Nintendo Switch

Thronebreaker The Witcher Tales | Recensione


Thronebreaker The Witcher Tales – Nintendo Switch
Genere
Card-Game
Piattaforma
Nintendo Switch
Sviluppatore
CD Projekt RED
Editore
CD Project RED
Data di Uscita
20 Gennaio 2020

Gli ultimi mesi hanno mostrato la forte volontà di CD Projekt Red nel voler proporre le sue opere sulla  console ibrida di Nintendo. Dopo un’ottima conversione di The Witcher 3 per Switch, che ha mostrato un ottima competenza nello sviluppo di porting complessi da parte di Saber Interactive, anche Thronebreaker The Witcher Tales approda sui lidi dell’ammiraglia del colosso di Kyoto, portando il peculiare spin-off a base di Gwent nelle tasche di milioni di giocatori. E, con enorme sorpresa, non solamente il risultato finale si è rivelato dannatamente convincente ma Thronebreaker sembra aver trovato, finalmente, la sua dimensione ideale su Nintendo Switch.

Sembra assurdo da dire ma moltissimi possessori di Nintendo Switch non hanno mai avuto modo, precedentemente alla conversione del terzo capitolo, di immergersi nell’universo della saga di The Witcher. Ancora più assurdo potrebbe sembrarvi il nostro affermare, fermamente, che Thronebreaker potrebbe rivelarsi il miglior modo per far conoscere, a questa fetta di utenza, l’universo videoludico ispirato alle opere letterarie di Andrzej Sapkowski. I motivi sono tutti da ritrovarsi nella sapiente mescola di generi realizzata da CD Projekt Red, uniti a una narrazione sopraffina e accattivante. Senza rischiare di farvi incappare in spiacevoli anticipazioni, Thronebreaker, The Witcher Tales, presenta una storia diversa da quelle a cui Geralt ci ha abituato negli anni passati, mettendoci nei panni della regina Meve, un personaggio caratterizzato magistralmente che si troverà invischiata negli intrecci narrativi di una produzione che abbraccia perfettamente il genere delle Graphic Novel, fra decisioni multiple e molteplici linee di dialogo perfettamente recitate in inglese, e localizzate ottimamente in Italiano.

Muovendo la nostra regale protagonista all’interno delle mappe di gioco potremo interagire con i vari personaggi dislocati al loro interno, instaurare dialoghi, compiere scelte e, ovviamente, intraprendere missioni di varia natura che ci permetteranno di incrementare le nostre risorse permettendoci di proseguire nella storia più, o meno, celermente. A queste dinamiche, ispirate chiaramente all’universo delle graphic novel, si amalgama il vero cuore pulsante di Thronebreaker, ovvero un riadattamento, approfondito in ogni sua meccanica, del celebre Gwent, il gioco di carte nato come minigame all’interno di The Witcher 3.

Ogni battaglia, difatti, si svolgerà sotto forma di una partita a carte con la sostanziale variante che, rispetto ai canonici card game simil-Magic, ogni personaggio, recluta, soldato o creatura che comparirà durante il corso dell’avventura di Meve, sarà trasposto, sul campo di battaglia, sotto forma di carta animata, corredata di animazioni, dialoghi e coerenza con la narrazione. Il risultato finale è difficile da esprimere a parole ma, cercando di darvi un’idea di quello che vi aspetta giocando a Thronebreaker, si possono paragonare le battaglie a colpi di carte agli scontri a turni di un qualsiasi gdr in due dimensioni. Ogni carta perde la sua natura di semplice opzione da schierare in battaglia ma mantiene la sua caratterizzazione univoca, riuscendo a restituire un feeling di continuità e coerenza con le fasi esplorative e i vari dialoghi che si intercaleranno alle varie partite.

Se dobbiamo enfatizzare un difetto, seppur lieve, che abbiamo riscontrato in Thronebreaker è il suo lato strategico, dedicato alla spesa delle varie risorse guadagnate nel corso dell’avventura per potenziare le proprie truppe. Se la prassi vuole che dietro alla costruzione di un buon “deck” ci debba essere un ragionamento strategico basato sulle varie sinergie fra le carte in nostro possesso, in Thronebreaker abbiamo notato che i combattenti che infliggono danni cospicui, attraverso attacchi diretti, si riveleranno nella quasi totalità dei casi la scelta migliore per guadagnarsi la vittoria. Le motivazioni sono tutte da attribuirsi alla rapidità d’azione richieste dalle partite a Gwent, che mostrano un bilanciamento sommario fra le varie tipologie di carte e un’intelligenza artificiale avversaria che non si rivela brillante o in grado di formulare strategie stratificate.

Come accennavamo in apertura, Thronebreaker su Nintendo Switch trova il suo lido felice grazie alla natura portatile della console di Kyotese. Non richiedendo hardware particolarmente performanti, il titolo si comporta bene sia in modalità “Docked” che portatile anche se abbiamo notato qualche sporadico rallentamento, proprio giocando con la Switch in mobilità. Fruire il titolo senza essere vincolati a un monitor fisso, poter sospendere le nostre partite in qualsiasi momento, grazie all’ottima modalità stand-by della console, e la possibilità di dilazionarsi l’avventura di Meve nei vari momenti liberi presenti durante la giornata, però, sono importanti fattori che riescono a sopperire sia alla dimensione dei testi non sempre ottimale, che all’incomprensibile assenza di un’implementazione dei controlli attraverso il touch screen della console, un dettaglio che avrebbe reso Thronebreaker un titolo imprescindibile per ogni possessore di Nintendo Switch. 

Thronebreaker The Witcher Tales – Nintendo Switch

In Thronebreaker, il mondo è sull’orlo del caos per le crescenti tensioni tra l’ambizioso Impero di Nilfgaard e gli orgogliosi Regni Settentrionali. Di fronte a un’imminente invasione, Meve, regina guerriera della Lyria e della Rivia, sarà costretta a scendere in guerra e intraprendere un oscuro viaggio di vendetta e distruzione.

8
8

Verdetto

Dopo l’ottima conversione per Nintendo Switch di The Witcher 3, CD Projekt RED mette a segno un altro centro con il porting di Thronebreaker. L’ottimo spin-off, a metà strada fra la graphic novel e il card-game, riesce a brillare come mai prima d’ora grazie alle ottima peculiarità da console ibrida dell’ammiraglia del colosso di Kyoto. L’ottimo comparto narrativo, da sempre marchio di fabbrica degli sviluppatori polacchi, unito a una direzione artistica coerente e ispirata rendono il titolo appetibile anche per quei giocatori che non hanno mai apprezzato le produzioni a base di sfide a colpi di carte. Qualche accorgimento in più, come ad esempio l’introduzione di un sistema di controllo tramite touch screen, avrebbe reso ancor più interessante quest’ottimo spin-off dedicato alle opere letterarie di Sapkowski.

Pro

- Comparto narrativo solido e profondo.
- Direzione artistica di prim’ordine.
- Ottima commistione di generi.
- Le meccaniche immediate alla base del Gwent rendono maggiormente fruibile il titolo anche a chi non apprezza i card-game.

Contro

- Qualche sbavatura tecnica in modalità portatile.
- Comparto strategico poco approfondito.
- L’assenza di controlli touch si fa sentire sensibilmente.