RECENSIONE

Star Wars: L’Ascesa di Skywalker | Recensione

Incredibile pensare a quanto tempo sia passato: quante generazioni, quante guerre, quante ribellioni. Eppure Star Wars è sempre stato qui, pronto ad accompagnarci nella crescita, nella maturità e infine nella riscoperta di quell’emozione pura, senza macchie. Al contempo, non dev’essere stato facile creare qualcosa anche per chi è arrivato dopo; per quel nuovo pubblico a cui non basterebbe solo scoprire per la prima volta quest’universo. Allora è giusto concedere qualche errore, un passo falso o una deviazione inaspettata: il Lato Oscuro che ti seduce ma poi riesci a sconfiggere.

L’Ascesa di Skywalker ci mette giusto dieci minuti a cancellare tutto ciò che è stato fatto da Rian Johnson con Episodio VIII. Due frasi, qualche sequenza, e si riparte da capo: di fatto l’ultimo capitolo della saga degli Skywalker è un sequel diretto de Il Risveglio della Forza. Riprende quelle sensazioni e quello che era stato lasciato in sospeso, portando a compimento un arco narrativo che, a conti fatti, è da promuovere – ma anche da condannare, vista l’occasione sprecata di svilupparlo come si deve, senza inciampi.

Chissà che fatica per Abrams e soci tornare sui propri passi e ammettere l’errore. Un lavoro artigianale che però funziona e permette di perdonare a cuor leggero tutti gli errori pregressi. Gli Ultimi Jedi è un buon film, ma uno Star Wars mediocre, pretestuoso. Giusto per capirci meglio, lo dice Luke stesso “ci vuole più rispetto per un’arma Jedi!”, rivolgendosi a Rey ma anche a Johnson stesso. Segno del fatto che le critiche del fandom sono servite a far prendere coscienza a Disney che non era questo il momento di osare con Star Wars e nonostante il ritrattare, scena dopo scena, funzioni, è al tempo stesso desolante. Dovrete infatti sforzarvi di far finta che vada tutto bene, dovrete impegnarvi a passare sopra a determinati cambi di rotta che seppur coerenti con l’universo narrativo, rimangono delle sterzate fatte in piena corsa e per questo destabilizzanti.

La cosa importante, lo ribadisco, è che funziona: in primis grazie all’emergere di certi personaggi e poi perché la struttura classica della storia evita distrazioni e concentra tutta l’attenzione sulle cose davvero importanti. L’Ascesa di Skywalker ha tanto cuore, quello che forse era mancato al suo predecessore, sostituito da un’ingiustificata arroganza.

Per questo motivo non mancano i difetti, anche macroscopici, ma nell’insieme parliamo di una pellicola che prende per mano lo spettatore e lo accompagna verso il finale dolce amaro, facendo leva soprattutto sulla vecchia guardia – che torna in grande stile, celebrando la storia e in qualche modo sé stessa. Incredibilmente Abrams riesce anche a dare un senso all’evoluzione dei protagonisti, con Rey che si toglie di dosso il suo essere macchietta e Kylo Ren che si conferma tra i migliori personaggi di tutto Star Wars.

A corredo, un’avventura piuttosto classica, infarcita come già detto di momenti topici, azione di qualità e la giusta suspense, sopratutto nel finale. Peccato per qualche scivolone nella parte centrale e più in generale per alcuni parti, dialoghi e situazioni che potevano essere gestite decisamente meglio. Si chiude però un cerchio lungo nove film, nove storie che alla fine si ritrovano e salutano un pubblico che meritava il giusto riconoscimento. Il “grazie” è arrivato, anticipato da delle scuse talmente evidenti da strappare un sorriso. Fan di Star Wars: avrete ciò che avete sempre desiderato dal nuovo corso di Guerre Stellari. Amanti dei blockbuster: vi godrete un intrattenimento di qualità, senza troppo coraggio ma ordinato e ficcante.

La Forza ha vinto, e mentre le lacrime bagnano le nostre guance, salutiamo i nostri eroi per sempre.