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Il presidente Antitrust Rustichelli vorrebbe sanzioni basate sul fatturato

Il neo-presidente dell'Antitrust, Roberto Rustichelli, ha fatto il punto dei temi più urgenti durante la presentazione della Relazione Annuale dell'Authority.

Il neo-presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, poche ore fa ha lasciato intendere quale sarà l’indirizzo del suo settennato: affrontare tutti i temi critici irrisolti, a partire dall’esigenza di sanzioni più incisive per le grandi aziende tecnologiche. La sua lunga dichiarazione è avvenuta in sede di presentazione della Relazione Annuale dell’Authority presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.

Pur ribadendo i valori dell’indipendenza, dell’autonomia e dell’imparzialità si è espresso duramente sulla concorrenza fiscale posta in essere da alcuni paesi come Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito di cui le imprese multinazionali hanno ampiamente approfittato.

“Gli investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale: l’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%”, ha dichiarato Rustichelli. “Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo”.

Il tema di fondo secondo Rustichelli è che localizzando nei paesi fiscalmente più vantaggiosi si drenano risorse dalle economie in cui il valore è effettivamente prodotto, riducendone la capacità di assicurare anche una più equa tassazione dei profitti delle imprese. “È indispensabile, dunque, ritrovare un approccio strategico comune a livello europeo per porre fine alle distorsioni del mercato attualmente esistenti, assicurando che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili ed il valore sono generati”, ha sottolineato il presidente.

“Vi è, inoltre, il nodo irrisolto della tassazione delle imprese digitali, sul quale si stenta a trovare una soluzione condivisa a causa dell’opposizione di alcuni Paesi membri, per cui il dibattito è destinato a svilupparsi a livello dell’OCSE, dunque in un contesto multilaterale ancora più complesso di quello europeo”.

Altro punto critico è quello della “necessità di disporre di sanzioni davvero efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti delle big tech companies, atteso che il massimo edittale di 5 milioni di euro rappresenta una frazione del tutto modesta del loro fatturato, del loro patrimonio e dei profitti che esse possono ricavare dalle infrazioni commesse”.

Rustichelli ha ricordato che una recente proposta di direttiva sta andando verso questa direzione “ancorando il massimo edittale ad una percentuale del fatturato annuo realizzato dal professionista”.

Qui la relazione annuale AGCOM completa riguardante l’attività svolta nel 2018.