Editoriale

Twitch e Hot Tub, quando il costume non fa la streamer

Dicono che l’abito non faccia il monaco, ma si può dire al contrario che “il costume faccia la streamer”? Sottolineiamo l’uso dell’articolo al femminile, in quanto, ancora una volta, ci troviamo a dover affrontare un tema pruriginoso, soprattutto nei confronti di tutta quella parte del mondo di videogiocatori, che ricordiamo essere composto da ben il 47% in Italia da videogiocatrici, stando ai più recenti dati forniti da IIDEA. Ci rifacciamo alla recente notizia secondo la quale la piattaforma dedicata ai gamer streamer, Twitch, ha sdoganato le live in diretta dal proprio bagno, o comunque in costume da bagno e in abiti succinti, in quanto, stando alle loro decisioni, “essere considerati sexy dagli altri non è contrario alle nostre regole e Twitch non prenderà provvedimenti contro donne, o chiunque sul nostro servizio, solo per la loro avvenenza percepita“. Dunque Twitch consente la trasmissione in costume da bagno, se questo abbigliamento è giustificato dal contesto. Un escamotage che ha giustificato il fenomeno Hot Tub, che come suggerisce il nome, si tratta di dirette dalla vasca da bagno, e quindi in costume. Anche se de facto si tratta chiaramente solo di un vizio di forma per giustificare gli abiti succinti e il voyeurismo di fondo nelle intenzioni di questa nuova regola.

Twitch

Twitch e Hot Tub, come ti discrimino l’utenza

Ma ne avevamo davvero bisogno? Stiamo tornando ancora a quei discorsi che ci auguravamo fossero ormai obsoleti, la solita minestra riscaldata, in un settore dove la presenza femminile dovrebbe non più rappresentare una nota dolente, o ancor meno essere così rara e di difficile concezione? 

Perché dunque quasi la metà del popolo dei videogiocatori deve essere vittima dell’ennesimo gesto discriminatorio? Perché allora non vediamo ancora oggi sempre più ragazzi streamer che adottano la stessa abitudine? Facile: l’utenza principale della piattaforma, sempre stando a recenti dati diffusi a inizio 2021, è composta dal 65% di utenti maschi, il cui 73% ha meno di 35 anni. Questi dati giustificano forse il fenomeno Hot Tub? A nostro parere no, anche perché, a priori, si tratta di un ennesimo sintomo dell’impoverimento socioculturale dei nostri tempi, in cui, nonostante ci si batta sempre di più non solo per la parità dei sessi, ma anche per gli orientamenti di genere, ci ritroviamo poi a dover prendere atto di un cavillo di Twitch quanto mai sessista. Ed è sessista perché, come detto poc’anzi, si parla chiaramente e in maniera esplicita di utenza femminile in primis, e dunque sono i primi a sostenere questo punto. Dunque sarà difficile vedere streamer maschili nello stesso atteggiamento, anche se per la sopracitata parità sarebbe auspicabile

Twitch

Ritorna dunque di gran carriera il nemico del mondo femminile, l’oggettivizzazione della donna, una malerba che davvero non muore mai nonostante si tenti in ogni modo di estirparne le radici. Fortunatamente però ci sono anche persone direttamente coinvolte nella bufera Hot Tub che si sono schierate vieppiù volte a favore del mondo femminile, ancora alle prese con linee di pensiero dettate da una mentalità patriarcale e retrograda. Parliamo della streamer Yabbe, la quale ha pubblicato un tweet, che riportiamo qui sotto, nel quale non sostiene la nuova regola, definendola “imbarazzante” poiché “Twitch avrebbe potuto gestire meglio la situazione, ma ha perso l’occasione“.

Nel suo post, Yabbe attacca duramente la piattaforma con parole che ci sentiamo di sottoscrivere in toto: “le Hot Tub stanno danneggiando le donne sulla piattaforma che non si sessualizzano o usano Twitch come promozione per OnlyFans, perchè non hai fatto qualcosa?“. Un tentativo, quello della ragazza, di far capire alla dirigenza di Twitch che il messaggio promosso con l’arrivo di Hot Tub non solo consente senza remore di mettere in mostra il proprio corpo, una caratteristica che di fatto non è primaria nella concezione originale di Twitch (ossia concedere lo streaming di partite di videogames), ma mette ancora più in difficoltà le streamer che preferiscono portare contenuti di qualità e la propria passione senza “mezzucci” che prevedano la messa a nudo del proprio corpo. 

Sesso e soldi, un circolo vizioso ancora oggi alimentato

Tutto questo, chiaramente, ha un altro secondo fine, che chiude il cerchio e inneggia ancora una volta, in qualche modo, al connubio “sex&money, soldi e sesso: la monetizzazione sempre maggiore dei contenuti. Sì, perché chiaramente più ci sono visualizzazioni, e di conseguenza donazioni alle streamer, più aumenta il focus su queste protagoniste del web, in grado di catalizzare l’attenzione degli spettatori che non possono che apportare benefici alla piattaforma stessa, d’altronde. E questo grazie a un solo costume da bagno indossato da una ragazza “di bella presenza”. 

Come la sta prendendo ora qualcuno come Kaitlyn “Amouranth” Siragusa, una delle streamer più famose di Twitch, dopo che la piattaforma le aveva demonetizzato i suoi video senza preavviso, in quanto “i suoi stream non erano adatti agli inserzionisti”? Non lo sappiamo or ora, ma di certo noi non l’abbiamo presa bene, se a fronte di tutte le battaglie portate avanti con fatica dal mondo femminile, viene ancora una volta calata la scure su coloro che preferiscono mettere in mostra le proprie doti e le proprie abilità, portando invece in palmo di mano le streamer che si vendono per fama semplicemente “apparendo”.

Sappiamo che chiunque desidera essere apprezzato, famoso e perché no, ricco, ma davvero conta più il fine del mezzo? Dobbiamo ancora una volta lasciare che solo le ragazze, almeno per ora, siano quelle che per essere apprezzate debbano spogliarsi, mentre a un ragazzo basta una maglietta a stampe nerd, fare due chiacchiere con i propri fan e null’altro?

twitch streamer kaceytron

Questo caso non è tanto lontano da quelli in cui alcune influencer devono tenere la propria vita privata lontana dai riflettori, o meglio dai post sui social network, perché la sola rivelazione di non essere single distrugge quell’aura di potenziale raggiungimento da parte dei follower, che potevano ancora ambire nella propria mente a “vivere il sogno”, diventare magari un giorno partner di quella ragazza che invece single non lo è. Come “vendicare” questo sogno mandato in frantumi? Togliendo il “follow” e facendo perdere loro numeri, punendole dunque per essere banalmente legate a qualcuno che non fosse un fan qualsiasi e a loro ignoto.

E credeteci, non c’è bisogno di essere influencer o personaggi (relativamente) famosi sui social per essere vittime di questo fenomeno assurdo, ma quanto mai in essere.

Una riflessione sullo stato dell’arte

In conclusione, è corretto che ancora oggi il mondo femminile debba scegliere se mettere a nudo le proprie capacità o il proprio corpo? Perché è tutto consentito e accettato da parte del mondo maschile, che non solo deve difficilmente abbassarsi a questo, almeno nello specifico frangente in questione, ma permette anche che il contrario avvenga per le donne? Perché non facilitarle? E’ inconscia e freudiana paura che le donne possano dimostrare in libertà il proprio potenziale, uscendo dalla condizione di schiavismo sessista a cui sono spesso sottoposte, come abbiamo brevemente elencato, e che possano arrivare a ricoprire ruoli e assumere responsabilità ora maggiormente, o esclusivamente, di dominio maschile, minacciando questi “machi? Se questo fosse il ragionamento di fondo, ci sarebbe solo da vergognarsi, perché è al contempo un’ammissione di debolezza e paura.

Motivo per cui, forse, sarebbe a maggior ragione necessaria una riflessione su quanto viene concesso, e non, ancora oggi e farsi un esame di coscienza approfondito.

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