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VirtuaVerse | Recensione dal profondo della rete


VirtuaVerse – PC
Genere
Punta e Clicca
Piattaforma
PC
Sviluppatore
Theta Division
Editore
Blood Music
Data di Uscita
12/05/2020

La corrente cyberpunk è ormai uno stile di vita consolidato. Vuoi perché la tecnologia si sta sempre più avvicinando a quel futuro, vuoi perché le produzioni videoludiche ci hanno spinto parecchio, in un modo o nell’altro la filosofia del neon cibernetico è ormai diffusa in ogni dove, dai media al supermercato dietro casa. Oggi però rimaniamo nella sfera del videogioco e parliamo di un altro capitolo di questa corrente, una pagina tutta italiana che omaggia il passato delle avventure punta e clicca: VirtuaVerse.

Sviluppato da Theta Division e pubblicato da Blood Music, questo gioco ci racconta di un futuro cyber dove dati e codici hanno sostituito il piacere della realtà, tanto da aver convinto la maggior parte della popolazione a installarsi dei chip che proiettano immagini olografiche su edifici, strade, grattacieli e ogni superfice possibile. Il futuro a portata di palpebra e nervo ottico, ma a che prezzo? Una domanda che il protagonista della storia non si è voluto porre, rinunciando al cambio super pubblicizzato per rimanere nella cruda realtà visibile a occhi nudo, affondando di quando in quando nella rete grazie a un visore d’epoca.

Ciò che colpisce subito di VirtuaVerse è la cura maniacale al suo lato pixellato, alle cromature cubettose vecchio stile che riempiono gli ambienti del gioco. I personaggi, il più delle volte, appaiono minimali nel loro aspetto, lasciando la luce dei riflettori alla costruzione delle zone di una città in pieno stile cyberpunk. Kanji, neon, degrado e toni cupi sono l’essenza grafica del lavoro di Theta Division che fin dall’inizio vive di richiami a canoni estetici o a famosi esponenti della cultura a cui si affida. Il primo impatto con VirtuaVerse è quindi un’esplosione elettronica, perfetta per gli appassionati del genere ma abbastanza peculiare da poter essere anche un primo passo verso l’infatuazione per quei strani mondi del futuro.

Non a caso si inizia da un piccolo appartamento sviluppato in verticale, pieno di vecchie console con tanto di PowerGlove modificato. Con la sequenza introduttiva si viene posti di fronte alla doppia messa in scena di VirtuaVerse: da un lato la narrativa del futuro farà da sfondo all’intera vicenda, trasportandoci in una storia incentrata sull’hacking, la società marcita nel virtuale e le guerre combattute in una rete sorvegliata da milioni di occhi, con un pizzico di sana religione tecnomantica che non guasta mai. Dall’altra parte troviamo invece un’impostazione uscita fuori dal passato, lo schema delle avventure grafiche di un tempo che si serve di enigmi e grafica minimale per stuzzicare l’ingegno con l’immaginazione. Bilanciare tra una e l’altra impostazione è difficile, ed è impossibile negare che VirtuaVerse arranca in alcuni suoi passi.

Il VirtuaVerso

Partendo dalla parte più fantascientifica, c’è dell’ottimo materiale originale nel dipanarsi della vicenda principale, abbastanza longeva da tenervi incollati per un bel po’ di tempo nonostante sia un viaggio dall’unico biglietto. Nei panni di Nathan ci muoveremo alla ricerca della nostra ragazza misteriosamente scomparsa, fino ad arrivare a un punto in cui il compito diventerà ben più alto di una missione di ricerca. Tutto ruota intorno al mondo della realtà virtuale e ai dilemmi morali che ne conseguono, esplicitati verbalmente dal personaggio in una lunga serie di piccoli monologhi che tutto sommato sembrano fuori posto. La scrittura, in tal senso, si dimostra altalenante nella sua esecuzione, azzeccando per esempio i tempi comici nel suo lato umoristico ma diventato troppo seriosa e “finta” quando la parte più cruda emerge fuori.

In un certo senso VirtuaVerse calca sul lato urban della cultura cyberpunk, almeno nella prima metà di gioco, e fino a quando riesce a utilizzare gli NPC per tale scopo azzecca il ritmo dei vari dialoghi, facendoci scoprire verità sul mondo attraverso la visione di elementi atipici come dei writer che scrivono sui muri virtuali visibili solo ai visori, oppure come gli sciamani digitali. Guizzi di creatività evidenti che aggiungono frecce all’arco di Theta Division, ma che a lungo andare manca qualche centro con inutili scambi di battute incentrati su alcuni aspetti della costruzione del mondo. Nel livello successivo al primo nel proprio appartamento, alcuni scambi di battute sembrano fin troppo forzati, innaturali e totalmente asserventi alla soluzione dell’enigma tanto da sembrare perfino fuori posto. Un sentimento che ricapita spesso, non così tanto da rovinare il buono di VirtuaVerse ma abbastanza da impattarne la qualità generale di quando in quando.

Lo stesso può essere applicato all’equilibrio dei vari puzzle da risolvere, ostici ma giusti nella maggior parte delle situazioni. Il bilanciamento degli enigmi passa attraverso tutta una serie di accortezze ben studiate, come la gestione dell’inventario e l’interazione dei vari oggetti con l’ambiente di gioco, oltre che all’azione diretta del giocatore di quando in quando. Non sarebbe sbagliato dire che alcuni passi specifici di VirtuaVerse sono dannatamente difficili rispetto ad altri, richiedendo una grande capacità di astrazione logica per riuscire a capire dove andare a parare. Ciò però non sarebbe stato un problema se non fosse che l’impianto studiato da Theta Division voglia per forza costringere il giocatore a fare la spola tra una zona e l’altra del gioco, sprecando tanto tempo solo per ottenere un oggetto in un posto specifico da dover raggiungere con una camminata impossibile da velocizzare.

Il difetto più grande di VirtuaVerse, paradossalmente, è quello di aggrapparsi troppo alla struttura del passato nel ricercare la retrowave per caratterizzare il suo futuro. Funziona da un punto di vista meramente artistico, e lo fa fin troppo bene, ma dal lato ludico finisce per sfinire così tanto il giocatore da rendere la vista degli stessi bellissimi ambienti un sentimento negativo. I nostalgici dei bei tempi andati non sentiranno molto tale pressione, abituati alle funzioni di un’epoca ormai antica, ma nella modernità attuale e con numerosi altri esponenti che hanno fuso al meglio i due mondi, è difficile poter soprassedere su un aspetto simile.

Per fortuna però la pillola amara di un gameplay alle volte lento viene addolcita dal miele elettrico delle impressionanti musiche di gioco, che si dimostrano calzanti per ogni brano. Oltre a quelle da sfondo per la navigazione delle aree, il mondo di VirtuaVerse pullula di suoni e canzoni dallo stile unico, seppur si possa pensare che la corrente a cui si ispira imponga certi limiti. Invece la colonna sonora scalza via ogni paletto, mischiando generi e strumenti di vario tipo per un’orchestra dal sapore acido che genera dipendenza. Non a caso l’editore è Blood Music, perciò sapete esattamente cosa vi aspetta: una durezza tonale a cui difficilmente potrete rinunciare anche dopo aver finito il gioco, anzi soprattutto dopo averlo fatto saggiando alcuni dei pezzi migliori.

VirtuaVerse – PC

VirtuaVerse è un’avventura grafica punta e clicca di Theta Division, pubblicata da Blood Music. Nel gioco si vestono i panni di un hacker che contrabbanda hardware e software in una società dove quasi tutti gli individui si sono fatti impiantare un chip per la realtà virtuale. Gang di strada, ambientazione cyberpunk e musiche elettroniche sono solo alcuni degli ingredienti di questo acido mix digitale.

7.5
7.5

Verdetto

VirtuaVerse eccelle nel sul lato estetico e sonoro, regalandoci uno dei paesaggi cyberpunk più innovativi e vividi degli ultimi tempi. Ogni pixel, nota o carattere è studiato fin al minimo dettaglio, rendendo omaggio ai classici punta e clicca attraverso un look da vecchia scuola modernizzato al punto giusto. Ma è proprio su tale ispirazione ai classici che Theta Division arranca un po’, sforando nel backtracking e viziando alcuni dialoghi con soluzioni poco fluide, seppur ci siano degli ottimi scambi di battute per la maggior parte del tempo. Il ricordo che VirtuaVerse lascia è però legato a stretto giro con il mondo, piuttosto che con i suoi protagonisti, sofferenti di un bilanciamento non proprio riuscito tra le due anime temporali del progetto.

Pro

- Estetica curata, perfetto feeling cyberpunk
- Musiche eccellenti
- Enigmi difficili
- Humor piccato

Contro

- Ripetuti spostamenti tra le aree per motivi futili
- Dialoghi alle volte forzati
- Alcuni puzzle hanno un'alta probabilità di bloccare il giocatore