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Coronavirus, rimandato il Film Festival di Cannes

Alla fine è successo: giovedì sera gli organizzatori del Film Festival di Cannes hanno ceduto e ne hanno annunciato la sospensione. Nonostante l’emergenza sanitaria imperversante e le quarantene imposte in ogni parte del mondo, il presidente Pierre Lescure aveva lungamente tergiversato sul riconoscere formalmente la cancellazione della manifestazione cinematografica più importante di Francia, ma ogni evidenza dimostrava che la sua resistenza fosse futile.

I problemi non erano solamente deontologici, né erano limitati alle preoccupazioni mediche: gli ostacoli insormontabili erano economici e normativi. Con molte delle nazioni coinvolte bloccate da lockdown, l’evento avrebbe infatti perso buona parte del suo mordente commerciale, la Francia ha inoltre introdotto un decreto che limita significativamente gli assembramenti di persone, impossibilitando di fatto le dinamiche di Cannes.

La dichiarazione ufficiale parla quindi di uno slittamento in un periodo non meglio definito tra giugno e luglio, ma la vaghezza della posizione solleva ulteriori dubbi sulla fattibilità del proposito. “Sembra improbabile che possa succedere, anche se sarei estasiato di scoprirci in una situazione tanto positiva”, ha dichiarato il produttore britannico Ed Guiney dando voce a un’opinione condivisa da molti suoi colleghi.

“Chi è che [a giugno, ndr] andrebbe nella Salle Lumiere, una sala con più di 2,000 posti a sedere, per guardarsi un film? Io non lo farei neppure se mi facessero entrare con un doppio strato di mascherine sanitarie”, ha sostenuto il produttore-distributore Gianluca Curti, CEO della romana Minerva Pictures. Parlando della questione economica, in seguito ha aggiunto: “Chi andrebbe a sedersi a un tavolo con persone che vengono da tutte le parti del mondo e da nazioni con la pandemia ancora in corso?”.

Le preoccupazioni principali sono ovviamente per Gran Bretagna e Stati Uniti, due paesi estremamente influenti che hanno reagito con notevole lentezza alla minaccia rappresentata da Covid-19. Come tutti i festival, Cannes nasce innanzitutto come vetrina commerciale, nella fattispecie per il cinema indipendente, lanciare la manifestazione in un periodo sfortunato potrebbe essere più dannoso che utile. Inizia quindi a serpeggiare la voce che anche questo rinvio serva solamente a guadagnare tempo e che l’obiettivo degli organizzatori sia quello di studiare il campo e sperare che il Festival di Venezia salti.