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Werewolf The Apocalypse: Earthblood | Recensione, artigli poco affilati

Si potrebbe discutere anni su quale sia la parte più difficile nella stesura di una recensione. Per molti l’ostacolo maggiore è sicuramente quello relativo alla determinazione del voto, ossia l’output supremo dell’intero processo di scrittura, mentre per altri è l’incipit a rivelarsi il principale scoglio, con le parole con cui attaccare che talvolta sembrano quasi sfuggire. Quasi mai i problemi sorgono però nella definizione dei pro e contro di un titolo. Divertente, longevo, stilisticamente ispirato, noioso, ripetitivo, imperfetto: trovare qualcosa con cui riempire quei buchi è spesso un compito facile facile, un qualcosa che viene praticamente naturale e fisiologico dopo aver steso righe e righe di testo in precedenza sul titolo in questione. Con Werewolf The Apocalypse: Earthblood ci siamo però trovati in difficoltà nel riempire la prima colonna, quella riservata ai pregi di un gioco. Sia chiaro, negli ultimi anni abbiamo giocato a roba decisamente peggiore dell’ultimo lavoro di Cyanide, ma scovare in Werewolf The Apocalypse qualcosa che si scaglia particolarmente in positivo è stato davvero arduo.

Licantropi e multinazionali cattive

Le vicende narrate da Werewolf sono ambientate all’interno del World of Darkness, universo narrativo nato dalla fortunata serie di giochi da tavolo ideata da Mark Rein-Hagen e di cui fa parte anche il più celebre Vampire: The Masquerade. In questo mondo, dove esseri sovrannaturali si annidano all’interno della civiltà umana, sono presenti tre forze ancestrali una volta in equilibrio e ora in conflitto a causa del sempre maggior potere del Wyrm, entità dedita alla distruzione e al decadimento che sta mettendo in pericolo la natura stessa.

Werewolf The Apocalypse Earthblood

In questo setting ci metteremo nei panni di Cahal, un licantropo la cui tribù è nel bel mezzo di un conflitto con la Endron, multinazionale del settore dei combustibili fossili e seguace del Wyrm. A rendere la situazione ancor più complessa sono poi la sete di vendetta e il senso di rimorso di Cahal, che dopo aversi visto sottrarre la vita della propria moglie per mano della Endron ha ucciso in preda alla rabbia un membro del proprio branco.

Una sinossi sulla carta intrigante, ma che finisce presto per perdere la propria verve, risultando un concentrato di situazioni tutti uguali, personaggi mal scritti e poco coerenti e una storia che, tolta la presenza dei licantropi, sa decisamente di già visto. Werewolf The Apocalypse: Earthblood è insomma un mappazzone ecologista senza capo né coda, dove la volontà di far passare un messaggio positivo, o anche solo di raccontare una storia degna di essere narrata, si perde presto come una goccia nel mare, lasciando il posto a tutta una serie di vicende confuse o fini a sé stesse.

All’insegna della ripetitività

La pochezza dell’impianto narrativo si riflette poi nel sistema delle missioni, tutte tra di loro estremamente simili e contraddistinte dal medesimo leitmotiv. In ogni singola quest del gioco ci ritroveremo infatti a introdurci in una struttura della Endron e, per arrivare alla fine di essa, dovremo passare attraverso delle zone da affrontare ogni volta nello stesso identico modo.

Werewolf The Apocalypse Earthblood

Ad aumentare ulteriormente il senso di ripetitività del tutto è poi l’estrema somiglianza dei vari spazi di gioco, con ogni singola ambientazione che è praticamente indistinguibile da quella precedente. Tolte le due macro-aree che fanno da hub centrale e da cui partiranno le varie missioni, ci troveremo infatti a muoverci sistematicamente in claustrofobici ambienti a metà tra l’industriale e il militare. Il tutto, come accennato in precedenza, sempre con il medesimo modus operandi.

Non solo combattimenti

Werewolf The Apocalypse ci permette infatti di introdurci stealth di zona in zona, per cercare di passare a quella successiva completamente indisturbati. Nel caso non ce la facessimo partirà un combattimento, che può risultare più o meno complesso in base a come avremo indebolito in precedenza la stanza in questione, disattivando ad esempio le torrette o sabotando le porte d’ingresso delle forze avversarie.

Se le fasi stealth sono comunque discrete, soprattutto per la possibilità di trasformarsi in lupo che ci concede di muoverci più velocemente e sfruttare particolari passaggi nascosti, quelle più dinamiche non convincono a pieno. Nonostante Cyanide abbia dotato Cahal di due differenti forme di licantropo, una più veloce e una più potente, e di un sommario sistema RPG per la gestione delle varie abilità, i combattimenti sono infatti approssimativi e non particolarmente convincenti, anche a causa di un ventaglio di nemici non certo entusiasmante, né come numero né in quanto a tipologia.

Apprezzabile invece il feedback dato dalla forma di licantropo, con Cyanide che è riuscita a fare un buon lavoro nel ricreare un senso di forza e potenza quando ci troveremo a impersonare tale particolare natura di Cahal. Distruggere ambienti e dilaniare nemici è infatti discretamente soddisfacente e degne di nota sono soprattutto le trasformazioni, con l’esplodere della nostra sembianza da licantropo che riesce a restituire ottime sensazioni.

Werewolf The Apocalypse: lato tecnico

Warewolf The Apocalypse: Earthblood non eccelle neanche nel lato tecnico, che risulta arretrato e non particolarmente esaltante. Tolte le già citate trasformazioni di Cahal e la distruzione dei vari ambienti, che sono di buon livello, il titolo di Cyanide è infatti colmo di texture a bassa risoluzione e modelli approssimativi. Decisamente rivedibili sono poi le animazioni, con quelle dei personaggi umani che sembrano essere state prese di forza da standard di una generazione fa. Il framerate è invece fortunatamente solido, ma visto l’impianto tecnico del gioco sarebbe stato strano altrimenti.

Anonima la rockeggiante colonna sonora e privo di punti di spicco infine il lato artistico, che non riesce purtroppo a sollevare i valori produttivi di un’opera dimenticabile, una delle prime delusioni di questo inizio di 2021.

5

Werewolf The Apocalypse: Earthblood – PS5


Werewolf The Apocalypse: Earthblood è un gioco senza mordente, che non riesce a colpire a pieno nel segno. Una trama semplicistica e dimenticabile, un gameplay approssimativo, un aspetto tecnico datato e una grande ripetitività di fondo rendono infatti l’ultima fatica di Cyanide un’occasione sprecata, nonché un qualcosa di veramente difficile da consigliare. Magari a cervello spento può intrattenere per qualche ora, ma è innegabile come anche in tal caso ci sia di decisamente meglio sul mercato.

Pro

  • I licantropi hanno sempre un loro perchè

Contro

  • Estremamente ripetitivo
  • Tecnicamente datato
  • Trama semplicistica e poco approfondita
5