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Jeff Bezos, Woody Allen e il sesso. Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere

Quando c’è di mezzo il sesso non c’è pace né scampo, che tu sia Jeff Bezos o Woody Allen. Fama, fortuna e cultura a quanto pare non sono sufficienti per evitare problemi e non c’è cura a base di soldi, cinema o psicoterapia che tenga. Questo almeno è quanto emerge osservando il bizzarro intreccio venutosi a creare in questi giorni tra Woody Allen, Amazon e il suo fondatore Jeff Bezos, tutti uniti dal fil rouge di (presunti) scandali sessuali.

Proprio mentre Bezos denunciava David Pecker, proprietario dell’American Media Inc., accusandolo di tentativo di ricatto ed estorsione sulla base di alcune sue foto compromettenti con un’altra donna (Bezos è sposato), Allen faceva causa agli Amazon Studios, accusandoli di essersi tirati indietro dagli accordi di contratto su quattro suoi film, accampando vaghe scuse che fanno riferimento a vecchi scandali risalenti a 25 anni fa, anche se tornati recentemente alla ribalta.

Jeff Bezos

Qualche settimana fa infatti il National Enquirer, giornale di proprietà dell’AMI, aveva pubblicato i test di alcuni messaggi che, secondo loro, provavano una liaison tra Bezos e un’altra donna. Il risultato è stato che il patron di Amazon ha ovviamente incaricato i propri avvocati di verificare in che modo il giornale fosse venuto in possesso di questi testi.

Pecker, a quanto pare indispettito dall’iniziativa, avrebbe allora inviato delle mail di minaccia a Bezos, intimandogli di bloccare tutto, pena la pubblicazione di foto ben più compromettenti dei testi. Sullo sfondo però si stagliano intrecci più complessi e forse anche pericolosi. Uno degli investigatori di Bezos infatti ha affermato che l’azione di Pecker e del suo giornale avrebbe in realtà motivazioni politiche. Bezos infatti com’è noto è anche proprietario del Washington Post, di orientamento democratico, mentre Pecker e le AMI sarebbero sotto osservazione sia per i propri rapporti col Governo Saudita sia per un possibile coinvolgimento nei fatti della campagna elettorale di Trump, oggetto di indagine nel 2016 da parte del Dipartimento di Giustizia.

Photo credit - DenisMakarenko/depositphotos.com

Woody Allen invece avrebbe chiesto ben 68 milioni di dollari di risarcimento agli Amazon Studios, che a suo dire sarebbero venuti meno a precedenti accordi sulla distribuzione di alcuni suoi film tra cui l’ultimo A Rainy Day in New York, sulla base delle sue presunte molestie alla figlia adottiva Dylan Farrow, risalenti agli anni ’90 ma rilanciate di recente dalla stessa Farrow nell’ambito del movimento #MeToo.

Insomma, sembra proprio che nella vita degli americani non ci sia scampo dalle psicosi sessuali su cui proprio Allen aveva cercato di ironizzare negli anni ’70 col suo Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere, che non a caso prendeva in prestito il titolo di un manuale del sessuologo David Reuben, best-seller a uso e consumo della pruriginosa classe media statunitense.

Nella vita reale però gli intrecci di sesso, soldi e politica non sembrano lasciare molto spazio all’ironia e i problemi non possono essere esorcizzati da una risata, ma solo dagli avvocati.