La medicina rigenerativa compie un passo decisivo verso la comprensione e il trattamento delle lesioni midollari grazie a un modello sperimentale che riproduce con fedeltà senza precedenti la risposta biologica del midollo spinale umano ai traumi. Un gruppo di ricerca della Northwestern University ha sviluppato organoidi spinali umani sufficientemente maturi e complessi da simulare gli eventi cellulari e molecolari che seguono un danno traumatico, aprendo nuove prospettive per testare terapie innovative prima dei trial clinici. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Biomedical Engineering l'11 febbraio, rappresenta un avanzamento significativo nella ricerca sulle lesioni spinali, una condizione che ancora oggi lascia milioni di persone nel mondo con paralisi permanente e perdita di sensibilità.
Il modello creato dal team guidato da Samuel I. Stupp, Board of Trustees Professor presso la Northwestern University e direttore del Center for Regenerative Nanomedicine, incorpora per la prima volta cellule microgliali all'interno di un organoide spinale umano. Queste cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale sono fondamentali per replicare la risposta infiammatoria che caratterizza le lesioni midollari reali. Gli organoidi, cresciuti a partire da cellule staminali pluripotenti indotte e sviluppati nell'arco di diversi mesi, raggiungono dimensioni di alcuni millimetri e contengono neuroni, astrociti e appunto microglia, ricreando la complessità strutturale e cellulare del tessuto spinale maturo.
La validazione del modello è avvenuta attraverso la riproduzione di due tipologie comuni di trauma spinale: lesioni da taglio, simulate con bisturi per imitare ferite chirurgiche, e lesioni da compressione-contusione, comparabili a quelle causate da incidenti stradali gravi o cadute. In entrambi i casi, gli organoidi hanno sviluppato morte cellulare, infiammazione e cicatrici gliali, quest'ultime costituite da un denso accumulo di tessuto cicatriziale che forma una barriera fisica e chimica impedendo la riparazione nervosa. Come ha spiegato Stupp, è stato possibile distinguere gli astrociti del tessuto normale da quelli della cicatrice gliale, notevolmente più grandi e densamente impacchettati, e rilevare la produzione di proteoglicani condroitin solfato, molecole che il sistema nervoso produce in risposta a lesioni e patologie.
Il valore scientifico di questo modello è emerso chiaramente quando i ricercatori hanno testato una terapia sperimentale nota come "molecole danzanti", sviluppata dallo stesso laboratorio di Stupp nel 2021. Questa terapia appartiene alla classe dei peptidi terapeutici supramolecolari (STP), che si basano su assemblaggi di oltre centomila molecole capaci di attivare i recettori cellulari e stimolare i segnali naturali di riparazione dell'organismo. Il concetto di terapie supramolecolari è alla base anche degli attuali farmaci GLP-1 per perdita di peso e diabete, area che il laboratorio di Stupp aveva già esplorato quasi quindici anni fa.
La terapia viene somministrata come iniezione liquida che forma rapidamente una rete di nanofibre che ricordano la matrice extracellulare del midollo spinale. L'efficacia del trattamento dipende dal movimento molecolare dinamico all'interno di questa struttura: molecole che si muovono più rapidamente incontrano più frequentemente i recettori cellulari, che sono anch'essi in costante movimento. In precedenti esperimenti su modelli animali, una singola iniezione somministrata ventiquattro ore dopo una lesione grave aveva permesso ai topi di tornare a camminare entro quattro settimane. Le formulazioni con movimento molecolare più rapido si erano rivelate più efficaci di quelle con molecole più lente, suggerendo che l'incremento del movimento aumenta la bioattività e la segnalazione cellulare.
La dimostrazione più convincente dell'importanza del movimento supramolecolare è emersa dai test preliminari su organoidi sani. Come ha riferito Stupp, le molecole danzanti hanno stimolato la crescita di lunghi neuriti sulla superficie dell'organoide, mentre le molecole con movimento ridotto o assente non hanno prodotto alcun effetto visibile. Questa differenza drammatica evidenzia il meccanismo d'azione della terapia: la capacità delle molecole di muoversi rapidamente e persino di staccarsi temporaneamente dalla rete di nanofibre sembra essere cruciale per l'interazione efficace con i recettori cellulari in movimento continuo.
Nei test sugli organoidi lesionati, lo scaffold di nanofibre gelificato ha ridotto l'infiammazione, contratto le cicatrici gliali, stimolato l'estensione dei neuriti e incoraggiato i neuroni a crescere secondo schemi organizzati. I neuriti comprendono gli assoni, spesso recisi nelle lesioni spinali: quando gli assoni vengono tagliati, la comunicazione tra neuroni si interrompe, causando paralisi e perdita di sensibilità al di sotto del sito della lesione. Promuovere la ricrescita dei neuriti potrebbe riconnettere queste vie nervose e contribuire al ripristino delle funzioni motorie e sensoriali.
Uno degli aspetti più rilevanti di questa ricerca è la validazione in tessuto umano di una terapia che aveva già dimostrato efficacia nei modelli animali. Recentemente, le molecole danzanti hanno ricevuto la designazione di farmaco orfano dalla Food and Drug Administration statunitense, un riconoscimento che accelera lo sviluppo di trattamenti per condizioni rare o gravi. Come ha sottolineato Stupp, gli organoidi rappresentano l'unico modo per testare nuove terapie su tessuto umano al di fuori di un trial clinico, offrendo un ponte fondamentale tra la ricerca di base e le applicazioni cliniche.
Il primo autore dello studio, Nozomu Takata, research assistant professor di medicina presso la Feinberg School of Medicine e membro del Center for Regenerative Nanomedicine, ha coordinato lo sviluppo tecnico del modello insieme al team multidisciplinare di Stupp, che include competenze in scienza dei materiali, chimica, medicina e ingegneria biomedica. La ricerca è stata finanziata dal Center for Regenerative Nanomedicine della Northwestern University e da una donazione della famiglia Potocsnak specificamente destinata alla ricerca sulle lesioni spinali.
Le prospettive future includono lo sviluppo di organoidi ancora più avanzati per raffinare i modelli sperimentali e la creazione di versioni che riproducano lesioni croniche di lunga durata, caratterizzate da tessuto cicatriziale più spesso e persistente. Con ulteriori sviluppi, questi mini-midolli spinali potrebbero contribuire alla medicina personalizzata generando tessuto impiantabile dalle cellule staminali del paziente stesso, riducendo il rischio di rigetto immunitario. La capacità di testare terapie su tessuto umano complesso prima di procedere a costosi e lunghi trial clinici potrebbe accelerare significativamente lo sviluppo di trattamenti efficaci per una condizione che attualmente offre limitate opzioni terapeutiche, trasformando radicalmente le prospettive di recupero per le persone con lesioni midollari traumatiche.