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Battlefield 2042 è un ritorno ai fasti di un tempo | Recensione

A tre anni dall’ultima iterazione della celebre serie di sparatutto di DICE, Battlefield 2042 si appresta ad approdare su PC, e console di vecchia e nuova generazione. Questo nuovo capitolo però, oltre a riportare nuovamente alla luce la decennale faida fra chi preferisce Call Of Duty e chi Battlefield, non si limita a proporsi come il solito “more of the same”, prefiggendosi una serie di ambiziosi obiettivi, primo fra tutti il presentare un comparto tecnico che sprigioni “next-gen” da ogni pixel.

Ma non pensiate che l’unico punto di forza di Battlefield 2042 sia una conta poligonale impressionante, perché una delle ambizioni, di cui vi accennavamo poc’anzi, dellanuova creatura di DICE è il voler riportare in auge tutti quegli aspetti che fecero innamorare della serie i videogiocatori di tutto il mondo. In una mescola che abbraccia vecchio e nuovo, e che riesce a strizzare l’occhio al trend dei “Battle Royale” mentre fa respirare ai giocatori le atmosfere del compianto Bad Company 2, Battlefield 2042 riesce a convincere e, al netto di tante piccole imperfezioni figlie di una data d’uscita forse troppo precoce, si erge come un capitolo fedele alle origini della serie e con un’identità ben precisa.

Bye Bye Single Player

Call Of Duty ci provò tempo addietro ad abbandonare la campagna per giocatore singolo, in virtù di un’enfasi maggiore per il comparto multiplayer, vero cuore pulsante di questa tipologia di giochi, e tutti ci ricordiamo come finì quella storia, con il successivo Modern Warfare a riportare in vita una modalità per giocatore singolo ricca di scene adrenaliniche e adornata da una narrazione che, seppur scontata, riuscì a rivelarsi galvanizzante il giusto.

DICE, con Battlefield 2042, compie una mossa analoga a quanto fatto da Black Ops IIII ma lo fa non come una pigra copia atta a sperimentare strade già percorse dalla concorrenza, quanto più come una novella Apple che, come vedremo a più riprese in questa analisi, sembra percorrere una strada già battuta da altri competitor solamente quando i tempi sono maturi per farlo. Ecco quindi che Battlefield 2042 soverchia il giocatore di contenuti ma lo priva di una campagna per giocatore singolo, forse anche in virtù dei passi falsi fatti dal team di sviluppo con i precedenti due capitoli che, provando a scimmiottare la formula vincente della concorrenza, non riuscirono a convincere appieno i fan della serie.

A colmare il buco lasciato dall’assenza di una componente narrativa in Battlefield 2042, ci pensa però All Out Warfare, capace di offrire un contesto ben preciso, seppur molto semplicistico, al giocatore, andando a contestualizzare le battaglie che si andranno a combattere online. La carenza di risorse, in congiunzione con uno sfasamento delle condizioni climatiche globali, hanno portato il mondo, così come lo conosciamo, al collasso. Solo USA e Russia sono sopravvissute come nazioni organizzate, contendendosi il controllo del globo terrestre in un conflitto apparentemente senza fine.

A combattere questa guerra ci saranno quasi solamente mercenari; o meglio gli ex soldati delle varie nazioni che hanno fallito durante il collasso globale e che ora combattono per il miglior offerente. Questo quadro complessivo, al limite del post apocalittico, non ha permesso solamente agli sviluppatori di offrire un contesto “storico” che permetta di sopperire all’assenza di una vera e propria campagna per giocatore singolo ma ha permesso di rivoluzionare l’oramai vetusto sistema di classi, in favore degli specialisti. Queste dieci tipologie di soldato avranno abilità uniche e offriranno approcci di gioco totalmente differenti fra loro, in grado di sfruttare le loro differenti sinergie per spingere i giocatori a collaborare fra loro.

Ritorno al futuro

Se l’introduzione degli specialisti vi ha fatto immediatamente pensare alla deriva presa dal competitor diretto della serie di DICE, anche in questo caso Battlefield 2042 ha mostrato come si debba introdurre un cambiamento non per seguire una tendenza ma solamente quando ci sono delle solide fondamenta in grado di sostenerle pienamente. Bastano pochi minuti su una delle immense mappe di gioco presenti in Battlefield 2042 per capire quanto la nuova produzione di DICE sia il perfetto punto di incontro fra un glorioso passato e un ignoto futuro. A ogni partita ci siamo sentiti come quando si spostano i mobili in casa propria per rinnovare la routine di tutti i giorni: ogni cosa ci è sembrata diversa ma collocata in un’ambiente famigliare e conosciuto.

La nevrosi da “caccia al numero più alto di kill”, lascia il posto a quello che da sempre dovrebbe essere il tratto distintivo della serie di DICE: essere parte di una battaglia talmente imponente da risultare soverchiante per un singolo soldato… e in questo specifico aspetto Battlefield 2042, con le sue novità, centra perfettamente il punto. L’introduzione degli specialisti, così come il fatto che ogni plotone sia composto da quattro giocatori, genera delle dinamiche inaspettate e che impongono la collaborazioni fra i giocatori.

Ogni specialista ha a disposizione due abilità uniche e la possibilità di cambiare il proprio armamentario in ogni suo aspetto, questo comporta che laddove il gunplay può essere modellato in base alle preferenze del giocatore, la scelta dello specialista ricade sul tipo di ruolo che si vorrà ricoprire all’interno della battaglia. Ci si vuole muovere verticalmente, e celermente, sul campo di battaglia? Si può optare per il rampino in dotazione di Mackay; i preferisce supportare il proprio plotone? Allora Casper diventa la scelta migliore, grazie al suo drone in grado di marcare i nemici nelle vicinanze.

Questi fugaci esempi di come siano stati differenziati i dieci specialisti presenti in Battlefield 2042, permettono non solo di capire i differenti approcci alle battaglie offerti dal titolo ma anche come si sposino fra di loro questi differenti stili di gioco. La cosa che ci ha sorpreso di più, però, è come questo cambiamento sia stato in grado di farci respirare nuovamente l’aria da Battlefield che da un po’ di tempo a questa parte mancava alla serie. Il merito non è solo da ritrovarsi nell’introduzione degli specialisti ma anche in tutti quegli elementi che rendono differente, e per certi versi unica, una partita.

Ogni battaglia avrà un suo contesto in evoluzione; un incedere degli eventi che si mostra più grande del plotone di cui faremo parte ma che allo stesso tempo lo avvolge in maniera opprimente. Se questo non bastasse, l’introduzione del meteo dinamico è in grado di trasformare rapidamente ogni mappa di gioco, arrivando persino a ribaltare le sorti di uno scontro in quei frangenti in cui un disastro meteorologico modificherà permanentemente il level design delle mappe.

Il tutto ovviamente in maniera puramente casuale, e inaspettata, restituendo costantemente al giocatore a sensazione di trovarsi di fronte a un mondo di gioco vivo e in costante mutamento, anche grazie all’impatto emotivo che comporta il sapere di essere uno di quei 128 giocatori che popolano la mappa… almeno per quanto riguarda le versioni PC e console next-gen del titolo.

Hazard Zone e Portal

Se le modifiche apportate da All Out Warfare a Sfondamento e Conquista sono paragonabili alla punta di diamante dell’ultima produzione di DICE, Hazard Zone si adopera a ricoprire il ruolo della “modalità trendy” di Battlefield 2042, mentre Portal a riabbracciare i fan storici della serie sul viale della nostalgia. La prima è una modalità per certi versi ruffiana ma allo stesso tempo divertente, moderna e che ci ha fatto comprendere maggiormente l’introduzione degli specialisti nell’impianto di gioco di Battlefield 2042.

In Hazard Zone ogni plotone viene fatto cominciare in punti diversi della mappa e lo scopo di ognuno di questi gruppi di giocatori è quello di recuperare il maggior numero di Data Drive prima di recarsi al punto di estrazione. Un concept molto semplice ma che si apre a una serie di risvolti strategici ben congegnati e che si distaccano fortemente dalla, oramai, abusata formula del Battle Royale.

Innanzitutto la mappa di gioco non si restringe nel tempo e gli unici elementi che verranno rivelati con il progredire della partita saranno le ubicazioni dei punti di estrazione; gli alleati caduti non potranno essere rianimati ma sarà possibile richiamarli in partita in seguito all’utilizzo di terminali specifici che saranno ottenibili a inizio partita (spendendo i crediti guadagnati) o durante la partita. Sulla mappa oltre ai 32 giocatori reali, si potranno trovare numerosi BOT (soldati mossi dall’intelligenza artificiale) che renderanno le varie aree maggiormente popolate e ostili, andando a difendere alcune delle zone in cui saranno reperibili i Data Drive.

Quello che abbiamo davvero apprezzato di Hazard Zone è la sua capacità di virare il centro dell’azione verso la cooperazione, e la pianificazione, rispetto al costante ingaggio degli avversari. Un elemento che rende le sinergie fra gli specialisti una componente praticamente imprescindibile per far emergere tutto il potenziale di questa versione moderna di “Fratelli Nella Notte” e capace di far ponderare costantemente il giocatore su quale azione sia meglio intraprendere per terminare il match vittoriosamente.

Portal, invece, è un vero e proprio trip down memory lane. Un enorme recipiente contenente tutto ciò che di bello il franchise di Battlefield ha regalato ai fan nelle ultime due decadi. All’interno di Portal, infatti, troviamo i comparti multigiocatore di Battlefield 1942, Battlefield: Bad Company 2 e Battlefield 3, liberamente utilizzabili dagli utenti per creare, attraverso un potente editor, delle playlist personalizzate che mescolino in maniere inedite, o rispettose della tradizione, gli elementi che hanno reso iconici quei capitoli.

All’interno di Portal possiamo trovare davvero di tutto: regole speciali spiccatamente votate all’arcade; plotoni storici che si scontrano con i soldati di Battlefield 3; modalità di gioco che seguono le regole classiche dei capitoli a cui si ispirano e, soprattutto, 6 fra le mappe più famose di quelle iconiche iterazioni della serie.

Per quanto al momento, però, Portal non esprima appieno il suo potenziale, in quanto troviamo numerosi esperimenti al limite dell’assurdo creati più per sperimentare con l’ottimo editor messo a disposizione da DICE, siamo sicuri che non appena la community inizierà a metterci mano con la giusta forma mentis, inizieranno ad affiorare playlist di ogni genere e in grado di soddisfare ogni tipo di giocatore.

Quello che, però, potrebbe far superare la prova del tempo a questa peculiare modalità di Battlefield 2042, è un supporto post lancio costante da parte di DICE, che garantisca un costante incremento di mappe, armi e veicoli in modo da rendere Portal una sorta di Battlefield Maker capace di giustificare da solo l’acquisto di Battlefield 2042.

Ma ha anche dei difetti

Archiviata la bontà delle molteplici modalità di gioco offerte da DICE con questo nuovo capitolo, e appurato che il gunplay di Battlefield 2042 è una versione più fluida e reattiva di quello a cui oramai siamo stati abituati negli ultimi vent’anni, non resta altro da analizzare se non le imperfezioni che questa nuova iterazione della serie si porta in dote al suo esordio.

Imperfezioni che, ve lo anticipiamo subito, sono proprio quegli aspetti che non ci hanno permesso di promuovere il titolo a pieni voti. Innanzitutto, proprio andando ad analizzare il gunplay di Battlefield 2042, ci sono alcuni elementi che non risultano perfettamente bilanciati.

Se da un lato abbiamo apprezzato che un CAL.50 uccida con un colpo un avversario, anche se colpito a un arto, dall’altro abbiamo trovato poco realistico che la rosa di un fucile a pompa non si disperda a 20/25 metri di distanza, infliggendo un danno di poco minore a quello inflitto a bruciapelo.

Queste sbavature in termini di bilanciamento potrebbero anche essere perdonate, se non ci trovassimo di fronte a una collezione di armi composta da poco più di venti bocche da fuoco. Troppo poche per mostrare il fianco ad alcun tipo di sbilanciamento fra di loro. Alla stessa stregua anche il ventaglio di accessori per le armi è uno dei peggio riusciti della serie, con pochi slot per modificare le armi e praticamente nessuna modifica estetica percepibile una volta apportate le modifiche alle varie bocche da fuoco.

Da elogiare, invece, l’implementazione di suddetto editor all’interno delle partite; una piccola accortezza che rende maggiormente fluida l’azione di gioco e permette di cambiare approccio di gioco in rapidità fra un’azione e l’altra nelle immense mappe presenti in Battlefield 2042.

Un altro elemento che ci ha convinto poco sono stati i menù di gioco: datati e confusi. Seppur sia vero che negli anni la serie di DICE ci ha abituati a menù poco pratici e votati alla scarsa immediatezza, è altresì corretto pretendere un passo in avanti deciso verso questo aspetto, specialmente quando con Battlefield 2042 sono stati fatti passi da gigante sotto molteplici punti di vista.

Infine, le ottime modifiche apportate all’impianto di gioco per far riemergere la forte componente cooperativa della serie, sono state implementate in maniera fin troppo timida, non riuscendo a imporre ai giocatori quella “forma mentis” per la quale le azioni  da lupo solitario “tutto corse a perdifiato e raffiche di proiettili” non paghino per nulla all’interno di Battlefield 2042.

Sarebbe bastato un bilanciamento più accurato, unito a una virata più decisa verso l’imporre la cooperazione, per rendere Battlefield 2042 nuovamente uno sparatutto diverso, con una sua identità ben definita e che non accetta compromessi.

Ovviamente sono tutte critiche, le nostre, che lasceranno il tempo che trovano nel giro di una settimana, o poco più, quando inizierà il lungo percorso di affinamento di tutti quegli elementi che, in fase di lancio, non funzionano come dovrebbero. Al momento, però, gravano sul giudizio complessivo di Battlefield 2042 e la loro assenza avrebbe indubbiamente permesso alla nuova produzione di DICE di convincere maggiormente.

Battlefield 2042 e la Next-Gen

Tutti abbiamo perso la mascella nel momento in cui abbiamo visto i primi trailer di Battlefield 2042 ma una volta avviato su una console di nuova generazione, quanta di quella magnificenza è rimasta intaccata? Noi abbiamo provato per diversi giorni la versione Xbox Series X|S del titolo e possiamo dirvi che il Frostbite si dimostra, nuovamente, come uno dei motori di gioco più avanzati attualmente in circolazione.

60 fps stabili (anche se non granitici), 4K dinamici, effetti particellari convincenti, orizzonte visivo ampio, distruzione ambientale credibile e modelli poligonali ricchi di dettagli rendono Battlefield 2042, lo sparatutto graficamente più avanzato dell’anno, oltre che una di quelle produzioni che è difficile credere che possa essere cross-gen.

Vorremmo avere qualcos’altro da dire in merito, qualche difetto da appuntare ma, in tutta onestà, non abbiamo realmente nulla da eccepire sul lavoro svolto sul versante tecnico da DICE.

8

Battlefield 2042 – Xbox Series X


Battlefield 2042 è, indubbiamente, una produzione di qualità ma che per una serie di imperfezioni dettate, molto probabilmente, dalla necessità di rispettare la data di uscita, si limita a essere un diamante allo stato grezzo. Le nuove implementazioni alle meccaniche di gioco sono tutte molto più che convincenti ma si scontrano con una timidezza da parte di DICE nel non volerle implementare in maniera più stringente, forse per evitare di perdere quella fetta di utenza più votata all'azione frenetica. L'assenza di una campagna single player non si fa sentire grazie alle dinamiche offerte da All Out Warfare; l'abbandono delle classi, in favore degli specialisti, riesce a rendere maggiormente strategico e cooperativo l'impianto di gioco; Portal è un enorme contenitore, votato alla nostalgia, pronto ad accogliere le idee della community e l'ampio ventaglio di modalità di gioco è in grado di offrire centinaia di ore di gioco risultando sempre interessante. Purtroppo però tutto questo esubero di contenuti si scontra con una serie di sbavature abbastanza importanti che non riescono, almeno per il momento, a farci ergere Battlefield 2042 a miglior capitolo della serie, limitandoci a considerarlo come uno dei capitoli più divertenti da molti anni a questa parte.

Pro

  • Gli specialisti funzionano e offrono un'ottima componente strategica e cooperativa.
  • All Out Warfare è in grado di non far rimpiangere l'assenza di una campagna single player.
  • Il level design è incredibile.
  • Il meteo dinamico e i disastri atmosferici riescono a rendere ogni nuova partita imprevedibile e diversa dalla precedente.

Contro

  • Poche armi a disposizione.
  • Menu confusionari e anacronistici.
  • Tante imperfezioni in termini di bilanciamento da migliorare al più presto.
8