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Anche i droni DJI nel mirino di Washington? US Department of Homeland Security suona l’allarme

DJI rischia il cono d'ombra di Washington: un documento dello US Department of Homeland Security conferma preoccupazioni per i droni cinesi.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna statunitense sostiene che i produttori di droni cinesi potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale raccogliendo dati sensibili di volo potenzialmente accessibili poi a Pechino. È questa la preoccupazione dello US Department of Homeland Security, che stando a un documento ottenuto dalla CNN confermerebbe un nuovo fronte critico con la cinese DJI.

Si parla di “potenziali rischi per le informazioni” di istituzioni, imprese e ogni altra organizzazione. Cybersecurity and Infrastructure Security Agency scrive che i droni “contengono componenti che possono compromettere i tuoi dati e condividere informazioni su un server accessibile non solo dal produttore”.

La CNN ha confermato che nel rapporto non viene fatto esplicitamente il nome di un marchio, ma è pur vero che stando alle analisi di Skylogic Research circa il 76% dei droni usati nel Nord America è prodotto dalla cinese DJI –  nel mondo la quota è del 74%.

“Il governo degli Stati Uniti nutre forti preoccupazioni per qualsiasi prodotto tecnologico che porti i dati americani nel territorio di uno stato autoritario che consente ai suoi servizi di intelligence di averne accesso illimitato o abusarne”, riporterebbe il documento. “Tali preoccupazioni si applicano con la stessa forza a determinati dispositivi (aeromobili a pilotaggi remoto – UAV) di fabbricazione cinese in grado di raccogliere e trasferire dati potenzialmente rivelatori sulle loro operazioni e sugli individui e le organizzazioni che li gestiscono, poiché la Cina impone obblighi insolitamente stringenti ai suoi cittadini per sostenere attività di intelligence nazionale“.

Insomma, c’è un filo rosso che sembra collegare il caso Huawei e quello DJI. E dire che nel 2017 con la decisione dell’Esercito USA di non consentire l’impiego di droni cinesi la questione sembrava chiusa. Ai tempi l’intelligence dell’Immigrations and Customs Enforcement consigliò di essere prudenti negli acquisti e adottare misure precauzionali come spegnere la connessione Internet del dispositivo, rimuovere le schede di memoria e limitare l’accesso alle reti per evitare il furto di informazioni.

Eppure DJI da tempo sostiene di offrire ai clienti “un controllo completo su come i loro dati vengono raccolti, archiviati e trasmessi” e che “i clienti possono abilitare tutte le precauzioni raccomandate dal DHS”. Come se non bastasse l’azienda ha ribadito che la sicurezza non solo è una priorità aziendale ma che la sua tecnologia è stata verificata in modo indipendente dal governo degli Stati Uniti e dalle principali aziende statunitensi.

“Per i clienti delle infrastrutture critiche e governative che richiedono ulteriori garanzie, forniamo droni che non trasferiscono dati a DJI o via Internet ei nostri clienti possono abilitare tutte le precauzioni raccomandate dal DHS”, ha sottolineato l’azienda. “Ogni giorno, le aziende americane, i primi soccorritori e il governo degli Stati Uniti, le agenzie si affidano ai droni DJI per aiutare a salvare vite umane, promuovere la sicurezza dei lavoratori e sostenere le operazioni vitali, e prendiamo questa responsabilità molto sul serio “.