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Ennio Morricone, c’era una volta “il”compositore

Ennio Morricone ci ha lasciati. La notizia ha scosso tutti gli appassionati di cinema e di musica, profondamente legati alle colonne sonore composte da questo titano, che quasi credevano immortale, come le sue musiche. L’eredità che Morricone lascia a tutti noi è fatta di emozioni che hanno trasceso i limiti delle pellicole, sono diventati momenti personali degli spettatori, che hanno sperimentato la drammaticità e l’epicità grazie ad una cifra stilistica inconfondibile, capace al contempo di rinnovarsi e sperimentare, anche all’interno della stessa colonna sonora.

Le migliori colonne sonore di Ennio Morricone, un titolo la cui complessità è palese. Come si può sondare una così vasta produzione, un archivio emotivo quasi sacro, cercando il meglio, dove tutto è perfetto? La risposta è semplice: è impossibile. L’intera vita lavorativa di Morricone è uno spartito emotivo in cui tutti, almeno una volta, ci siamo riconosciuti e ci siamo commossi. Ci siamo fatti consolare dal suo pacato e struggente abbraccio canoro per superare la morte di Malone e abbiamo letteralmente vibrato con la perfezione della colonna sonora di C’era una volta in America.

Eppure, oggi siamo qui a parlare di quelli che potrebbero essere considerati i suoi brani più emozionanti, in quello che sembra un tributo, ma che ha il retrogusto amaro della consapevolezza che ci saranno decine di brani che avrebbero meritato ugual ammirazione. Per un’ultima volta, per favore, musica, Maestro!

Gli Intoccabili (Brian de Palma, 1988)

In Gli Intoccabili, Ennio Morricone regala a De Palma una colonna sonora sontuosa, capace di valorizzare in modo impeccabile ogni momento di questo film, con alcune sonorità che ricordano un altro suo grande lavoro, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Che si tratti della celebre scena della stazione o del processo a Capone, passando per lo scontro tra Elliot Ness e il killer Frank Nitti, Morricone valorizza ogni istante con la sua solita maestria. L’apice però viene toccato con la scena della morte del poliziotto Jimmy Malone, il burbero irlandese interpretato da Sean Connery. Un momento tragico, accompagnato da una musica struggente e dolce, che unisce la tristezza del momento, con un crescendo intenso che nobilita la recitazione di un trio attoriale composto da Sean Connery, Kevin Costner e Andy Garcia.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (Elio Petri, 1970)

La capacità di Morricone di mettere lo spettatore nel giusto spirito per vivere con intensità le emozioni dei personaggi è la protagonista assoluta di questa colonna sonora data 1970. La complessità del film, una vicenda giudiziaria dalle tinte cupe, trova in Morricone un autore che ne interpreta l’essenza e la trasforma in musica, dando vita a brani in cui trovano spazio suggestioni diverse e apparentemente inconciliabili, ma che il Maestro riesce a far convivere su un equilibrio emotivo teso e mai forzato.

Giù la testa (Sergio Leone, 1971)

Il sodalizio artistico tra Morricone e Leone è una delle pagine più felici della storia del cinema. Da questa lunga collaborazione sono nati dei brani leggendari, divenuti patrimonio universale, venendo fischiettati e canticchiati da intere generazioni. Come accaduto per la colonna sonora di Giù la testa, in cui le imprese del fuorilegge messicano Miranda (Rod Steiger) e del dinamitardo irlandese John Mallory (James Coburn) vennero accompagnate da una colonna sonora che sapeva esaltare i momenti più dinamici e mantenere con garbo un tono malinconico nell’avvolgere i suoi insoliti protagonisti. E tutti hanno ascoltato almeno una volta questa colonna sonora, magari partecipando canticchiando ‘Sean, Sean’ ripensando all’indimenticabile irlandese di Coburn.

La leggenda del pianista sull’oceano (Giuseppe Tornatore, 1988)

Un altro regista italiano, Giuseppe Tornatore, decise di affidarsi alla sensibilità di Morricone per trovare il giusto accompagnamento musicale per le proprie storie. Dopo il buon esito della collaborazione per Nuovo Cinema Paradiso, Tornatore chiese nuovamente al Maestro di curare la colonna sonora de La leggenda del pianista sull’oceano, una richiesta a cui Morricone rispose con una musica in cui il pianoforte, parte integrante del protagonista Novecento, ha un ruolo non solo di primo piano, ma diventa la colonna portante di una soundtrack delicata, dalle tinte nostalgiche e capace di emozionare con la sua pacata melodia, perfetta compagnia di recitazione di un magnifico Tim Roth. Esempio di questa sua indimenticabile maestria è The Crisis, stuggente, nostalgica, perfetta.

The Hateful Eight (Quentin Tarantino, 2015)

Che Tarantino abbia un’indubbia venerazione per la cinematografica dei bei tempi andati non è certo un mistero, e la sua ammirazione per il cinema nostrano è tale che non poteva pensare di dirigere un western senza avere alle musiche Ennio Morricone. Una scelta felice, che consentì al Maestro di recuperare materiale non utilizzato per la colonna sonora de La Cosa (1982), dimostrando come la sua capacità di instillare emozioni è universale, riuscendo a creare un brano capace di costruire un percorso emotivo in crescendo perfetto. L’ultima diligenza di Red Rock è una cascata emotiva.

La Cosa (John Carpenter, 1982)

L’estro musicale di Morricone era tale che nemmeno la fantascienza horror ha saputo metterlo in difficoltà. Lo dimostra il suo ottimo lavoro per la colonna sonora de La Cosa, il remake del classico fantascientifico firmato da Carpenter nel 1982. Morricone ebbe una felice intuizione dando vita ad un tema angosciante e ben scandito in cui si percepisce la presenza di una minaccia ignota, con una cadenza ritmica netta e vivacizzata da una semplicità musicale che esalta le atmosfere cupe del film.

C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)

L’ultimo film di un gigante del cinema italiano, che anche in quest’occasione volle al suo fianco il fido Morricone. Un compito che il Maestro svolse con tale dedizione, da realizzare la colonna sonora prima ancora delle riprese, cosa che consentì alla troupe di godere della sua musica durante la realizzazione del film. Anche in questo caso, Morricone riuscì a realizzare un accompagnamento musicale in cui diversi toni vanno a comporre il ritratto di una nazione complessa e varia come quella americana, donando all’ultima storia di Leone uno dei suoi brani più amati e conosciuti.

Sicuramente ci sarebbero altre decine di brani che meriterebbero un posto in questo nostro piccolo viaggio all’interno della maestosa produzione di Morricone. Eppure, in questa selezione sono presenti alcuni degli elementi più identificativi della musica del Maestro, un piccolo, ultimo concerto per rivivere il suo estro, prima di vederlo posare per l’ultima volta la sua bacchetta, salutare col suo composto inchino orchestrali e pubblico entusiasta, e attendere per l’ultima volta che cali il sipario.

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