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Recensione: Dragon Trainer – Il mondo nascosto, l’ultima avventura di Hiccup e Sdentato

Dragon Trainer – Il mondo nascosto arriva nelle sale, e con esso ci viene offerta la conclusione della storia che ci ha legati alla crescita, ed alle vicende, del duo di Hiccup e Sdentato, una coppia che ha riscritto il rapporto tra uomo e drago tipicamente inteso, andando oltre lo stereotipo della caccia e della battaglia, conciliando nelle sue storie messaggi profondi e toccanti, spesso appannaggio di una sola animazione, quella Pixar. Dreamworks è stata capace, nel corso di un viaggio durato ben dieci anni, di dare alla serie una dimensione umana pregevole, trattando non solo l’ovvia tematica della crescita, ma parlando anche di distacco, ambizione, menomazione e persino morte.

È stato un viaggio lungo, e come tutti i viaggi degni di questo nome, capaci di attaccarci addosso ricordi bellissimi e, per certi versi, indimenticabili, è ora giunto il momento del commiato, del saluto, chiudendo quel ciclo narrativo che ha visto sia Hiccup, giovane vichingo di Berk, che il suo drago Sdentato, protagonisti di una crescita straordinaria, adatta nel linguaggio per ogni fetta di pubblico.

Dragon Trainer 3 chiude infatti la storia dei due, questo almeno salvo ripensamenti dell’ultima ora, e lo fa con qualche inciampo nel mezzo, ma con una conclusione ricca di stile e pathos, perfetta per salutare quelli che ormai sono dei vecchi amici, le cui avventure sono state al centro non solo di tre grandi lungometraggi, ma anche di tutta una serie di prodotti collaterali (non ultima una serie animata da ben 8 stagioni, che potete recuperare su Netflix), in cui il rapporto tra il ragazzo e il suo drago è stato cesellato in modo costante e sempre intelligente, creando nei fan un piacevole sentimento di “amicizia” tra lo spettatore e i personaggi.

Ecco perché, lo diciamo subito, Dragon Trainer 3 è un film dal sapore dolce amaro che, tuttavia, può portare a compimento la sua ricerca di pathos se, e solo se, sussiste nello spettatore un legame consolidato con i personaggi, senza il quale probabilmente il film risulterà non solo debole ma anche, in qualche modo, incomprensibile.

La storia riprende ad un anno dal precedente film, e va in continuità con gli aggiornamenti dei personaggi maturati nel corso dell’ultima stagione della serie TV Dragons. Hiccup è ormai un ragazzo maturo, che ha sostituito suo padre Stoick come leader della comunità dell’isola di Berk. Un’isola che ha ormai l’aspetto di un’oasi di convivenza felice tra uomini e draghi, tanto da attirare ciclicamente l’attenzione dei cacciatori di draghi che, nonostante la minaccia della cavalleria volante di Berk, continuano a trafficare e commerciare le creature. Se da un lato Berk è florida e felice, Hiccup e i suoi abitanti cominciano però ad accusare un problema di spazio, dovuto alle dimensioni ridotte dell’isola che mal si sposano con il numero ormai esorbitante di draghi che la abitano, creando problemi che la popolazione affronta con tolleranza, ma non senza sentirne il peso.

Deciso più che mai a coronare in tutto e per tutto il sogno di una convivenza pacifica e senza pericoli per esseri umani e draghi, Hiccup farà quindi affidamento su un vecchio mito raccontatogli dal padre in tenera età, secondo cui esiste ai confini del mondo un posto nascosto in cui i draghi nascono e vivono pacificamente, ed in cui idealmente trasferire non solo le creature ma l’intera comunità di Berk. La necessità del viaggio e della ricerca del mitico Mondo Nascosto si sposerà poi con una necessità molto pratica: quella di sfuggire dalle grinfie del perfido Grimmel, un cacciatore di draghi spietato e specializzato nella caccia alle Furie Buie, che si metterà a caccia di Hiccup e sdentato su richiesta di quegli stessi bracconieri a cui Berk ha dato filo da torcere.

La trama di Dragon Trainer 3 è molto basilare, e si basa sull’arcinoto stereotipo del nemico apparentemente insormontabile, che obbligherà i protagonisti a riconsiderare le proprie convinzioni nella ricerca (ovviamente in sé stessi più che nel mondo circostante, di un modo per affrontarli). Detta così si potrebbe archiviare il film come grande banalità, ma in realtà quella della fuga da Grimmel e annessi incontri/scontri è solo un pretesto, un piccolo salto che lo spettatore deve compiere per scoprire gli ultimi passi della maturazione dei suoi protagonisti e, in particolare, del sempre convincente Sdentato. Il drago, già divenuto “Alpha”, ovvero leader della sua razza nel film precedente, scopre in questo film l’amore per quella che è probabilmente l’ultima femmina della sua specie, portando Hiccup a confrontarsi con il tema del distacco, in modo certamente più profondo di quanto non fosse accaduto nel film precedente.

La differenza è che la prospettiva narrativa non è più quella del figlio che deve lasciare il padre, ma dell’uomo che deve lasciar andare un amico, praticamente un figlio, scoprendo in sé stesso quella forza d’animo assopitasi nella comodità del rapporto uomo/drago. La trama del rapporto tra Hiccup e Sdentato, e tra quest’ultimo e la sua compagna (una Furia Chiara), è di fatto la vera trama del film, e tutto il contesto del villain e delle sue ragioni è un mero contorno, atto più che altro a dare un po’ di ritmo alla trama, specie all’inizio dell’ultima parte del film.

Dragon Trainer 3

Tant’è che senza l’azione, e lasciando al centro degli eventi il solo rapporto personale tra i protagonisti, solo marginalmente animato dai tanti comprimari (evolutisi, per altro, solo nella serie televisiva), il film quasi stenta a decollare, partendo bene ma poi assestandosi su di un ritmo lento ma, per fortuna, mai noioso. Questo perché a contesto c’è una meravigliosa fascinazione per il lavoro tecnico di Dreamworks, che riesce a creare dei fondali meravigliosi ed una serie di effetti relativi alla gestione delle particelle (nebbia, e soprattutto sabbia) che paiono ormai fotorealistici.

Al netto di tutto il film però funziona, si lascia apprezzare, sebbene alcune tematiche avrebbero forse meritato più spazio, quanto meno perché citate solo marginalmente. La questione della menomazione fisica di Hiccup e Sdentato, ad esempio, che costituisce un ovvio limite per entrambi oltre il quale si sono, a prescindere da tutto, affermati come leader, è un tema interessante, che il film tuttavia prospetta con troppa semplicità, finanche pigrizia in certi frangenti, restando appannaggio in modo chiaro solo del pubblico più adulto (e non è neanche detto). Completamente agli antipodi ed invece finemente cesellata è la parabola che porterà il duo a lasciarsi vicendevolmente andare verso la maturità e l’indipendenza, che è poi il fulcro centrale del film e del suo splendido e toccante finale che, forse anche da solo, varrebbe comunque il prezzo del biglietto.

Se siete fan di Dragon Trainer allora perché non dare un’occhiata al libro da cui è partito tutto? Il delizioso “How to train your dragon” di Cressida Cowell. Se poi proprio non volete lasciarvi alle spalle l’isola di Berk, allora preordinate il gioco “Dragons: l’alba dei nuovi cavalieri”, prossimamente in arrivo su console!