli del sistema di gioco. L’impressione iniziale non è particolarmente positiva anche a causa della grafica.

Rispetto alla versione PSVR, infatti, non sembra essere stato fatto un grande lavoro di aggiornamento. Solitamente una versione per realtà virtuale richiede dei compromessi grafici che, nel caso di The Persistence, sembrano essere stati mantenuti anche in questa versione. La grafica è essenziale, alcune texture sembrano risalire alla generazione di console precedente e i modelli poligonali dei nemici sono molto rozzi sia nella realizzazione che nelle animazioni. A questo si aggiungono anche dei forti cali di framerate su Xbox One, particolarmente immotivati dato che si tratta di una grafica molto semplice.

Lanciate i Droidi Sciame in una stanza e godetevi lo spettacolo al sicuro.
The Persistence

Un gameplay in loop

Come dicevamo, però, quello di Firesprite è il titolo delle seconde possibilità. Ecco che, dando un’altra chance al gioco, dopo un paio d’ore e una volta rodato il gameplay, tutto inizia a diventare molto più interessante. Imparerete, infatti, i punti forti delle varie armi, come i Droidi Sciame che attaccheranno automaticamente i nemici, i Time Warp per rallentare i movimenti degli avversari e ancora pistole gravitazionali e armi melee di vario genere.

Imparare la combinazione migliore delle armi per ripulire certe stanze diventa fondamentale considerato anche che di solito i gruppi di nemici in un piano sono sempre gli stessi ma la loro posizione varia a seconda della partita. Grazie al Supersenso, inoltre, potrete vedere le sagome dei nemici presenti in una stanza, dedurre la loro tipologia e comportarvi di conseguenza. Il campionario dei mutanti, non troppo vario, ricorda molto da vicino il primo Left for Dead con alcuni avversari quasi identici come nel caso del Berserker e dei Piangenti, molto simili alle Streghe del titolo Valve.

The Persistence permette anche un approccio stealth ma risulta poco utile (se non per superare i Piangenti) e scarsamente vantaggioso. Gran parte del gioco, infatti, richiede di accumulare risorse e creare armi e questo comporta molta esplorazione e una certa dose di backtracking dato che le stazioni per l’arsenale, una volta usate, torneranno disponibili solo dopo un certo periodo di tempo. Ripulire dunque le stanze si è rivelata per noi la strategia più efficace.

D’altronde gli stessi comandi non sembrano favorire questo tipo di approccio stealth, qualcosa che secondo noi è andato perso nel passaggio dalla realtà virtuale. Mettersi dietro un nascondiglio e affacciarsi per scrutare cosa accade, era probabilmente possibile con il set VR ma qui non c’è alcun comando di questo tipo sul gamepad, senza considerare che meccaniche simili sono già presenti da tempo negli horror fin dai tempi di Amnesia di Frictional Games che ha fatto scuola in questo tipo di giochi in prima persona.

Le atmosfere horror sci-fi sono nel complesso proposte in maniera efficace con qualche jump scare e qualche momento di tensione, anche se le parti più riuscite sono quelle in cui ci si trova ad affrontare orde di nemici alla fine di ogni livello e la cui sconfitta, dopo un paio di frustranti tentativi, è in grado di dare molte soddisfazioni. Come nel caso dei nemici e di Left 4 Dead, i punti di riferimento del genere di The Persistence sono abbastanza chiari. Nel gioco di Firesprite c’è un po’ di Alien Isolation, di BioShock e System Shock 2 e ancora di SOMA e di tutti gli altri horror dell’ultimo decennio.

Non può esserci horror sci-fi senza condotti d'aria o equivalenti.
The Persistence

Una realtà non virtuale

Purtroppo anche nel caso dell’interfaccia non sembra essere stato effettuato alcun aggiornamento rispetto alla versione VR con il risultato che la schermata di selezione dell’arma, ad esempio, appare un po’ troppo farraginosa e le descrizioni sono scritte con caratteri troppo piccoli. Anche in termini di comandi, si poteva fare qualcosa di più oltre alle già citate dinamiche stealth. Il gioco dà la possibilità di cambiare in tempo reale solo due armi (una delle quali è fissa trattandosi del Raccoglitore di Cellule Staminali) e questo è troppo limitante dato che non prevede nemmeno un tasto dedicato a usare le armi da lancio come le granate. Se questo nella versione in realtà virtuale aggiunge probabilmente una certa urgenza e dà meno sicurezza al giocatore, nella versione standard diventa solo una complicazione in più.

I Bloodhound sono nemici molto coriacei (e per fortuna molto lenti).
The Persistence

Infine ci sembra sarebbe stato opportuno anche ritoccare, o dare la possibilità, di modificare il FOV, ovvero il campo visivo, onestamente troppo ristretto. Se questo può andare bene negli stretti corridoi della nave spaziale, può causare invece qualche difficoltà nelle stanze più ampie con orde di nemici in cui è più complicato rendersi conto di quello che sta accadendo.

Come nella grafica, attenzioni simili anche nel gameplay per rendere il gioco più fruibile fuori dalla realtà virtuale, sarebbero state decisamente opportune in questa versione e avrebbero permesso a The Persistence di andare oltre la sufficienza.

The Persistence – Xbox One

The Persistence è un roguelike ad ambientazione horror sci-fi che ritorna in una versione senza realtà virtuale dopo aver debuttato due anni fa su PSVR. Il gioco propone un misto di approccio offensivo e stealth con una discreta varietà di armi e di opzioni di personalizzazione del proprio personaggio.

6.5
6.5

Verdetto

The Persistence è un esperimento interessante che parte da un'idea altrettanto ispirata, ovvero portare il genere roguelike in un'ambientazione horror di fantascienza. Dopo un primo approccio problematico, il livello di sfida e la tatticità del gameplay si rivelano particolarmente coinvolgenti a patto di apprezzare i giochi che richiedono molta pazienza e un'attenta valutazione delle proprie mosse. Purtroppo nel passaggio dalla versione VR a quella standard, molto sembra essere andato perso. Anche in questa nuova versione la grafica sembra risentire degli indispensabili compromessi trovati in sede di realtà virtuale ma qui immotivatamente mantenuti e aggravati da cali di framerate, almeno sulla Xbox One che abbiamo provato. Al di là dell'aspetto tecnico, anche l'interfaccia non è stata riadattata per un utilizzo standard rimanendo palesemente vincolata al formato VR e alle sue regole che mal si conciliano con un gameplay senza dispositivi di realtà virtuale. Onestamente è un peccato perché le premesse erano molto buone e un lavoro di ottimizzazione avrebbe portato a un giudizio di gran lunga meno severo per un gioco che sicuramente mostra delle idee molto buone e originali.

Pro

+ Ambientazione inusuale per un roguelike
+ Buona varietà di armi
+ Valorizza strategia e sperimentazione

Contro

- Grafica carente sotto diversi punti di vista
- Riadattamento dalla versione VR insufficiente
- Adatto solo ad alcuni tipi di giocatori