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Alla (ri)scoperta di… Halo: Reach

Non sappiamo se i giocatori PC si siano effettivamente resi conto che dal prossimo 3 dicembre riusciranno finalmente a giocare a uno dei capolavori del genere FPS, Halo Reach; non un un semplice sparatutto in prima persona, ma il punto d’inizio cronologico di una delle storie videoludiche più immersive, complete e narrativamente complesse di tutti i tempi. Si perché se la saga di Halo viene ancora oggi considerata importante e storicamente essenziale per il genere è solo grazie a uno sviluppo della lore riuscito e profondamente curato, che ha dato vita a romanzi scritti da autori di spessore, enciclopedie, live action, spin-off, giocattoli, merchandising e una serie tv prodotta da Steven Spielberg in persona attesa per il 2021.

Sul franchise di Halo ci torneremo sicuramente, soprattutto in vista del nuovo Halo Infinite in arrivo a fine dell’anno prossimo. Oggi ci vogliamo concentrare su Halo: Reach e su tutto ciò che significa questo prequel per il brand, perché la vicenda legata al pianeta Reach è uno dei racconti più drammatici e violenti mai legati a un comune videogioco. I fortunati utenti PC che non hanno mai avuto modo di giocare e finire questo splendido titolo, si troveranno quindi a vivere una campagna dai risvolti inaspettati e uno dei multiplayer cooperativi e competitivi più completi sul mercato.

Sin dall’inizio, conosci la fine

Prima di parlare di Halo:Reach è opportuno fare una riflessione sul primo capitolo della saga uscito il 15 novembre del 2001 in esclusiva Xbox. Questo perché è essenziale per iniziare ad apprezzare un gioco molto diverso dai canonici capitoli della serie. Iniziamo quindi ponendo una domanda chiara, perché Halo: Combat Evolved viene ancora oggi ricordato come una delle esperienze più incredibili di tutti i tempi? Sarà per il suo gameplay unico? Il suo comparto tecnico invidiabile per l’epoca o per il sul multiplayer in system link da passarci centinaia di ore? Diciamo che tutte queste qualità spiegano abbastanza bene perché il primo Halo vinse oltre 50 premi giochi dell’anno e viene considerato ancora oggi come uno dei videogiochi più memorabili della storia, ma se proprio vogliamo dirla tutta non sono solo queste le motivazioni che lo hanno elevato a tale importanza.

Halo inizia già con una storia in testa ben chiara: una nave da combattimento spaziale solitaria, la Pillar of Autumn, che fugge da un conglomerato di alieni chiamati a Covenant. Scappa da dove però? Dalla Terra o da una battaglia? Il Capitano Keys, storico personaggio del primo capitolo racconta sin dall’inizio di una fuga dal pianeta Reach, mettendo già sul banco una serie di elementi sconosciuti e non approfonditi che non fanno altro che incuriosire il giocatore. Combat Evolved parte quindi da una base che chi gioca non può e non deve necessariamente conoscere, perché Reach è un passato che merita di essere mostrato e approfondito a parte, con un’intimità che onori il racconto in ogni sua parte. Tornando all’inizio e rispondendo alla domanda, perché Halo: Combat Evolved viene ancora oggi ricordato come una grandissima esperienza? Perché poneva il giocatore in un costante turbinio di domande e dubbi oltre che di mistero e fascino. Nessuno sparatutto nel 2001 riuscì a regalare queste emozioni a un giocatore, nemmeno il primo Half-Life. Ancora oggi risulta profondamente ostico trovare qualcosa di paragonabile al lavoro di Bungie.

Fatto questo dovuto preambolo possiamo cominciare ad avvicinarci al protagonista di questo editoriale. Il successo dei primi capitoli della saga ha portato inevitabilmente molti autori vincitori di premi Nebula a interessarsi allo sparatutto Microsoft, tanto da iniziare a proporre romanzi che potessero approfondire personaggi e mondi legato ad Halo. Tutto questo ha portato alla nascita de”La Caduta di Reach” di Eric Nylund, un libro che ha riscosso talmente tanto successo da essere stato ristampato diverse volte in svariate lingue. Il romanzo racconta la nascita di Master Chief, degli Spartan, della guerra civile in atto in quegli anni e soprattutto della rovinosa sconfitta dell’umanità contro la temibile minaccia Covenant che ha portato alla caduta e vetrificazione del pianeta militare Reach.

Una storia troppo importante da non essere trasposta a videogioco, per questo Halo: Reach ha cercato di farlo in un modo – ovviamente – diverso e unico rispetto al libro, concentrandosi sul Noble Team, una squadra di soldati Spartan III preparati per missioni ad alto rischio e non su Master Chief. Ogni membro ha una storia e un destino, compreso Noble Six, il misterioso Spartan che impersoniamo durante tutta la vicenda e che viene visto più come telespettatore di una disfatta piuttosto che come protagonista. Nel corso della storia viviamo i momenti più angoscianti dell’invasione aliena, dove perdono la vita soldati, personale esecutivo, donne e bambini in un susseguirsi di momenti emotivi da spezzare il cuore, galvanizzati da una delle colonne sonore più drammatiche mai composte per il genere.

Halo: Reach racconta una sconfitta, un disperato sacrificio nel cercare di mantenere intatte le speranze di un’umanità ormai ridotta sull’orlo del baratro, una di quelle storie che ti rimangono dentro, con il magone, difficili da cancellare e che ha consentito di portare la saga a un livello di maturità ben al di sopra delle premesse iniziali dello studio di Washington.

L’Halo semi-definitivo

Anche se la campagna è un aspetto fondamentale – soprattutto in un gioco come Halo dove è constatabile una decisa impronta narrativa – il multiplayer non può essere certamente da meno. Tra matchmaking, partite personalizzate, fucina e firefight siamo sicuri che i giocatori che non hanno mai avuto modo di approcciare questo capitolo o questa serie rimarranno piacevolmente sorpresi nel vedere l’enorme mole di contenuti presenti.

Lo chiariamo da subito, Halo non è un titolo così facile da padroneggiare come può sembrare, perché è uno sparatutto atipico dove l’abilità personale e il lavoro di squadra è sostanziale per portare a casa la vittoria. Il videogioco di Microsoft non ha un approccio alla Call of Duty dove bene o male riesce a divertire tutti con estrema facilità, ma punta più su partite maggiormente studiate dove conoscere la mappa e le armi diventa imprescindibile per portare a casa la vittoria, non senza qualche frustrazioni iniziale.

La fortuna di Halo: Reach, come anche gli altri capitoli della serie, è che cerca di accontentare tutti con modalità che siano adatte a tutti, spaziando da partite competitive a match più basati sul divertimento. Esistono infatti mappe piccole in cui lo scontro frontale è praticamente onnipresente, ma ci sono anche arene enormi in cui l’utilizzo dei veicoli è praticamente obbligato. Se questo non dovesse bastare, è possibile persino passare del tempo nella “fucina”, un editor mappe che permette di realizzare delle mappe a proprio piacimento, inserendo armi, veicoli e potenziamenti in maniera completamente a scelta, potendo successivamente condividere il tutto con l’intera community. Evidentemente nel 2010 Bungie non era successivamente contenta e prendendo come spunto la modalità sparatoria introdotta in Halo 3 ODST, decise di portarla anche su Halo: Reach, evolvendola con più livelli da superare e difficoltà aggiuntive.

A fare da sfondo a tutto questo ci pensa un livello di personalizzazione del personaggio semplicemente perfetto dove era possibile modificare ogni singola parte dell’armatura del proprio Spartan, dalle spalline al torso, oltre alla scelta del colore, dell’emblema e di tantissime altre serie di caratteristiche che saranno presenti anche nella versione in uscita il prossimo tre dicembre.

Halo: Reach è stata una delle migliori esperienze FPS della passata generazione e finalmente anche i giocatori PC avranno modo di vivere una delle storie più emozionanti degli ultimi anni, sfruttando anche un comparto online completo e degno delle operazioni più moderne. Preparatevi a proteggere Reach e a cominciare un “grande viaggio” che difficilmente dimenticherete.

 

Remember a goodbye

Remember an afternoon

Remember making plans

July 23 2552

Remember where it all began

Remember Reach

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