Approfondimento

Uncharted 4 è un capolavoro di genere e rigiocarlo me lo ha ricordato

Ho approfittato dell’offerta riservata agli abbonati del PlayStation Plus per rigiocare Uncharted 4. Ci ho messo tredici ore circa a completarlo e l’ultima volta che lo giocai era il 2016, più precisamente nella settimana della release. All’epoca non ebbi la fortuna di recensirlo o di lavorarci, ma ricordavo in modo lucido di averlo apprezzato. Queste ore notturne passate in compagnia di Drake – di giorno mi divido fra lavoro e vita da papà – hanno fatto riemergere in me un entusiasmo che sinceramente non pensavo di ritrovare.

Il capitolo conclusivo della saga di Uncharted ritengo sia un capolavoro assoluto di genere, e con questo intendo i grandi blockbuster in salsa videoludica, che negli anni stanno diventando sempre di più centrali nell’offerta dei publisher, ma non sempre riescono ad eccellere. Ecco, “La fine di un ladro” è davvero eccellente, in ogni suo aspetto; non esente da difetti, sia chiaro, ma la patina emotiva e adrenalinica che lo ricopre dal primo all’ultimo fotogramma è davvero un unicum impossibile da ignorare. Una volta terminato, mi è venuta una gran voglia di scrivere qualcosa al riguardo, e quindi eccomi qui. Prima di proseguire, vi consiglio a prescindere di scaricare il gioco e provarlo: conoscere i tre titoli precedenti è un valore sicuramente aggiunto, ma non così necessario quanto si possa pensare. Basterà leggere o vedere dei riassunti ben strutturati per potersi immergere in modo adeguato nel racconto anche se, proprio negli scorsi giorni, Sony ha deciso di regalare la Nathan Drake Collection a tutti i suoi utenti. Insomma, avete diverse soluzioni per “risolvere il problema.”

Il grande pregio è la storia e il suo ritmo

Sono fra quelli che hanno apprezzato tutta la saga di Uncharted, amando particolarmente il secondo capitolo – assieme a questo quarto. Al netto del gusto personale, però, devo dire che c’è ho sempre identificato un aspetto che ha sempre smorzato il mio entusiasmo: il soprannaturale, ovvero quei colpi di scena un po’ decontestualizzati che introducevano armante di non morti o altre cose decisamente irreali, le quali contribuivano a sospendere la mia empatia con l’opera e quindi apprezzando meno il racconto nel suo complesso. Un po’ come il finale scricchiolante di una serie tv che mette poi in cattiva luce tutti gli altri episodi. Il primo, grande pregio che voglio quindi riconoscere ad Uncharted 4 è spazzare via tutta questo: Naughty Dog si concentra sul concreto, sui personaggi e sul mito che funge da contorno (magnifico) alla trama. Riesce insomma a scendere nel profondo della psiche di Drake e di Sam, tratteggiando nel complesso un’opera matura, condita dalla giusta quantità di humor e straordinariamente bilanciata nel ritmo.

Proprio il ritmo e la sua gestione sono le caratteristiche che permettono ad Uncharted 4 di essere il miglior rappresentante della sua categoria. Venti capitoli, più di dieci ore di durata complessiva e un livello qualitativo medio altissimo rischierebbero di crollare sotto il peso di un ritmo poco incalzante o mal gestito. Al contrario, è stupefacente come Naughty Dog sia riuscito a creare una narrativa costantemente sul filo del rasoio, che alterna esplorazione rilassata a furiosi scontri a fuoco a scene d’azione degne del miglior Indiana Jones – o forse anche meglio! Non ci si annoia mai, piuttosto si entra sempre di più nel cuore della storia rendendo difficile staccarsi dal gioco. Anche la costruzione della sceneggiatura aiuta, partendo a ritroso e mettendo in mezzo dei flashback utilissimi a dare spessore ai personaggi e a chiudere diverse sotto trame. Eliminare il fattore noia, in giochi del genere, è fondamentale, di vitale importanza: Uncharted 4 non stanca mai e per farlo utilizza tutte le frecce del suo arco, comprese anche delle sezioni quasi “open world” piuttosto basilari ma decisamente funzionali. 

Senza contare che la “lore” alla base di quest’episodio è di un fascino incredibile, tutto ciò che è successo ad Every e la sua cricca di pirati è raccontato in modo perfetto, sfruttando sia le scene scene d’intermezzo sia i collezionabili di vario tipo. Insomma fatico a trovare difetti veri a tutta questa parte; volendo essere proprio “noiosi”, forse il finale è quasi anti-climatico e manca di una vera vetta emotiva o epica, almeno io non ho percepito picchi in questo senso. Ha però il grande pregio di chiudere il cerchio lasciando al contempo una quantità impressionante di spiragli aperti per il futuro della serie. Paradossalmente, la scrittura è talmente solida da lasciare sullo sfondo il “villain” senza mai farne percepire la mancanza, questo grazie ad uno storytelling estremamente maturo e messo in scena con grande mestiere. Uncharted 4 potrebbe tranquillamente essere un blockbuster hollywoodiano capace di incassare svariati milioni al box office. 

Gameplay al massimo delle potenzialità, nonostante qualche mancanza

Chiaramente Uncharted non è una serie che ha voluto porre l’accento sul gameplay. Come dicevo prima infatti è la “storia” ad essere al centro della produzione, e negli anni l’evoluzione in questo senso è stata netta e apprezzabile. In Uncharted 4 però anche il gameplay si sforza un po’ di più, principalmente in virtù di un paio di sezioni più aperte dove avremo l’opportunità di esplorare non per forza guidati dai binari della storia, ma concedendoci anche qualche scappatella in giro per la mappa. Oltre al piacere legato al senso della scoperta, il gioco infarcisce l’esplorazione con obbiettivi secondari da raccogliere, i quali impreziosiranno tutto il background narrativo.

Attenzione, non sto dicendo che queste sezioni siano perfette, anzi, hanno diversi problemi, ma nel complesso l’idea funziona molto bene. Ho trovato invece un po’ scricchiolanti tutte le porzioni di gioco legate agli enigmi; meravigliose dal punto di vista della caratterizzazione artistica e narrativa, meno se penso alle meccaniche in senso stretto, a conti fatti fin troppo semplificate. L’arrampicata e lo shooting invece rimangono molto intuitivi e poco approfonditi, ma è evidente che si tratti di volontà e non di mancanze. A costo di ripetermi, vorrei far passare ben chiaro il concetto che Uncharted ha un pubblico di riferimento molto chiaro e che si sviluppi per andare in contro alle esigenze di una platea molto ampia. Non mi aspettavo chissà quale innovazione legata al gameplay e quel che ho giocato mi è piaciuto il giusto, addolcito dalla gradevole sorpresa dell’esplorazione.

La tecnica è la ciliegina sulla torta

Per assemblare quest’ultimo concetto farò un ragionamento se vogliamo spannometrico ma comunque funzionale. Quanto un comparto tecnico mediocre può rovinare la percezione di una intera esperienza? Tantissimo, risposta ovvia ma comunque di vitale importanza. All’opposto, un lato tecnico eccelso che si poggia su basi solide “impacchetta” meglio il prodotto alzando anche l’indice di percezione positiva. Mass Effect Andromeda e Assassin’s Creed Unity sono stati devastati per via di una tecnica non all’altezza; Uncharted 4 invece guadagna tantissimo grazie a un motore di gioco con una resa spaziale.

Partiamo dai modelli dei protagonisti e dalle animazioni facciali, semplicemente fuori scala ancora per gli standard odierni. Voglio dire, ci rendiamo conto che alle volte sembra di guardare un film? Complici anche le interpretazioni in motion capture, ma parliamo pur sempre di un risultato di grandissimo livello. Anche la regia non scherza, facendo leva sia sull’anima action sia su quella avventuriera, regalandoci sequenze al cardiopalma ed altre semplicemente affascinanti. Proprio il fascino, infine, penso sia il tocco finale: le ambientazioni, gli scenari e tutta la parte finale “piratesca” regalano scorci davvero pazzeschi, uniti ad una varietà d’ambienti che nel corso dei venti capitoli non smette mai di stupire. Il team artistico ha fatto un lavoro straordinario, puntando certamente sul colpo d’occhio ma anche nella cura ai dettagli. Alle volte, Uncharted 4 lascia davvero senza fiato.

Spero che queste poche righe su Uncharted 4 siano state di vostro gradimento. Sentivo davvero la necessità di scrivere nero su bianco le emozioni che il gioco mi aveva suscitato, a quattro anni di distanza dalla sua uscita. Penso che il livello raggiunto dalla produzione di Naughty Dog sia destinato a fare scuola per moltissimi anni e sono ugualmente certo del fatto che il brand tornerà anche su PlayStation 5, con una chiave di lettura magari differente ma che punterà comunque molto – se non tutto – sulla spettacolarità e l’immortale fascino del mistero.