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Un mondo a parte

Pagina 3: Un mondo a parte

Un mondo a parte

Il nuovo motore grafico di Bethesda riesce infatti a trascrivere alla perfezione l’atmosfera dei giochi precedenti, in particolare grazie a una buona costruzione dei modelli poligonali, affiancati da una sapiente palette di colori carica di sfumature grigie e ocra. La desolazione che circonda il vostro protagonista è indescrivibile. La profondità di campo è vertiginosa e il terreno di gioco sembra senza limiti e speranze per chi, come il nostro personaggio, viene catapultato in una realtà del tutto nuova. La prima città visitata, Megaton, è un chiaro riflesso della pazzia che regna un po’ ovunque nel mondo. Gli abitanti vivono in capanne di lamiere fabbricate con resti di aerobus. Una bomba nucleare troneggia nel bel mezzo di questo mucchio di lamiere, dove alcuni, per via dell’esposizione alle radiazioni, la venerano come fosse un Dio.

In un attimo, il gioco mette in chiaro la sua natura: le scelte sono alla base dell’intero gameplay. Un esempio? A voi la possibilità di disinnescare la bomba o di farla saltare letteralmente in aria. Chiaro, qualsiasi decisione avrà un esito positivo e/o negativo sui vari abitanti del villaggio, inclusa – in questo caso – la loro ovvia estinzione. Il roleplay è onnipresente e solo voi determinerete la personalità del vostro personaggio. Ladro, assassino, buon sammaritano o quant’altro; Fallout 3 è un concentrato di situazioni causa/effetto totalmente controllabili, che subiscono l’influenza diretta del proprio Karma. Un Fallout in forma classica quindi, evoluto di pari passo con le nuove tecnologie.

Dialoghi e viaggi

La parte discorsiva tra il protagonista e gli NPC copre un ruolo importante all’interno del gioco. Molto meno generalista di chi lo ha preceduto, Fallout 3 propone sempre delle risposte multiple che permettono di definire molto bene il tono delle discussioni. Rispetto a quanto ventilato alla vigilia, però, il lato scortese dei dialoghi non sfocia mai nella cattiveria assoluta. Chi sceglierà un atteggiamento ribelle, quindi, potrebbe sentire la mancanza di veri atteggiamenti al di fuori dell’ordinario, soprattutto in un contesto che strizza l’occhio al gore come quello di Fallout 3.

La sensazione di giocare a Oblivion nell’ambito dell’universo di Fallout è sempre alle porte. Si visitano le città per ricevere delle missioni e recarsi in altri luoghi inesplorati. Luoghi che occorrerà visitare prima di poter approfittare del viaggio istantaneo attraverso la carta globale. Alcuni non sono di facile accesso, anche perché la mappa e l’indicatore dell’obiettivo sono spesso molto vaghi. Si gira dunque in tondo sperando di trovare un passaggio da qualche parte fino a quando si intuisce che la metropolitana di Washington permette di accendere a tutte le zone della città.