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WhiteFox, filosofia italiana dentro una tastiera meccanica

Intervista a Matteo Spinelli, Designer italiano della tastiera WhiteFox che ha sbancato Kickstarter e si appresta ad arrivare sul mercato.

WhiteFox, filosofia italiana dentro una tastiera meccanica

Parliamo di una tastiera che si discosta dai canoni classici a cui il pigro mercato delle periferiche ci ha abituato, parliamo della Whitefox Vera. Si tratta di una tastiera compatta (layout 65%), costruita puntando su ottimi materiali, dove corpo e piastra in alluminio si uniscono in un design pulito e minimale che sfrutta dei meccanismi tattili proprietari (Halo) abbinati a keycaps in PBT con legende a stampa sublimatica. Aggiornamento di un primo modello presentato su Massdrop, ha raggiunto l'obiettivo richiesto su Kickstarter con largo anticipo.

Questa però non è solamente un'altra tastiera da appassionati, dentro questo modello infatti troviamo il cuore di un maker italiano, Matteo Spinelli, che abbiamo visto passare anche qui nel nostro forum. Non potevamo esimerci dall'intervistare colui che, assieme all'Input Club, ha dato vita a questo prodotto.

Ciao Matteo, vuoi parlarci un pò di te?

Sono sempre stato uno "smanettone", ho iniziato da assembly e C, poi durante il boom di Internet sono passato a tecnologie web (perl, PHP, ...) e con il boom delle mobile a cocoa, java per finire in anni recenti a javascript, nodejs, go, python.

Nonostante il mio background in realtà ho un'educazione artistica, ho studiato grafica pubblicitaria e ho sempre cercato di giostrarmi tra design e programmazione.

Mi reputo un "retro-junkie", adoro il design dei computer e periferiche anni 70-80, ma anche di macchine da scrivere, terminali, telescriventi degli anni precedenti. Per questo ho iniziato a sviluppare keycaps "vecchio stile" come il DSA e SA Retro (che ricordano i tasti del Commodore 64) e il recente /dev/tty per il quale ho sviluppato personalmente la forma di ogni singolo tasto. Ovviamente i keycaps non bastavano. Volevo recuperare quella sensazione che solo una IBM Model M può darti, quindi ho iniziato a studiare come costruire tastiere meccaniche.

Ci sono voluti diversi anni, ma alla fine siamo arrivati a produrre la WhiteFox. Non è certo un design retrò, ma non si può vivere sempre del passato.

WhiteFox 02

WhiteFox, come mai questo nome?

La prima tastiera "decente" che ho sviluppato si chiamava BrownFox. Era una tastiera molto compatta, ma avendo anche un arrow cluster era più versatile di una normale 60% come la Poker. Inoltre parte del case e i tasti erano marroni. Il nome è venuto da sè, quale animale è scaltro e marrone? Siamo poi passati all'alluminio e ai tasti bianchi. Il nome non poteva che essere WhiteFox.

WhiteFox Marble

Input Club, come vi siete conosciuti? Qual'è la vostra storia?

Conoscevo Jacob "HaaTa" Alexander, lui è un vero guru delle tastiere meccaniche. Ha una collezione di oltre 500 tastiere di ogni epoca e fattezza. Jacob si era recentemente associato con altri talentuosi per formare l'Input Club e si sono dimostrati subito disponibili a collaborare sulla WhiteFox.

Quali sono stati i principali ostacoli incontrati nello studio e nella creazione della tastiera?

Non so neanche da dove iniziare, è stato un percorso lungo. La prima tastiera era saldata a mano con pezzi di cavo tra uno switch a l'altro. Ridicolo, ma mi è servito a capire come funzionano le tastiere. Considera che non ho un background di ingegneria elettronica, quindi sono andato un po' a tentoni.

brownfox interior JPG

Il problema principale quando vuoi rilasciare sul mercato un prodotto di qualità è la gestione della produzione. Purtroppo avere un'ottima idea e tutti i sorgenti (modelli 3d, firmware, schemi elettrici) non serve a nulla se non riesci a coordinare la produzione. Produzione che ovviamente può essere fatta solo in Cina perché non solo sarebbe troppo costoso farla in Europa, ma non esistono neanche ditte in grado di gestire una grossa produzione per questo tipo di prodotti.

Lavorare in Cina poi è tremendo. Tirano via tutto, parlano poco inglese e devi seguirli passo passo. Anche quando hai finalmente un prototipo funzionante devi comunque verificare il controllo qualità altrimenti ti ritrovi con 50% di prodotti fatti bene e il resto da buttare. È decisamente la parte più stressante.

Siete passati da Massdrop a Kickstarter per finanziare il progetto, ne hai anche parlato sul tuo sito, cosa vi ha fatto decidere per questo cambio? A un futuro Matteo (e Input Club) cosa consiglieresti e perchè?

È un discorso molto complesso. In linea di massima MassDrop è un'eccellente piattaforma per la vendita. Ho un reach di milioni di utenti, tutti appassionati di tecnologia e design. Se hai un'ottima idea possono anche arrivare a sponsorizzare la sua realizzazione, ma così facendo perdi controllo sul tuo prodotto.

Il mio consiglio è realizzare l'idea al 100% con le tue forze e solo quando hai tutto pronto, andare da MassDrop e far gestire loro solo la distribuzione. Ci vuole più tempo (e denaro), ma in questo modo mantieni possesso di ciò che è tuo.

Parlando della tastiera, ci troviamo di fronte a una compatta con layout 65%, corpo in alluminio, keycaps in PBT e software open source. Vuoi commentare queste scelte?

Potrei parlarne per giorni! Solitamente per il corpo si preferisce la plastica con injection molding. In sostanza paghi la prima volta per gli stampi e poi ogni singola tastiera ti costa praticamente nulla. Il problema è che l'injection molding conviene solo per grandissime quantità, finché sei sotto - diciamo - le 10000 unità meglio trovare alternative.

Ci sono diverse possibilità, la più raffinata è sicuramente l'alluminio. È un materiale leggero ma comunque con un buon "corpo" e solidità, ma mantiene un certo grado di flessibilità che è molto importante per attutire i key strokes. Una tastiera troppo dura sarebbe faticosa da usare dopo solo poche ore d'uso.

Per i keycap l'unico materiale degno a mio avviso è il PBT. Solitamente vengono fatti in ABS, come il Lego, ma tutti sappiamo che i mattoncini bianchi dopo pochi mesi ingialliscono. Il PBT è una termo plastica incredibilmente resistente alla luce e alla corrosione (ricordate che le dita delle mani sono un ambiente piuttosto inospitale).

WhiteFox 03

La WhiteFox è un progetto interamente Open Source, hardware e software sono disponibili gratuitamente e incoraggiamo la comunità a realizzare opere derivate. Sono un fermo sostenitore che la concorrenza la batti con l'innovazione non con la segretezza. Tutto il codice realizzato in passato l'ho sempre rilasciato sotto licenze open source ed è stata la cosa migliore per la mia carriera (tanto per dire ho lavorato come freelance per Google, Microsoft, Time Magazine, ecc.).

Sicuramente siamo di fronte a un ottimo prodotto, i materiali non puntano al risparmio, ma il prezzo ovviamente ne risente, parliamo di 159 dollari per il kit senza meccanismi e 169 dollari con gli Halo. Avete fatto un'analisi del mercato? Essendo in fase di lancio i costi sono alti, ma avviata la linea produttiva puoi anticipare un prezzo a cui calcolate di poterla commercializzare?

"Essendo la prima volta che la produciamo direttamente cerchiamo di essere prudenti, ma gran parte del prezzo dipende dalla qualità dei componenti e dai bassi volumi prodotti (sotto i 10.000 sono praticamente considerati prototipi).

Considera che la PCB è una piccola opera d'arte in sè. Non è la normale scheda verde da due centesimi che trovi nel 99% delle tastiere meccaniche (anche quelle costose). Aumentare anche di poco la qualità ha purtroppo un impatto notevole sul prezzo.

WhiteFox 01

Ovviamente il nosto scopo è ridurre il prezzo quanto più possibile senza intaccare la qualità, è una cosa che ovviamente puoi fare fino a un certo punto, ma abbiamo in programma la realizzazione di una WhiteFox con materiali più economici. Non sostituirà la WhiteFox in alluminio, ma sarà un prodotto alternativo più coscenzioso dal punto di vista economico per chi ama il layout compatto ma non vuole spendere una fortuna.

In italia la vedremo nei negozi?

Essendo italiano, mi sto battendo per avere dei distributori europei. Sarà difficile vederla sugli scaffali in Italia, ma è molto probabile che sarà acquistabile dalla Germania o dall'Olanda.

Parliamo di meccanismi. Halo True e Halo Clear, sono una vostra creazione esatto? Ce ne vuoi parlare un pò?

Gli Halo sono un'idea di Jacob. Lasciatelo dire, quell'uomo è un mostro, ha realizzato degli switch Cherry compatibili semplicemente fantastici. Sono tattili, ma non flaccidi come gli MX Brown. Possono essere comparati a dei Topre un po' più resistenti, ma interamente meccanici.

Leggi anche: Guida all'acquisto della tastiera gaming

Nella campagna Kickstarter offrite anche i Kaihua Blue, ma sorge spontanea una domanda, come mai non un meccanismo lineare?

La scelta di includere solo tre switch nasce per ridurre la complessità e semplificare la logistica. Quando inizi a dover spedire migliaia di prodotti meglio offrire meno ma avere la certezza di far bene, che promettere mari e monti e deludere tutti. Abbiamo statistiche di vendita di altre tastiere e apparentemente i tasti lineari sono i meno amati (personalmente li adoro), quindi abbiamo deciso di eliminare quelli, ma puoi sempre prendere la versione senza switch e saldarci quello che vuoi. In futuro però saranno sicuramente disponibili altre opzioni.

La campagna Kickstarter è andata bene, avete raggiunto il vostro obiettivo di 100.000 dollari e ricevuto attenzione da varie testate giornalistiche di settore. Da quanto leggo siete anche entrati nel mondo delle esport con il team Denial: vuol dire che prossimamente vedremo giocare i vari tornei con le vostre tastiere?

Considera che siamo proprietari anche del firmware, questo significa che possiamo ottimizzare il codice per qualsiasi scopo... incluso il gaming. È una cosa che normalmente non puoi fare con le tastiere in commercio (anche quelle gaming sono comunque pre configurate). Questo ci permette quindi di essere molto competitivi come periferica eSport.

Uno dei miei colleghi aveva dei contatti con il team Denial e ci sembrava una buona idea collaborare. Non posso dire che siamo dei veri e propri "sponsor" (non siamo certo Asus), ma realizzeremo per loro delle WhiteFox nere che porteranno ai tornei. E prima che tu lo chieda: sì, la WhiteFox nera sarà messa in commercio in futuro.

nightfox

Sei partito da appassionato e ora puoi dirti produttore di tastiere, cosa pensi di tutto questo? Sei contento di come si è e si sta sviluppando la tua passione oppure avresti cambiato qualcosa?

Non so, se potessi dire qualcosa al me del passato, sarebbe "inizia prima"! Se avessi saputo dove sarei finito avrei sicuramente iniziato prima. Permettimi di dire un'ultima cosa. "Insegui i tuoi sogni, fai quello che ti piace" è una grossa balla. Il vero segreto è la costanza e perseveranza. Ovviamente avere una passione aiuta a superare i momenti dove tutto sembra andare male. Ma se riesci a fare (bene) una cosa abbastanza a lungo, alla fine i frutti si vedono. Per la mia esperienza servono almeno due anni di delusioni prima di vedere dei risultati concreti. Molti cedono prima, pensando di aver buttato via tempo, ma il tempo è buttato solo se si rinuncia a metà. Perseveranza.

Come i nani Tolkieniani: pessimi nello sprint, maratoneti nati, temibili nella lunga distanza. E sono pure basso.


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