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Fortnite: un genitore fa causa a Epic Games per le loot box

Le loot box creano problemi, anche quando non ci sono più.

Epic Games è stata citata in giudizio quest’oggi da un genitore di un ragazzo minorenne, in California, il quale afferma che la meccanica delle loot box all’interno di Fortnite era ingiusta e ingannevole. Per chiarezza, sappiate Epic Games ha già interrotto l’utilizzo delle loot box, inoltre quest’ultime esistevano unicamente nella modalità co-op “Salva il Mondo”, non nella modalità Battaglia Reale.

Il querelante afferma di essere stato ingannato, al pari di centinaia di migliaia di altri giocatori, tramite la politica portata avanti da Epic. Si afferma che le probabilità che le Llama loot box rilascino un oggetto raro sono limitate: non essendo possibile sapere quali siano le effettive probabilità, Epic Games inganna i consumatori con una pratica “predatoria” la quale convince i più giovani che “saranno fortunati” e riceveranno proprio quello che desiderano.

Non è chiaro come il genitore possa affermare che le probabilità siano basse, se Epic Games non ha rivelato le specifiche percentuali, ma questa è la linea degli avvocati. “Il querelante non ha ricevuto il bottino desiderato e non ha mai avuto una possibilità realistica di ottenerlo.” Se le probabilità fossero state manifeste, i giocatori non avrebbero mai acquistato le loot box in primo luogo, secondo quando riportato dagli avvocati.

Le loot box sono un argomento caldo da tempo oramai, tra chi le accetta e chi invece le considera alla stregua del gioco d’azzardo, come accaduto in Belgio. Il pubblico si schiera spesso contro questa pratica e in alcuni casi la reazione è talmente forte da spingere una compagnia a rivedere il sistema adottato (come nel caso di Battlefront II ed EA), ma a conti fatti risultano essere una delle principali fonti di guadagno per le società. Fino a quando un buon numero di nazioni non le vieteranno ufficialmente, difficilmente la situazione potrà cambiare.