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Jack Ryan: la recensione della seconda stagione

In occasione dell’imminente debutto su Amazon Prime Video della seconda stagione di Jack Ryan, abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima tutte le otto puntate che la compongono e vogliamo quindi condividere con voi le nostre impressioni, rigorosamente no spoiler. Senza raccontarvi nulla della trama dunque mi limiterò a darvi alcuni spunti di riflessione su questa stagione che, ve lo dico subito, è risultata ancora una volta convincente.

Solida e ben scritta come sempre, riparte dai punti di forza della prima, aggiungendo azione e moltiplicando le location in un’indagine serrata ancora più vicina al thriller geopolitico che da sempre ha caratterizzato i libri di Tom Clancy e degna del miglior James Bond dei tempi recenti. Insomma, più che “more of the same”, “bigger, better, Clancyer”.

La serie però, bisogna dirlo, non parte forte quanto la prima stagione, con quell’indimenticabile prima puntata, compatta ed efficace nel tratteggiare a un tempo la complessità di una situazione politica e i caratteri del protagonista e dell’antagonista, con uno sguardo emotivo ed empatico capace di guardare negli occhi le colpe di tutti, così da restituire uno scenario complesso e sfaccettato, dove buoni e cattivi diventano concetti superflui.

Qui l’effetto sorpresa ovviamente non c’è più e il pilota si prende tutto il tempo – forse anche troppo – per dispiegare dinanzi a noi il complesso contesto di partenza della nuova avventura. Dopo le prime due puntate però la nuova stagione saprà ritrovare il giusto ritmo, anche grazie a una maggior compattezza narrativa e a una durata minore dei singoli episodi.

John Krasinski è ancora una volta perfetto nel ruolo di Jack Ryan, col suo aspetto da bravo ragazzone statunitense, tutto sport, idealismo e amor di patria, che deve suo malgrado trasformarsi da burocrate in 007. Ma l’eroe nato dalla penna di Tom Clancy in piena Guerra Fredda non è la tipica icona statunitense e Krasinski riesce a dare un corpo e un’anima a un personaggio che si scopre molto più sfaccettato rispetto allo stereotipo che si potrebbe immaginare.

Ryan non è uno sprovveduto con un’idea assai parziale della geopolitica mondiale e una visione rudimentale dell’esistenza a base di buoni e cattivi, ma un uomo consapevole, che si butta nei complessi intrighi politico-economici suo malgrado, quasi sempre perché costretto dagli eventi e adoperandosi quindi con tutte le sue forze per risolvere situazioni potenzialmente letali, ma senza mai perdere la propria umanità e il suo sguardo disincantato sul mondo.

Da questo punto di vista dunque la risoluzione finale della prima come della seconda stagione non è il reaganiano trionfo dello statunitense buono sul cattivo di turno, ma solo una chiosa temporanea quanto necessaria a sventare una minaccia concreta, senza alcuna pretesa di aver semplificato situazioni complesse. La ricomposizione sofferta di una pace precaria, illusoria. E non priva di colpe.

La serie, lungi dall’essere una vuota esaltazione patriottica della politica estera statunitense, lavora dunque costantemente e sottilmente sugli stereotipi, smontandoli dall’interno e offrendo anzi uno sguardo sincero e disincantato sulle dinamiche e gli interessi che governano la nostra realtà dietro le quinte. A tal proposito gustatevi la bellissima sigla di testa che, con le sue ardite giustapposizioni di immagini apparentemente distanti, va in realtà a costruire un puzzle complesso in cui dietro ciascun oggetto familiare e quotidiano se ne cela un altro più letale. Armi, soldi, informazioni, la grande scacchiera della geopolitica mondiale sulla quale siamo soltanto degli umili pedoni.

Da Caccia Ottobre Rosso in poi, l’iconico Jack Ryan è stato portato sul grande schermo da tanti attori. Per decidere qual è la vostra interpretazione preferita tocca vedere tutti i film. Fortunatamente sono tutti raccolti in questo cofanetto, Jack Ryan Collection.