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Huawei, ARM ha deciso: la collaborazione può continuare!

La società britannica ARM continuerà a fornire le proprie tecnologie a Huawei. I legali dell’azienda progettista di processori ha stabilito che le tecnologie vendute al colosso di Shenzhen sono da considerarsi di origine britannica. Di conseguenza, i rapporti commerciali possono essere stabiliti senza che questi rappresentino una violazione dei divieti statunitensi. Per capire a fondo la situazione, bisogna fare un passo indietro.

I rapporti tra le due aziende si sono interrotti a maggio, in seguito alla decisione del governo degli Stati Uniti di inserire il colosso di Shenzhen nella Entity List. Tutte le società americane non possono fare affari con le “entità” presenti all’interno della lista. Nello stesso modo, le aziende non americane non possono vendere tecnologie di origine statunitense alle società a cui è rivolto il ban.

Come già detto, ARM ha sede nel Regno Unito ma alcune architetture sviluppate potrebbero includere tecnologie statunitensi. Per essere sicura di non violare il divieto imposto da Trump, ARM – a maggio – ha deciso di sospendere la collaborazione. L’architettura fornita da ARM a Huawei viene utilizzata per lo sviluppo dei processori Kirin e Ascend, realizzati da HiSilicon che – come controllata del produttore cinese – subisce essa stessa il divieto. Insomma, è proprio con HiSilicon che ARM ha ripreso formalmente i rapporti commerciali.

«Arm v8 e v9 sono tecnologie originali del Regno Unito», ha detto una portavoce di ARM all’agenzia di stampa Reuters. «ARM può fornire il proprio supporto ad HiSilicon per l’architettura ARM v8-A e per quelle di prossima generazione, a seguito di una revisione completa di entrambe le architetture, che sono state determinate essere di origine britannica».

In definitiva, quello che poteva essere uno dei problemi insormontabili è stato superato. Huawei ne ha altri da affrontare, primo fra tutti la questione di Google e Android. La società cinese ha ottenuto un ulteriore periodo di proroga che scadrà tra qualche settimana, il 19 novembre, quando il Dipartimento del Commercio deciderà se rendere definitivo il divieto o meno, con tutte le conseguenze del caso.

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