Cinema e Serie TV

Disney e la Giornata Mondiale degli Oceani: un “mare” di storie

Lo chiamano “oro blu” perché è davvero una risorsa preziosa e insostituibile, non solo per la sua bellezza e per tutto l’ecosistema che ha permesso di svilupparsi al suo interno e tutto intorno. Che l’acqua sia un bene fondamentale e da salvaguardare, ce lo insegnano sin da piccolissimi, e non possiamo che meravigliarci della bellezza di questo elemento ogni volta che osserviamo un lago, un mare, un oceano. Non poteva esserci un momento migliore della Giornata Mondiale degli Oceani per parlare del significato del mare nel mondo Disney, tra le tante produzioni animate e non solo, ora anche disponibili su Disney Plus, per cominciare ad assaporare la stagione estiva alle porte!

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La bellezza dell’acqua nella produzione Disney viene sapientemente raccontata anche nella recente serie su Disney Plus Zenimation, che abbiamo recensito per voi.

In fondo al mar

Se facciamo il collegamento “mare” e”Disney”, il primo pensiero che volgiamo immediatamente è alla celebre canzone In fondo al mar de La Sirenetta (1989), uno dei pezzi più famosi delle classiche colonne sonore della produzione animata di questa grande industria dell’intrattenimento.

Il brano in questione, interpretato dal granchio rosso Sebastian e dalla melodia frizzante tipica del genere pop e reggae, non è passato inosservato; viene apprezzato dalla critica già nell’anno stesso dell’uscita del film, tanto da conquistare un Academy Award for Best Original Song nel 1989, un Premio Oscar e un Golden Globe come Miglior Canzone nel 1990 e l’anno successivo vince anche un Grammy Award for Best Song Written for Visual Media.

Il mondo degli umani è un pasticcio! La vita sotto il mare è meglio di qualsiasi cosa abbiano lassù!

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Sembra davvero tutto molto bello, in fondo all’oceano, come recita il titolo francese del brano (Sous l’océan), ma come ben sappiamo, la vita di Ariel non è propriamente felice. Il brano infatti viene cantato proprio per convincerla a restare nel mondo marino, cercando di farle svanire il suo desiderio di diventare umana, abbandonare le sue sembianze di sirena e poter vivere per sempre con Eric, il bel capitano di cui si è perdutamente innamorata.

La sirenetta infatti ha sempre avuto parecchie diatribe con gli abitanti del mondo sott’acqua, non solo per le varie vicissitudini difficili con Ursula, la perfida strega che consente sì ad Ariel di trasformarsi in umana, per poter ricevere il cosiddetto “bacio del vero amore” (un classicone delle storie delle Principesse Disney), ma solo in cambio della sua voce, oltre a incantare Eric trasformandosi in Vanessa, ragazza con la voce di Ariel.

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Tale madre, tale figlia

Sappiamo bene come sia finita questa prima parte della storia, ma l’happy ending non ha una durata così eterna. Nel sequel La Sirenetta II – Ritorno agli abissi, a seguito della nascita di Melody, figlia di Ariel ed Eric, il rapporto con il mare si farà ancora più difficile; l’ostilità di quell’ambiente non è stata dimenticata da Ariel, alimentata da Morgana, sorella di Ursula. Tutti validi motivi che hanno concorso all’imposizione di una legge per Melody, tale per cui non le è possibile esplorare i fondali marini.

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Ma si sa, “tale madre, tale figlia”; la ribellione scorre nel sangue della giovane, la quale non vede l’ora di conoscere da vicino quel mondo a lei rimasto sconosciuto fino a quel momento.

Il mare cela ancora in sé tanti nemici e problematiche, risolte ultimamente nel finale di questo film, accompagnato poi da una terza pellicola, La sirenetta – Quando tutto ebbe inizio, che si pone sia come prequel alle vicende del primo titolo, sia in contraddizione parziale con in contenuti della serie La sirenetta – Le nuove avventure marine di Ariel, ma il tratto in comune è proprio l’esplorazione della vita di Ariel prima ancora che conoscesse Eric.

Se desiderate riscoprire tutti i titoli dedicati ad Ariel, vi consigliamo il DVD de La Sirenetta, la versione DVD o BluRay de La Sirenetta II e la versione DVD o BluRay de La Sirenetta – Quando tutto ebbe inizio.

Yo ho, a pirate’s life for me

Sappiamo bene che il mare non è solo un mondo pieno di insidie magiche e di nemici così cattivi come quelli appena illustrati, ma rappresenta anche energia, illegalità, adrenalina, azione. Stiamo proprio parlando delle scorribande tra pirati, cominciate quasi vent’anni fa con un film, La maledizione della prima luna, il primo titolo della serie capitanata da Johnny Depp quando ancora non presentava nel proprio titolo il refrain Pirati dei Caraibi (ma solo nella traduzione italiana; Pirates of the Caribbean era già presente dal primissimo titolo).

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Disney ha un legame davvero forte con la rappresentazione del mare in tutte le sue forme, e di sicuro non potevano mancare in film lontani dal mondo del cartone animato, rendendo tutta la potenza delle onde e la luce abbagliante delle spiagge dove combattono i nostri eroi. Come sappiamo, il capitan Jack Sparrow non ha vita facile, tra maledizioni, nemici da sconfiggere e la strenua lotta per la conquista della Perla Nera.

– Nooo! Non bene! Fermaaa, non bene! Che cosa fai?! Hai dato fuoco al cibo, alle palme… al rhum!

– Sì, ho bruciato il rhum!

– Perché hai bruciato il rhum?

In questa serie di film, il mare diventa custode di navi e vascelli che si rincorrono tra loro, anime in pena come quella di Will Turner, condannato a vita a trascorrere dieci interi anni senza toccare la terraferma e scrigni con tesori preziosi, come il proprio cuore. L’acqua è onnipresente, può dimostrarsi piena di insidie, oppure calma e placida, ma sempre protagonista di scenari idilliaci che ci hanno fatto sognare fino all’ultima pellicola.

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Nemo e il capitano

Se però i fondali marini non sono stati così fondamentali in Pirati dei Caraibi, diventano basilari in 20.000 Leghe sotto i mari, la versione del 1954, disponibile sempre su Disney Plus proprio perché venne prodotto dalla compagnia di Walt. Adattato dal romanzo originale dello scrittore francese Jules Verne, la storia si alimenta proprio dai segreti che ruotano attorno a un misterioso mostro in grado di far affondare qualsiasi imbarcazione vi si avvicini.

La storia assume tratti sempre più inquietanti, si apre letteralmente la caccia al mostro a partire dalla spedizione per liberare i mari e Pierre Aronnax, professore parigino, parte in spedizione con l’assistente, chiamato forse scaramanticamente Consiglio. L’incontro con il capitano Nemo, di origini indiane, guardiano del sottomarino Nautilus, è il primo di una serie di avventure dal climax ascendente sempre più accentuato, grazie alla magistrale regia di Richard Fleischer che riesce a inserire apparizioni gargantuesche, come il temibile e gigantesco calamaro, l’attacco dei cannibali, e scontri dalla suspense davvero elevata.

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Il fondo del mare e i mezzi di navigazione sono fondamentali in questo film, ma non è il solo. Da Capitan Nemo al rosso pesciolino, il passo è breve, ma solo per omonimia. La storia che Disney Pixar ha incantato e fatto commuovere già almeno due generazioni di spettatori, ha un calibro ben diverso da quella del mostro sui fondali.

– Quando la vita si fa dura sai che devi fare, Marlin?

– No, non lo voglio sapere.

– Zitto e nuota, nuota e nuota, zitto e nuota e nuota e nuota. E noi che si fa? Nuotiam, nuotiam!

Alla ricerca di Nemo rimane ancora oggi il racconto di legami affettivi e di una protezione innata, delle insidie che si possono nascondere dietro a quello che all’uomo può sembrare un semplice “motoschifo” e dell’inarrestabilità del fato.

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Ogni genitore è prima o poi chiamato a lasciar andare la propria prole, ma il mare è pieno di pesci, anche grandi, grossi e cattivi, proprio come il barracuda che ha portato via la mamma di Nemo e tutti i suoi fratelli. Un trauma che ha fisiologicamente portato papà Marlin a sviluppare un lato iperprotettivo, ma comunque incapace di impedire che anche Nemo cada letteralmente nelle mani sbagliate.

Acqua che dà vita

Il mare diventa il percorso di un viaggio rocambolesco e teatro di tante, uniche macchiette, tra cui spicca la figura di Dory, non a caso protagonista del film Alla ricerca di Dory, a 13 anni dall’uscita del film precedente. L’ambiente marino, a differenza di quello che rappresentava per Ariel, diventa ora un luogo di rivelazioni, incontri di compagni d’avventura insostituibili e unici, in grado di mettere a nudo le caratteristiche di ciascuno di loro.

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Il classico viaggio di crescita dell’eroe, più o meno, un po’ come accade in Oceania, figlio Disney partorito nello stesso anno de Alla Ricerca di Dory, dove le onde del mare nascondono incantesimi e magie per Vaiana. Abbastanza criticato per il costante riferimento allo stereotipo tale per cui l‘emancipazione di una protagonista femminile sia semplicemente dettata dalla sua indipendenza, questo fatto dovrebbe risultare di per sé naturale e non necessariamente da esaltare.

Fin da bambina, Vaiana ha subìto il fascino dell’oceano, che non hai mai esplorato in precedenza. Lanciarsi all’arrembaggio in solitaria si traduce nella scoperta di sé, seguendo le indicazioni di sua nonna, il cui lutto non viene nemmeno approfondito a dovere, si spinge in un’avventura graficamente e tecnicamente pulita, ma dalla simbologia un po’ più pallida, se confrontata con i fulgidi esempi del passato.

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Vaiana si spinge al largo per dimostrare il legame delle origini del suo popolo con il mare, alla navigazione, a questo elemento puro dove però non vi sono mostri da sconfiggere o nemici da affrontare, a differenza di quanto avviene in Frozen 2 – I segreti di Arendelle, dove l’avversario principale per Elsa sono sì le onde del mare e le acque di un fiume che racchiudono “la memoria del passato“, ma anche e in primis il potere che hanno in sé.

Solo l’acqua, allo stato liquido o solido che sia, potrà rivelarsi amica-nemica della sua identità da scoprire e accettare, un dualismo costantemente presente nella storia dell’animazione Disney, o almeno nell’ampia selezione di titoli che vi abbiamo proposto per celebrare un elemento unico e insostituibile, proprio come le emozioni nate dalle storie e dai personaggi che hanno saputo incantare generazioni e generazioni.

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Vi avevamo raccontato del valore del mare anche nella nostra recensione dedicata al documentario Blue Planet 2.