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Ultramega: salvare il mondo dai kaiju

Avete presento il vecchio adagio ‘Un libro non si giudica dalla copertina’? Come ogni frammento di saggezza popolare, anche per questo assioma capita di imbattersi nella classica eccezione, e se entrando in fumetteria incapperete in Ultramega, aprite il volume e sfogliatelo: difficilmente troverete una copertina più onesta. La nuova proposta di saldaPress, mutuata dal catalogo di Skybound, è stata perfettamente ritratta da questo disegno prorompente e violento di James Harren, creatore di Ultramega.

ultramega

Sin dalle prime apparizione delle tavole di Ultramega, la sensazione era che ci saremmo trovati davanti a una storia ad altro tasso di adrenalina. Colossi mostruosi che lottano tra le vie di città condannate, poteri scatenati e un design dei kaiju che strizza l’occhio al body horror erano segnali inequivocabili che Harren avesse in mente di infrangere ogni regola, di godersi appieno questa sua occasione, lasciando emergere le sue passioni, dando loro piena sostanza. Se quindi graficamente era già ben chiara l’identità grafica di Ultramega, rimaneva la curiosità di vedere come, sul piano narrativo, Harren avrebbe declinato la sua serie.

Ultramega: kaiju e umani in lotta

Chiariamoci, le influenze concettuali erano più che evidenti nelle tavole di anteprima che arrivavano da oltreoceano. Che ci fosse una passione viscerale per la grammatica visiva dei tokusatsu, gli adorati film nipponici a base di kaiju e lotte tra esseri giganteschi, era palese, ma queste vicende dovevano trovare una liceità narrativa, basandosi su una trama ben architettata che rendesse credibili questi scontri titanici. E qui, Harren ha mostrato di avere le idee decisamente chiare, dando vita a una narrazione particolare e che mostra, sin dalle prime batture, una costruzione narrativa ad ampio respiro.

Una percezione che trova conferma nell’edizione di saldaPress, che consente di godere dei primi due capitoli di Ultramega. Per come è stato gestito questo avvio di serie, infatti, Harren ci ha nel giro di pochissimo introdotto al suo universo, mostrando gli ultimi giorni del mondo come lo conosciamo (o quasi) e proiettandoci in un futuro post apocalittico, sorto dalle ceneri della società precedente.

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Gli Ultramega sono l’ultima difesa dell’umanità contro l’avanzata di una letale pestilenza, il Virus Cosmico. Questo morbo di origine ignota si sta lentamente diffondendo tra la popolazione, trasformando coloro che ne vengono infettati in letali kaiju. Gli unici in grado di sconfiggere questi mostri sono tre uomini, che hanno ricevuto da un’entità cosmica il potere di trasformarsi in umanoidi giganteschi, proprio per fermare questa minaccia. Curiosamente, la scelta dell’alieno ricade su tre uomini tutt’altro che eroici, schivi e complessati, che nonostante tutto accolgono la chiamata.

Come Jason, ex pugile, un matrimonio fallito alle spalle e una nuova famiglia, che ruota attorno al piccolo Noah. Jason non rifiuta mai la sua chiamata, errore fatto una sola volta e che nel primo arco narrativo di Ultramega diventa il culmine narrativo di uno scontro devastante, in cui i tre difensori dell’umanità vengono sconfitti. Dalle tenebre di questa sconfitta, però nasce una nuova società, che non più pronta a fidarsi degli Ultramega preferisce affidarsi alla costruzione di mech di battaglia per fronteggiare la minaccia Kaiju.

Tuttavi, la pericolosità del Virus Cosmico è ancora un timore per questa società, che esilia coloro che risultano esser potenziali portatori del morbo lontano dalle città, che si difendono innalzando colossali muri. Il sorgere di piccole enclavi di umani disperati porta al fiorire di bande violente che spadroneggiano sui deboli, come il Kaiju Klan, banda di adoratori dei giganteschi mostri, che vessa e opprime, utilizzando potere e armi. Ad opporsi a loro è il giovane Noah, che onora la memoria degli Ultramega lottando contro questi criminali.

Ma la minaccia dei Kaiju è davvero terminata come sembra?

Kaiju, violenza e adrenalina

L’inizio di una saga è fondamentale per convincere i lettori ad appassionarsi. Ultramega, per quanto spinto da un impianto visivo adrenalinico e vitale, può appoggiarsi anche a una costruzione sociale impeccabile. Nel dare vita a questo mondo, Harren non si limita a raccontare la fine di una società per mostrare la nascita di un’altra, ma unisce questo elemento essenziale alla creazione di una linea narrativa che lega in modo unico il lettore al protagonista della serie. In questo primo volume di Ultramega si intravede una scintilla di legacy, un’ereditarietà di sangue che segna il destino dei protagonisti, una nemesi storica lievemente abbozzata ma già percepibile, che promette di diventare nei capitoli successivi parte integrante degli eventi di questa adrenalinica serie.

Harren riesce a creare questa profondità narrativa padroneggiando al meglio i punti fermi del genere tokusatsu, adattandoli a una storia moderna e fresca, in cui però si percepiscono diverse influenze, come confessato dallo stesso Harren nella sua introduzione al volume:

“Voglio che questo fumetto somigli a tutto ciò che ho adorato durante la mia adolescenza. La Casa, Robocop, Devilman e l’età d’oro degli anime in OAV. Opere che non venivano necessariamente realizzate pensando al grande pubblico. Opero concepite lontano dagli occhi dell’establishment. Opere che sembravano fatte da nerd all’apice della loro creatività”

Harren sembra avere compreso l’evoluzione del tokusatsu, passata dai film nipponici a lavori come Power Rangers, che li hanno portati nel mondo occidentale, sino al successo del primo Pacific Rim, da cui l’autore sembra aver mutuato il concetto di mostri contro mech.

Come detto, Harren non è solo creatore della serie ma anche disegnatore. Ultramega beneficia di questo tratto nella forma di tavole ipercinetiche, con anatomie irreali per dare maggior spinta alla storia, specialmente nel primo arco narrativo. Il tenore meno violento e più ritrattistico del secondo capitolo consente a Harren di privilegiare una costruzione emotiva, dettagliando l’aspetto urbano fatiscente e prendendosi i giusti spazi per presentare piccoli particolari che contribuiscono a mostrare l’animo del mondo futuro, fatto di recovery tech e di sopravvivenza barbarica come ci ha abituati la narrativa post-apocalittica.

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Su tutto, si estendono i colori di Dave Stewart. La dialettica narrativa e visiva di Harren trova nel colorista, giò apprezzato in opere come B.P.R.D., una spalla encomiabile, capace di offrire una palette cromatica impeccabile, fatta di tinte acide e contrapposizioni di colori vivide, che acuiscono la forte valenza emotiva e adrenalinica di Ultramega.

Il volume proposto da saldaPress, un brossurato come da tradizione della casa editrice, ben si concilia alla natura della serie di Harren, valorizzato da una gallery di cover gallery che nuovamente testimoniano il carattere di Ultramega. Un’essenza che siamo sicuri in futuro saprà darci grandi soddisfazioni.

Ultramega


L’inizio di una saga è fondamentale per convincere i lettori ad appassionarsi. Ultramega, per quanto spinto da un impianto visivo adrenalinico e vitale, può appoggiarsi anche a una costruzione sociale impeccabile. Nel dare vita a questo mondo, Harren non si limita a raccontare la fine di una società per mostrare la nascita di un’altra, ma unisce questo elemento essenziale alla creazione di una linea narrativa che lega in modo unico il lettore al protagonista della serie. In

Pro

  • Storia adrenalinica e avvincente
  • World building intrigante
  • Harren ai disegni non delude
  • Colori di Dave Stewart sublimi

Contro

  • Non pervenuti