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Pelle di Mille Bestie: la recensione


Pelle di Mille Bestie
Genere
Fantasy
Formato
Cartonato
Autore
Stéphane Fert
Editore
Tunué

Pelle di Mille Bestie: un racconto degli opposti, una fiaba contemporanea calata in un tempo ed un luogo remoti, in cui la principessa da aiutare in realtà non ha bisogno di essere tratta in salvo, ma di essere libera di fare le proprie scelte: scegliere chi essere, come vivere e chi amare.

Pelle di Mille Bestie

Il nuovo graphic novel di Stéphane Fert che, dopo Morgana, ci regala una nuova, bellissima opera fatta di principi e principesse alla ricerca gli uni degli altri e di sè stessi, di re e padri malvagi, fate che in realtà sono streghe (o viceversa?). Il tutto, contenuto in una fiaba realizzata su fondamenti quali l’identità femminile e, in generale, il rifiuto di tutto ciò che può esserci di tossico: un amore violento e contronatura, l’imposizione di un ruolo entro i limiti del proprio genere, un patriarcato che non lascia vie di scampo. Un racconto reale e magico allo stesso tempo, con un’aura onirica data dalle sue illustrazioni da incanto che sembrano essere uscite direttamente da un libro di fiabe per bambini.

Da Giambattista Basile ai fratelli Grimm a Stéphane Fert

Come per Morgana, il primo graphic novel di Stéphane Fert pubblicato da Tunué, l’illustratore e fumettista francese si è ispirato ad uno dei personagghi chiave del Ciclo Bretone, così in Pelle di Mille Bestie punta nuovamente su un racconto celebre: stavolta, Fert trova la materia per il suo fumetto nella fiaba dei fratelli Grimm intitolata Dognipelo, in cui una bellissima principessa fugge dalle grinfie del padre, che intende sposarla poiché l’unica ad eguagliare la bellezza della consorte morta. La fanciulla si veste così di un abito composto dalla pelliccia di tutti gli animali della foresta e scappa dal castello in cui vive, assumendo una sorta di nuova identità in un altro regno, dove troverà il vero amore della sua vita nientemeno che nel re che lo governa.

Forse non tutti sanno, però, che Dognipelo è basata a sua volta su un’altra fiaba, stavolta di origini italiane: si tratta de L’Orsa, contenuta nella raccolta in lingua napoletana Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, scritta tra il 1634 e il 1636. Anche qui, in maniera analoga, vi è la presenza di un re che vede nella figlia l’unica donna da prendere in moglie dopo la morte della sua regina; un amore malato che viola le leggi della natura, a cui la protagonista sfugge per mezzo di un bastoncino magico donatole da un’anziana serva, che la tramuta in un’orsa. E anche qui, la principessa avrà modo di riscattarsi sposando l’uomo della sua vita, principe di un regno lontano. Una menzione a parte, poi, per la copertina del fumetto – cartonata, ma “morbida” al tatto – per la quale Fert si è ispirato alla locandina del film La Favolosa Storia di Pelle d’Asino, del 1970.

Pelle di Mille Bestie

Pelle di Mille Bestie fa suoi gli elementi cardine di queste fiabe, come la figura del re che vuole imporre il suo malsano patriarcato; quella della principessa che vi si oppone strenuamente e del principe che si innamora della bella protagonista; l’abito composto dalla pelliccia delle creature del bosco o, ancora, l’aiuto fornito da una vecchia signora e gli abiti nascosti nei gusci di noce. Tuttavia, nonostante questo graphic novel possa essere considerata a buon titolo una fiaba contemporanea, la sua trama ha poco di fiabesco e molto della cruda realtà quotidiana che riempie il mondo (soprattutto quello femminile) di ferite e cicatrici.

La bestia dentro

Pelle di Mille Bestie parte da una ricerca: il principe Lou si è innamorato della bella Ronces sin dal loro primo incontro nella foresta, ma da allora la principessa non si è più presentata agli incontri successivi e Lou teme che possa esserle accaduto qualcosa, così cerca di scovarne le tracce nel bosco. Lui è gracile, dai tratti femminei ed appassionato di botanica; lei è di una bellezza irresistibile, dal fisico giunonico e dall’animo guerriero: due personaggi in netto contrasto con i canonici protagonisti delle fiabe della tradizione.

È la “fata” Margot a svelare al sempre più smarrito Lou cos’è accaduto: Re Lucanus, il re della foresta, ha giurato di prendere in moglie solo una donna che eguagli la bellezza della sua defunta moglie e l’unica che corrisponde a tale descrizione è la figlia, Ronces, cresciuta dalle bestie del bosco. La ragazza rifiuta questo amore malato e violento ma, prima che essa possa fuggire lontano, Lucanus le lancia un sortilegio: la ricopre di un abito fatto della pelle strappata alle mille bestie della foresta, le stesse che l’hanno accudita per molti anni, e poi la maledice costringendola ad una fame insaziabile che la porterà a divorare ogni uomo che le si avvicinerà.

Pelle di Mille Bestie

Lou, aiutato da Margot, si mette quindi in viaggio per un intero anno alla ricerca della bella Ronces e quando infine giungerà nel regno di cui essa ormai è sovrana, sfrutterà uno stratagemma che potrebbe permettergli di avvicinarla senza essere divorato.

Ma nella fiaba di Pelle di Mille Bestie sembra non esserci spazio per un “e tutti vissero felici e contenti” e Ronces dovrà scegliere ciò che realmente crede sia meglio per la sua vita: trascorrerla al fianco di un uomo che tuttavia sarà sempre il suo re o vivere libera, sovrana di stessa, cercando di domare il ruggito di quelle bestie che porta nell’anima?

Ronces, Belle e tutte le altre

Tunué punta nuovamente su Stéphane Fert e sul suo modo particolare di raccontare la femminilità e la consapevolezza di genere attraverso una narrazione a fumetti pregna di sensibilità, al contempo delicata e intensa. E la scelta si rivela azzeccata.

La protagonista di Pelle di Mille Bestie, Ronces, è definita più volte un’orchessa, un’orsa, insomma: una donna la cui forza d’animo e la risolutezza sembrano intimorire gli uomini. Non tutti gli uomini, però, ma solo quelli che cercano di imbrigliare la sua personalità, di vincolarla e stringere con forza le corde che possano legarla “al suo posto”, senza riuscire a vedere aldilà della sua presenza da vera guerriera cresciuta nei boschi. Lou si differenzia in questo, la accetta per ciò che è ed ha scelto di essere e ne coglie anche gli aspetti più nascosti, come la dolcezza e la sensibilità: d’altra parte “ronce” è il francese di “rovo” e il principe, esperto di botanica, sa che anche un arbusto spinoso può offrire fiori profumati e dolci frutti.

Pelle di Mille Bestie

Lo stesso Lou non è rappresentato come la classica figura maschile delle fiabe, pronto a dare battaglia a chiunque osi mettersi tra lui e la sua missione di salvataggio della bella, ma è un giovane mingherlino che di combattimento non sa e non vuole saperne nulla, preferendo giocare sull’astuzia e la perseveranza: chi dice, quindi, che un uomo non possa essere “uomo” seppur non sia dotato di quelle qualità fisiche e attitudinali che vengono identificate come prettamente “virili” dalla società? E chi dice che una donna non possa scegliere di fare ciò che vuole della propria vita, in totale libertà, senza necessariamente avere un uomo al suo fianco?

Fert racconta così con grazia, senza appesantire la narrazione, di quei ruoli di genere che vengono imposti a molti, semplicemente sulla base del sesso, e lo fa attraverso personaggi ben caratterizzati, così ben delineati e sicuri della propria personalità, da farci sorgere un dubbio: non sarà che i protagonisti di questa fiaba abbiano capito come vivere realmente, rifiutando lo status quo e insegnandoci ad accettarci aldilà degli obblighi della società? L’autore di Pelle di Mille Bestie fa di più. Ci parla di Ronces, vittima di un sentimento incestuoso, della violenza del padre che lascia i suoi “segni” su di lei (qui sotto forma di un abito grottesco e di una maledizione), e di quegli uomini che non potendola avere per sè ne denigrano ogni aspetto (dall’indole impetuosa fino addirittura alla possanza fisica che la rende simile in tutto e per tutto ad una vera valchiria). E ci racconta di Belle, la madre della protagonista di questa graphic novel, costretta a subire attenzioni indesiderate, a dover vivere la propria bellezza come una maledizione, una calamita per possibili pericoli.

Pelle di Mille Bestie

Pelle di Mille Bestie è allora una scoperta della complessità femminile: non complessa in quanto “insondabile” o “incomprensibile”, ma perché composta da una moltitudine di aspetti nascosti, oscuri, violenti, cui una persona di genere femminile talvolta è costretta ad incorrere e vivere anche per lungo tempo, mentre sulla superficie gli altri vedono solo una maschera fatta di apparenza fisica o alterigia.

Rospi, ragni, lumache e streghe fate

Oltre ad essere una lettura profonda, che tocca il lettore con derive su riflessioni inaspettate, Pelle di Mille Bestie è anche uno di quei graphic novel di cui “rimpiersi gli occhi”. Tratti morbidi e tondeggianti caratterizzano raffigurazioni dall’aspetto fanciullesco, disegni dall’anima onirica che sembrano essere usciti da quei libri di fiabe che amavamo tanto da bambini e che tuttavia si accordano perfettamente all’aura fiabesca di questa narrazione. Le figure sono cangianti, talvolta assumono forme e aspetti differenti da quelli della tavola precedente, acquisendo un forte dinamismo, che può adattarsi ad esempio ora alle scene più sensuali (sempre molto evocate, mai troppo esplicite) ora a quelle più umoristiche.

Pelle di Mille Bestie

Non manca, infatti, un certo grado di humor nei dialoghi che coinvolgono soprattutto la fata Margot (palesemente una strega), alleggerendo ulteriormente i toni di questa fiaba pur sempre duramente reale, oltre ad un utilizzo di battute in rima che forniscono una certa musicalità all’opera. Orsi e lupi, gufi e serpenti, e poi insetti (lo stesso Re Lucanus ha le sembianze di un cervo volante), ragni, rospi, limacce e creature tipicamente fantasy come orchi e troll: anche queste figure contribuiscono nel conferire a Pelle di Mille Bestie un fascino magico e fantastico, tuttavia ciò non sarebbe possibile senza l’uso sapiente dei colori. Essi sono acquerellati, definiscono spesso ogni figura senza l’utilizzo delle chine che altrimenti le appesantirebbero, e richiamano l’essenza stessa dell’incanto: tutte le tonalità dell’indaco, i blu, gli azzurri e i verdi sono senza dubbio i protagonisti indiscussi delle tavole che compongono questo graphic novel magico, che tocca con sensibilità temi forti e contemporanei.

Pelle di Mille Bestie

Una principessa che rifiuta con risolutezza l’amore violento che le viene imposto, un principe astuto che intende salvarla ed un abito maledetto fatto della pelle di tutte le bestie che abitano la foresta: Stéphane Fert ci racconta la complessità femminile e la ricerca della propria identità al di fuori dei vincoli del genere, attraverso una fiaba contemporanea dai tratti innocenti e fanciulleschi.


Verdetto

Un graphic novel che affronta con sensibilità delle tematiche molto forti e attuali, toccando aspetti come identità femminile e libertà di scelta del proprio ruolo di genere senza risultare propagandistico, ma consapevole e veicolo di riflessioni profonde. Un fumetto con illustrazioni da incanto, adatti ad una fiaba contemporanea.

Pro

- Protagonisti indimenticabili, dalla presenza ben strutturata, genuini e in contrasto con i soliti cliché;
- Una trama potente in tutta la sua attualità, che fa riflettere sulla femminilità ed i ruoli ad essa imposti;
- Disegni acquerellati dal carattere onirico che rievocano le fiabe per bambini: un ossimoro se si pensa alla trama, che tuttavia risulta vincente

Contro

- Nessuna nota da menzionare