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Trump contro Twitter, eliminazione di bot o censura anti repubblicana?

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incontrato il CEO di Twitter, Jack Dorsey, per chiedere spiegazioni sull'eliminazione di un elevato numero di suoi follower. Che però erano Bot.

Ha uno dei profili più seguiti di Twitter ma, nonostante questo, continua a scrivere periodicamente di un presunto bias del media contro di lui e il suo schieramento politico, per altro senza mai produrre prove o numeri. Stiamo parlando di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, che nei giorni scorsi ha convocato a Washington il CEO di Twitter, Jack Dorsey, per chiedere spiegazioni su un improvviso calo dei propri follower.

Dorsey ha spiegato che “Twitter è qui per servire la conversazione pubblica nel suo insieme, mantenendola al contempo più sana e civile” e per farlo di recente ha cercato di eliminare quanti più account fraudolenti possibile. Ovviamente l’operazione ha portato a una diminuzione dei follower da parte di molti personaggi famosi, tra cui anche Trump e lo stesso Dorsey. In particolare l’account del Presidente ha perso 204mila follower su oltre 53 milioni, appena lo 0,4%.

Quello della lotta agli account fasulli, fraudolenti o fonte di spam è una battaglia necessaria e più volte invocata anche dalle autorità dei vari Stati, ma a quanto pare i politici sono convinti che il discorso valga solo quando penalizza i propri avversari.

Il rapporto tra social, propaganda e propagazione ad arte di bufale e fake news come sappiamo è purtroppo molto stretto e dirimerlo alquanto difficile. Un Bot ovviamente resta un Bot e la sua identificazione è oggettiva. Come spiegato al Senato USA da Carlos Monje, direttore delle politiche pubbliche per Twitter, il social “Non usa punti di vista, prospettive o affiliazioni politiche per prendere decisioni, siano esse pertinenti al ranking automatico dei contenuti sui nostri servizi o sul come evolvere o rafforzare le nostre regole”.

Tuttavia la valutazione e il peso che si attribuisce a certe misure non lo è altrettanto. “‎Non possiamo permettere che il partito repubblicano molesti le aziende hi-tech per indebolirne le politiche di moderazione dei contenuti che già non riescono a rimuovere i contenuti pericolosi e fuorvianti”, ha commentato il senatore democratico Mazie Hirono. Il problema è riconoscere che tali contenuti riguardano tutti e non solo gli avversari. ‎