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Aladdin, tra il conflitto con Williams e il Black Friday di Disney

Nel pieno della rinascita della Walt Disney, l’azienda di Los Angeles arrivava, all’inizio degli anni Novanta, dai successi de La Sirenetta e de La bella e la bestia, oltre a una breve parentesi con protagonisti Bianca e Bernie, sequel del precedente Classico del 1977 sul quale, nonostante fosse scomparso da undici anni, Walt Disney era comunque riuscito a mettere mano e bocca, seguendone il soggetto. In questo momento che sembra essere molto florido e che la storia dimostrerà che effettivamente lo fu, Alan Menken ha iniziato la trasformazione dell’animazione Disney in musical per il grande schermo, su indicazione del presidente Jeffrey Katzenberg. Ora, però, tocca compiere un passo in avanti, verso l’affermazione di questa rinascita.

Le tre possibili strade per Aladdin

John Musker e Ron Clements si trovarono dinanzi a un’ardua scelta: avevano dinanzi a loro tre possibili strade da percorrere, con la prima che portava a un adattamento cinematografico de Il lago dei cigni, il più famoso dei balletti musicati da Cakovskij, Il re della giungla, che sarebbe diventato poi Il re leone, e infine Aladdin. La storia nel frattempo era stata scritta, o quantomeno abbozzata, da Howard Ashman, che aveva scritto ben quaranta pagine di trattamento insieme con Alan Menken, che dal 1989, partendo da La Sirenetta, aveva risollevato le sorti delle produzioni Disney. A Jeffrey Katzenberg, però, la storia non convinse, soprattutto per la presenza di numerosi comprimari attorno al protagonista, da Babkak, Omar fino a Kasim, che rimase nella storia originale solo per i primi minuti iniziali.

Il lavoro di sceneggiatrice venne così affidato a Linda Woolverton, che aveva già riscosso grande successo con il lavoro svolto con La Bella e la Bestia e che andò ad attingere pesantemente dal film del 1940 Il ladro di Bagdad, dal quale poi nacque anche il personaggio di Jafar e un anziano di nome Abu che faceva da spalla al protagonista. Fu in questo preciso momento che Katzenberg pretese l’intervento di Musker e Clements, per andare a ritoccare il lavoro svolto dalla Woolverton e realizzare l’Aladdin sul quale poi avrebbero lavorato in quegli anni. Nel frattempo Howard Ashman fece in tempo solo a scrivere la canzone Principe Alì insieme ad Alan Menken, prima di morire a causa di una insufficienza cardiaca causata dall’aggravarsi dell’HIV.

Il black friday e i numerosi rifacimenti

Katzenberg fu estremamente minuzioso e capillare con lo sviluppo di Aladdin, non concedendo nessuno sgarro a tutti coloro i quali lavoravano al Classico in quel momento. Fece riscrivere parti della sceneggiatura a Musker e Clements perché ritenute inadatte all’opera che stavano realizzando, tanto da arrivare a quello che lo staff definì come il Black Friday, nulla a che vedere con la giornata degli sconti che attualmente coinvolge tutto il mondo, bensì con un momento in cui Katzenberg costrinse tutti a riscrivere l’intera storia senza cambiare la data d’uscita del film, fissata per il 25 novembre 1992 in America. Toccò a Ted Elliott e Terry Rossio intervenire per accontentare le richieste della produzione, andando a rimuovere completamente il personaggio della madre di Aladdin, fortificando il personaggio della principessa Jasmine e cancellando un gran numero di canzoni di Ashman e Menken.

La personalità di Aladdin venne riscritta per sembrare un giovane Harrison Ford, quindi molto più spigoloso, e Iago il pappagallo al servizio di Jafar dismise il proprio vestito da teso british per diventare molto più comico. Dopo sei mesi di lavoro, Katzenberg fu finalmente soddisfatto del lavoro svolto, che andava a raccogliere gli aspetti positivi sia de Il ladro di Bagdad, tra cui l’ambientazione che divenne Agrabah, che alcuni personaggi, ovviamente ispirati alla storia di Aladino e la lampada magica, da Le mille e una notte. I problemi, dopo la scrittura, passarono all’animazione di Aladdin: doveva originariamente essere come Michael J. Fox, sulla cresta dell’onda per Ritorno al Futuro, poi passò a un modello più attraente e meno fanciullesco, diventando come Tom Cruise. È incredibile pensare che i personaggi vennero realizzati non in concerto, bensì in diversi studi: Aladdin venne portato a termine da Glen Keane in California, mentre Mark Henn, che lavorava a Jasmine, era in Florida: i due, per un continuo consulto, erano costretti a inviarsi tramite fax i propri disegni e a sentirsi al telefono per coordinare il lavoro. Era il 1991 e bisognava usare tutti i mezzi possibili per vincere le distanze.

Il contenzioso con Robin Williams

Arrivò, quindi, il momento dedicato al Genio: Musker e Clements lo avevano scritto pensando a Robin Williams, ma Katzenberg, come d’altronde capitava spesso anche con Walt Disney, come ad esempio con Mary Poppins, era ben concentrato su Eddie Murphy o al massimo Steve Martin. Alla fine, in totale contrasto con il resto dell’andazzo preso dalla produzione generale del film, ad avere la meglio fu la decisione del duo che aveva lavorato alla sceneggiatura originale: Williams accettò il ruolo di doppiatore, ma per permettergli di gestire al meglio il ruolo e per ringraziarlo del fatto che avesse deciso di accettare il ruolo nonostante fosse già al lavoro a Hook e Toys, gli venne fornito un canovaccio da seguire, dandogli libertà di interpretazione e di improvvisazione. Eric Goldberg, responsabile delle animazioni del Genio, affermò di esser stato costretto a seguire la creazione di 52 diversi personaggi ai quali Williams diede vita con la propria voce.

Soltanto i migliori vennero effettivamente tenuti, mentre per molti altri si pensò di andare a riprendere dei personaggi delle precedenti produzioni: Bestia, Sebastian, Pinocchio e Pippo si vedono nel corso del film. L’accordo con Williams fu, tra l’altro, un successo unico dal punto di vista commerciale: l’attore decise di accettare il minimo stipendio salariale dell’epoca, ossia 75.000 dollari, a condizione che si limitasse l’utilizzo della sua immagine e che non si usasse il suo nome a per scopi promozionali. La richiesta arrivò anche a fronte del fatto che Toys, film nel quale Williams era protagonista, sarebbe arrivato al cinema appena un mese dopo Aladdin e avrebbero potuto sovrapporsi a livello di pubblicità.

Disney, però, non rispettò la richiesta e diede al Genio uno spazio superiore al 25% in tutti i poster pubblicitari, contraddicendo le pretese del doppiatore americano. Pur non utilizzando il nome di Williams al di fuori del film e per gli spot pubblicitari, la voce dell’attore venne comunque mantenuta in tutti i commerciali, oltre che per vendere giocattoli e fast-food in tema, senza ricompensare Williams in nessun modo. L’attore commentò in maniera poco felice che “l’unico motivo per cui Topolino ha tre dita è perché non riesce a raccogliere un assegno”. Il contenzioso costrinse l’azienda ad affidarsi a Dan Castellaneta per i successivi doppiaggi del Genio, in particolar modo per Il ritorno di Jafar, sequel per l’home video di Aladdin. Fu solo il licenziamento di Katzenberg e il successo ingaggio di Joe Roth alla guida di Disney a risolvere il conflitto, che non finì però mai in tribunale: Roth si scusò pubblicamente con Williams, con il quale aveva lavorato su Mrs. Doubtfire, e riuscì a convincerlo a tornare nei panni del Genio per Il re dei ladri, secondo sequel di Aladdin, per il quale quindi non venne richiamato Dan Castellaneta.

Un successo di tematiche e per la critica

Al di là di queste problematiche, Katzenberg fece di tutto per concentrarsi su molti dei temi scottanti del momento: si partì dalla prigionia, quella vissuta da Aladdin e Jasmine, prigionieri della loro rispettiva vita, o anche del Genio, vincolato alla sua lampada, e Jafar, costretto a essere limitato dalle scelte del Sultano. Jasmine venne creata con l’idea di creare una rottura con le precedenti principesse Disney, ribellandosi alla vita reale e a tutta la scala sociale, con l’unico obiettivo di trovare la propria strada, senza dover essere salvate dal principe di turno.

Un altro tema altrettanto ricorrente era la finzione dei personaggi, pronti a presentarsi diversi da ciò che realmente sono: lo fa Jasmine, lo fa Aladdin, fino al principe Alì, che però fallisce nel tentativo di impressionare la principessa, l’unica in grado di riconoscere il vero volto del nobile arrivato da Ababwa. L’intenso lavoro premiò la Disney, che con Aladdin incassò 504 milioni di dollari in tutto il mondo: fu il miglior successo del 1992 nonché il maggior incasso ottenuto da un film d’animazione, battuto solo due anni più tardi da Il re leone. In Italia fu secondo solo a Jurassic Park, mentre in America la lotta serrata lo vide vincere, infine, contro Mamma, ho riperso l’aereo. Fino al 2010, Aladdin è stato il secondo maggior incasso della Disney, superato poi da Rapunzel, che in egual misura andò a rivoluzionare il modo di raccontare storie, vent’anni dopo.

Aladdin fu un totale successo, convincendo tutti, dalla critica al pubblico. La comicità di Williams rese accessibile in film a tutti, sia agli adulti che ai bambini, mentre in molti apprezzarono anche l’espressività di Tappeto. Dall’altro lato, però, le polemiche colpirono il film e la produzione, a partire dalle accuse di razzismo. Si inizia sin da subito, con Le notti d’oriente, a cui nell’edizione home video del 1993 cambiarono alcuni versi eliminando la parte in cui il mercante cantava “e ti trovi in galera anche senza un perché“, sostituito da “c’è un deserto immenso e un calore intenso“.

Le stesse figure di Aladdin e Jasmine vennero criticate per il loro essere eccessivamente occidentalizzati e che così la loro pelle scura risultava solo grottesca e per niente reale. Aladdin, a riprova del successo, portò a casa due Oscar, entrambi andati ad ad Alan Menken, per la miglior colonna sonora e per la miglior canzone, con Il mondo è mio che riuscì ad avere la meglio su Un amico come me, che Menken aveva scritto con Ashman: la vincitrice, invece, venne scritta insieme a Tim Rice, subentrato ad Ashman dopo la morte. Fu un successo su larghissima scala: ne nacque un videogioco, due sequel, un film in live action pubblicato nel 2019 e un musical a Broadway, uno spettacolo su ghiaccio e due attrazioni nei parchi a tema Disney, oltre un’infinità di riconoscimenti positivi da parte di tutti i fan del mondo.