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Gli Hobbit preistorici sono nostri antenati?

Gli Hobbit, i simpatici e tranquilli umanoidi dallo fame insaziabile che abbiamo imparato a conoscere, e amare, con il Signore degli Anelli e altre opere di J.R.R. Tolkien, sembra che siano davvero esistiti nel passato del nostro pianeta. O, per lo meno, qualcosa a loro molto similare.
Alcune specie umane primordiali, forse anche nostre lontane parenti, sono così state ribattezzate in via informale, Hobbit.

Crani di "hobbit" e di Homo Sapiens a confronto
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Stiamo parlando dell’Homo Floriensis e dell’Homo Luzonensis, specie scoperte entrambe grazie ai ritrovamenti avvenuti in alcune isole del Sud Est Asiatico, che si sono meritate questo affettuoso soprannome che rimanda alla più grande opera fantasy mai scritta, grazie alle loro dimensioni.
Questi nostri parenti preistorici infatti, sarebbero risultati alti in media 1,12 metri circa, decisamente molto inferiori alla stazza media riscontrata invece con l’Homo Sapiens Neanderthalensis e con l’Homo Denisovans, nostri diretti “cugini” con i quali avrebbero anche condiviso il territorio e con i quali la nostra razza si è spesso e volentieri incrociata in tempi remoti e che, non è escluso, si siano anche incrociati a loro volta con i cosiddetti Hobbit. Dunque, forse anche noi abbiamo un po’ di sangue Hobbit nelle nostre vene!

Il vero volto di un Hobbit?
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Le teorie più accreditate, frutto dello studio su oltre 400 diversi tipi di genoma umano moderno, riportano che questi nostri ancestrali parenti avrebbero potuto essersi incrociati molto più frequentemente con e popolazioni più meridionali di Homo Luzonensis, escludendo quasi categoricamente rapporti diretti con noi esseri umani “moderni”.

Stando a quanto riportato dagli studiosi, l’Homo Floriensis e l’Homo Luzonensis hanno sviluppato una così scarsa statura per via di una caratteristica evolutiva peculiare a molte specie insulari, la cosiddetta miniaturizzazione.
Dimensioni più contenute permettevano un minor dispendio di energia, e di conseguenza un minor fabbisogno nutritivo, condizione che si è quasi sempre rivelata vincente in ambienti chiusi come quelli insulari.

Inoltre, le piccole dimensioni permettevano di nascondersi con più facilità e di avere più chance di sfuggire a eventuali predatori, aumentando così le possibilità di sopravvivenza in condizioni critiche.

Anche se, a una prima analisi, l’Homo Floriensis che l’Homo Luzonensis sembrano essere più strettamente imparentati con l’Homo Erectus rispetto che con le varie specie Sapiens, soltanto un accurato studio dei genomi, ricavati dai resti in nostro possesso, potrà definire con relativa certezza quanto fossero stati in realtà vicini a noi.
E quindi, quanto possiamo considerarci “parenti” di questi piccoli Hobbit preistorici? Per saperne di più sui nostri antenati e sui processi evolutivi che hanno portato fino a noi, vi consigliamo Il Grande Racconto dell’Evoluzione Umana scritto da Giorgio Manzi (link Amazon)