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K-11 Volume 5: l’altro lato della Guerra Fredda

Quando K-11 arrivò nelle librerie con il suo primo volume, in molti si lasciarono tentare dalla facile assonanza tra la rinascita del protagonista e il supersoldato dei comics per eccellenza, Captain America. Entrambi figli di un progetto scientifico, anzi fantascientifico, ambedue divenuti un orgoglio per il proprio paese e visti come il futuro della propria nazione. A bene vedere, specialmente alla luce del quinto volume di K-11, le analogie tra i due personaggi sono decisamente inferiori alle dissonanze, dimostrazione di come Matteo Casali non si sia limitato a offrire una riscrittura del mito della Sentinella della Libertà, ma abbia invece voluto realizzare un ritratto personale di un’epoca, colorando con le dinamiche di una storia a fumetti uno dei periodi più cupi della storia contemporanea.

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Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, raccontata nelle sue fasi finali, sino alla nascita di quella che divenne la Guerra Fredda, Casali utilizza il suo protagonista, Karl, come un punto di vista privilegiato per rivivere, da una prospettiva emotivamente fresca, delle suggestioni narrative già affrontate in romanzi e film. Difficile pensare alla Guerra Fredda e non ricordare le grandi spie come James Bond o l’incredibile produzione letteraria e cinematografica che ci hanno fornito un ritratto sovente monodirezionale di questa contrapposizione tra i due blocchi, sovietico e americano. Casali, invece ha deciso di emanciparsi da questa tradizione granitica, ribaltando il punto di vista iniziale trasformandolo in una lotta bipartisan tra le ragioni di Stato e l’identità individuale.

K-11 Volume 5: patria, onore, famiglia

Parlando di K-11, infatti, non stiamo affrontando una lettura superoica, per quanto i poteri di Karl possano essere fuorvianti. A ben vedere, infatti, le conseguenze degli esperimenti a cui è stato sottoposto il protagonista, inizialmente a scopo difensivo in previsione di un olocausto nucleare, non vengono utilizzati come armi da questa cavia umana, ma sono resi da Casali uno strumento narrativo interessante, una maledizione, a cui Karl non riesce a sottrarsi. Una visione a cui l’uomo arriva man mano che prende coscienza del proprio ruolo all’interno della società sovietica in cui è cresciuto, contesto sociale in cui non conta l’individuo ma il collettivo, un fondamento morale su cui basa l’intera etica interiore di Karl. Almeno, in prima battuta.

Casali, infatti, ci accompagna in un una progressiva presa di coscienza da parte di Karl, che passa dall’essere un figlio della Madre Russia, cellula di un organismo più grande, al sentirsi un’entità autonoma. Come evoluzione di un personaggio, si tratta di una crescita importante, se consideriamo come Casali sviluppa questo processo, passando dalla realizzazione di tutte quelle che erano funzioni fortemente volute dalla mentalità sovietica (sacrifico, patria, famiglia), ma che per Karl diventano invece una sorta di catarsi che lo porta a chiedersi cosa ci sia oltre il suo dovere. Dove finisce il figlio della Russia e inizia l’individuo? Un quesito fondamentale, che rende Karl non un supereroe, quanto un superindividuo, atipica creatura in un mondo di ipocrita parità pronta a rivendicare la propria specificità.

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Nei primi quattro volumi di K-11, Casali ci guida in questa evoluzione di Karl, un mutamento interiore che lo porta a meditare la diserzione, consegnandosi al nemico, all’America. D’altronde, da sempre la propaganda americana si è contraddistinta in quel periodo mostrandosi come la Terra delle Libertà, dove tutti potevano avere una possibilità. Per Karl e la sua famiglia questo era sinonimo di una chance di avere un nuovo futuro, una prospettiva che ci aspettavamo di vedere finalmente nel quinto volume di K-11. E Casali non ci delude, ma raggiunge questo scopo mantenendo una sua coerenza narrativa, evitando la retorica e cogliendo l’occasione di mostrare l’altro lato della Cortina di Ferro visto con gli occhi del nemico. Un dualismo ideologico che, attraverso gli occhi di Karl, non è una riproposta del classico clichè del defezionista, quanto un’esperienza personale fatta di amarezza e delusione.

Oltre l’ideologia

A ben vedere, K-11 è una storia di tradimento, ma la vittima non è una nazione, non è un’ideologia, ma è lo stesso protagonista, Karl. Nei precedenti volumi, abbiamo visto come il suo cieco idealismo verso la dottrina sovietica sia stata manipolata e asservita, rendendolo uno strumento. La sua ricerca di un’alternativa lo ha condotto a riversare le proprie speranze sulle millantate libertà americane, ma sarà davvero così?

K-11, con il suo quinto volume, ci offre la risposta, mettendo crudelmente Karl di fronte alla verità. Ciò che lo ha reso così prezioso è anche la sua catena, lo ha trasformato in un pericoloso strumento che fa gola alle potenze nucleari. Lui e la sua ‘famiglia atomica’, considerato che anche i suoi eredi mostrano i suoi poteri, sono un asset, non individui. E si torna, in un certo senso, all’origine delle vicissitudini morali del protagonista: cambiano le bandiere, le parole sono diverse, ma lo spirito è lo stesso. Karl, in un modo nell’altro, deve rassegnarsi a essere un’arma, non importa chi la impugni, ma soprattutto deve accettare di doversi sacrificare all’occorrenza.

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Tra le linee nemiche nella Guerra di Corea, primo scontro tra i due Blocchi, Karl comprende come non ci sia molta differenza tra sovietici e yankee. A ben vedere, Karl viene nuovamente tradito, ma la sua visione del mondo ora gli consente di seguire un proprio istinto di conservazione, che vede nella sua famiglia il fulcro della sua esistenza. Una visione del mondo che allontana, inevitabilmente, Karl dal ruolo di eroe, avvicinandolo sempre più a quello di individuo, una definizione che lo porta a compiere scelte immorali ed estreme, ma sempre finalizzate a preservare la sua famiglia.

Casali opera con accortezza in questo terreno emotivo, intrecciando alla fermezza di Karl la ricerca di un nuovo equilibrio della moglie. Lora. Priva di un sostegno morale e lontana dal suo mondo, la donna si appoggia alla religione, elemento poco gradito al marito, ancora legato a certi retaggi della sua educazione. Con questo elemento, Casali introduce un elemento caratteristico della società americana, rendendolo al contempo un raffinato strumento analitico con cui ritrarre le ipocrisie americane del periodo, lavorando alla perfezione sui dialoghi, che fotografano la mentalità statunitense del periodo.

Casali unisce questo ritratto sociale dell’America alla sua storia, facendo emergere le nuove tensioni tra States e U.R.R.S. che contraddistinsero i primi anni ’60. Un’escalation della tensione tra i due paesi che compare nella parte finale del quinto volume di K-11, lasciandoci la sensazione che l’epopea di questo superindividuo abbia ancora molto da dire.

K-11: la fine è l’inizio

A dare visione a questo ultimo capitolo di K-11 è Stefano Landini, che interpreta al meglio il tono narrativo di Casali. Nel ritrarre Karl, Landini lo inserisce la meglio all’interno di un mondo reale, in cui compaiono immagini divenute storia e che il disegnatore riproduce cogliendone lo spirito. Sia nel ritrarre la dimensione quotidiana dei personaggi che nel lasciare emergere il tono più intenso e violento della vicenda, veicolando al meglio l’espressività degli attori di questo dramma umano, impreziosita dalla colorazione impeccabile di Fabiana Mascolo.

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Una vicenda che non dovrebbe concludersi con questo quinto capitolo. K-11, come altre opere del calibro de Il Confine o Senzanima, ha dimostrato che Audace, la linea narrativa bonelliana dedicata a tematiche più impegnative, sia un progetto che consente di portare in libreria storie di grande livello. Casali, con K-11, conferma questa sensazione, creando non solamente un arco narrativo, ma dando vita a quello che si presenta come un più ampio contesto narrativo. Una produzione intelligente,giustamente valorizzata da Bonelli con una grande cura editoriale, impreziosita dalle stupenda copertina di Emiliano Mammucari, oltre a un extra che valorizza la genesi di questa avvincente serie.

K-11: volume 5


Parlando di K-11, infatti, non stiamo affrontando una lettura superoica, per quanto i poteri di Karl possano essere fuorvianti. A ben vedere, infatti, le conseguenze degli esperimenti a cui è stato sottoposto il protagonista, inizialmente a scopo difensivo in previsione di un olocausto nucleare, non vengono utilizzati come armi da questa cavia umana, ma sono resi da Casali uno strumento narrativo interessante, una maledizione, a cui Karl non riesce a sottrarsi.

Pro

  • Storia appassionante
  • Ritratte del periodo storico curato
  • Dinamiche emotive ben ritratte
  • Disegni e colori ben gestiti

Contro

  • Finale aperto che lascia la curiosità per un seguito