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The Artful Escape è una lettera d’amore verso i musicisti | Recensione

Mentre gli scenari psichedelici di The Artful Escape mi passavano davanti agli occhi continuavo a pensare alle parole dette da un mio collega qualche giorno fa: “Un tempo si cercavano giochi che ci mostrassero cose impossibili, che toccassero vette di realismo sempre più avanzate, che puntassero tutto sulle nuove tecnologie. Ora che quel realismo l’abbiamo toccato con mano, il videogioco è tornato a essere prima di tutto un’esperienza… ed esperienza significa, letteralmente, tutto”

Parole che hanno riecheggiato nella mia mente durante tutto il viaggio di Francis Vendetti, il protagonista di The Artful Escape che ricopre un ruolo ben più importante del semplice “personaggio principale”, ponendosi come trasfigurazione digitale di un processo di crescita che moltissimi artisti, e non, hanno attraversato nella loro vita.

The Artful Escape

The Artful Escape, infatti, non è un videogioco nel senso più comune del termine e una produzione che prova a fare “l’indie impegnato“. L’opera prima di Beethoven & Dinosaur è più una riflessione agrodolce su come i musicisti, gli artisti e gli uomini in generale, vivano felicemente nelle loro fantasie per sfuggire dalla prigionia di una realtà piena di doveri e obblighi autoimposti, di sogni sbagliati e di una quotidianità soffocante.

Per comprendere appieno come mai la semplicità e la linearità di The Artful Escape mi abbiano toccato così profondamente, ho fatto una chiacchierata con Johnny Galavatron, il creatore del gioco, il quale mi ha spiegato che il titolo non è solamente un’opera visionaria e autobiografica ma, soprattutto, un genuino messaggio sull’ascoltare se stessi.

The Artful Escape

Johnny, difatti, era un musicista. E come moltissimi di noi ha passato gli anni dell’adolescenza ispirandosi alle sue icone di gioventù, districandosi fra palchi, concerti, bollette da pagare, etichette discografiche locali e cercando sempre quell’insieme di note che potessero far leva sul numero più alto di persone possibili. Un periodo passato ad assecondare un sogno, a imitare chi non ha mai imitato nessuno, vivendo all’interno di una fantasia dove lui era una rockstar… e come tale si comportava.

Quando i sogni di rock & roll iniziarono a diradarsi, e la consapevolezza di vivere una vita che era l’agglomerato delle esperienze vissute da altri bussò alla porta, Johnny mollò la musica e si chiuse in se stesso ma a differenza di molti altri adolescenti che decidono di mettere da parte i propri sogni, ha optato per scrivere una storia che raccontasse quel periodo della sua vita. Così nacque Francis Vendetti, nipote d’arte del celebre Johnson Vendetti… così nacque The Artful Escape.

The Artful Escape

Nel paesino montano di Calypso, il giovane Francis Vendetti è un chitarrista oppresso dalla pesante eredità del suo defunto zio Johnson Vendetti, un cantautore folk entrato nell’olimpo della musica anni addietro. Gli abitanti di Calypso sfruttano da anni l’immagine dello zio di Francis per attirare i turisti in città. Appena si è sparsa la voce che il giovane Vendetti suonava la chitarra, si sono prodigati nello spingerlo a riproporre il repertorio dello zio durante le commemorazioni del ventesimo anniversario del leggendario Pines, il celebre disco di Johnson Vendetti.

Il giovane Francis però non è dello stesso avviso e, sentendosi oppresso dalle responsabilità che è convinto di avere nei confronti del nome che porta e verso gli abitanti della cittadina di Calypso, si sfoga intonando eterei “lick” di chitarra distorta ispirandosi all’infinità dello spazio. La frustrazione e la paura lo assalgono, vorrebbe solo esprimere se stesso ma la pressione della gente che lo circonda è troppo soffocante.

La notte prima del concerto Francis riceverà la visita di un’entità aliena che lo inizierà a un viaggio di formazione atto a fargli scoprire se stesso, accettare la sua vera natura e comprendere che “Il lavoro di un artista non è dare alla gente ciò che vuole ma offrirgli quello che non avrebbero mai immaginato.” 

The Artful Escape

La storia scritta da Johnny Galavatron, nella sua semplicità, fece presa su numerose persone e un suo amico gli consigliò di trasformarla in un videogioco… un’impresa indubbiamente stimolante ma totalmente fuori dalla portata di un ragazzo che non aveva mai fatto altro che suonare la chitarra. Johnny però non si arrende: inizia ad apprendere le basi dello sviluppo, vince un concorso indetto da Epic per fare un po’ di cassa, coinvolge alcuni amici, tenta la via del crowfunding e alla fine si ritrova a pranzo con uno dei fondatori di Annapurna che, impressionato dalla genuinità del progetto, gli offre il supporto per realizzarlo.

E non c’è termine migliore per definire The Artful Escape, una produzione genuina che non vuole fare altro che raccontare una storia, lasciare un messaggio e intrattenere per una manciata di ore chiunque gli dia fiducia. Un’opera space rock interattiva, con un cast di doppiatori eccezionale (Lena Headey, Mark Strong, Carl Weathers e Jason Schwartzman) e che celebra la musica in ogni sua sfaccettatura, ponendosi come una visionaria fusione fra lo Sci Fi, il Cyberpunk e Yellow Submarine.

The Artful Escape

Giunti a questo punto vi starete chiedendo perché, dopo oltre 700 parole, non vi abbia ancora accennato nulla in merito al gameplay o alla struttura di The Artful Escape… la riposta è molto semplice: non c’è praticamente nulla di cui parlare. Come vi ho detto in apertura, si tratta di un esperienza che si asserve del media videoludico per narrare una storia e lo fa con un setting bidimensionale votato quasi totalmente al comparto artistico.

Francis dovrà semplicemente muoversi attraverso gli scenari, saltare gli ostacoli presenti qua e la, dialogare con i personaggi e suonare… suonare tantissimo. Con la pressione di un tasto, infatti, Francis imbraccerà la sua chitarra e inizierà a suonare un’infinita serie di “lick” che daranno nuova vita ai luoghi che visiterà e si amalgameranno con l’eterea colonna sonora del gioco.

Questo è possibile grazie allo sfruttamento di un fenomeno noto in ambito musicale come “The Dark Side Of The Rainbow”, il quale si riferisce alla perfetta armonia musicale che si può ottenere accostando il celebre album dei Pink Floyd (1973), con alcune parti del celebre film Il Mago di Oz (1939). Questo fenomeno è dovuto alla tendenza della mente umana ad associare elementi simili fra loro, scartando in maniera inconsapevole, e automatica, tutto ciò che non si amalgama perfettamente.

Di tanto in tanto Francis dovrà, inoltre, superare delle piccole prove musicali basate molto banalmente sulla ripetizione di una serie di tasti mostrata a schermo per poter duettare con i vari musicisti che incontrerà sul suo cammino ma, in sostanza, il gameplay di The Artful Escape si limita nell’offrire al giocatore gli strumenti per dirigere l’avventura di Francis decidendo se suonare a perdifiato, optare per il silenzio, rendere vivi e pulsanti gli ambienti che lo circondano o optare per una dissonante calma.

Potrebbe sembrarvi poco ma è tutto quello che serve per farvi immergere nel visionario viaggio offerto da The Artful Escape, capace in pochi minuti di farvi immedesimare in Francis, viverne la sua frustrazione, i suoi dubbi, le sue paure, trasporle in voi e farvi cominciare a riflettere e a mettervi in discussione.

The Artful Escape

Una storia autobiografica senza troppi fronzoli, a tratti fiabesca, a tratti agrodolce, che narra il percorso di crescita del suo creatore attraverso le fantasie che lo hanno accompagnato nella sua adolescenza, mostrando chiaramente quante analogie ci siano nella maturazione di tutti noi.

Una favola moderna, delicata e visionaria, da fruire interamente in una serata e che trova un bilanciamento perfetto nella sua breve durata.  Un’esperienza che, in quanto tale, non merita di essere analizzata, non merita di essere raccontata… merita solo di essere vissuta.

8

The Artful Escape – Xbox Series X


Se siete corsi fino a questo punto solamente per leggere il voto qua a fianco, mi dispiace ma avete sbagliato completamente come approcciarvi a The Artful Escape. Un numero non potrà mai dare il reale valore a un'opera emotiva come quella realizzata da Johnny Galavatron, capace di risultare meravigliosamente visionaria, drammaticamente introspettiva o eccessivamente tediosa, in base al tipo di persona che ci si immergerà. Se siete alla ricerca di un titolo longevo, ricco di cose da fare e che metta a dura prova le vostre abilità.. ignoratelo completamente. Se, invece, siete alla ricerca di un'esperienza differente, emozionale e in grado di farvi riflettere, dovreste assolutamente dedicargli una serata, lasciandovi leggere nell'animo dalle paure del giovane Francis.

Pro

  • Comparto narrativo semplice ma che offre numerose chiavi di lettura.
  • Artisticamente ispiratissimo.
  • Colonna sonora eccezionale.
  • Tecnicamente curato.
  • Un'esperienza breve ma bilanciata in ogni suo aspetto.

Contro

  • Più che un CONTRO è un avvertimento: se non siete inclini alle produzioni con un impianto ludico praticamente nullo e modellato attrono alla narrazione, lasciatelo perdere.
8