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Huawei ancora sulla graticola, non resta che sperare nell’appeal delle verdure USA

Il 17 novembre scadranno le licenze temporanee che oggi consentono a Huawei di mantenere rapporti commerciali con i fornitori statunitensi, ma la situazione è talmente incerta che le previsioni si basano su sensazioni e pochi fatti. Il Segretario per il commercio Wilbur Ross ieri si è detto ottimista e poi ha esplicitato che l’intera querelle è legata agli accordi commerciali con la Cina – che saranno nuovamente oggetto di confronto nel prossimo summit di novembre.

La nota di colore (grigio) è che non è stato ancora deciso il luogo dell’incontro: potrà avvenire in Iowa, Alaska, Hawaii o in qualche località cinese, dato che è saltato l’appuntamento cileno a causa del rischio disordini.

Sul tavolo c’è l’ormai nota “lista delle entità” che include di fatto ormai decine di aziende cinesi. Queste non possono acquistare tecnologie e licenze statunitensi: in maniera blanda fino al 17 novembre e tassativa dopo quella data. Già oggi gli effetti collaterali sono stati vistosi sotto il profilo software – si pensi ai nuovi smartphone Huawei senza applicazioni Google – ma almeno il supporto post-vendita è stato assicurato. Domani, senza uno sblocco della situazione, molti scenari potrebbero essere compromessi.

Come se non bastasse, se da una parte Wilbur Ross ha dichiarato che le licenze arriveranno “molto presto” dall’altra ha ammesso un certo stupore sul fatto che il Governo ha ricevuto 260 richieste di licenza. “Sono molte le domande – è francamente più di quanto avremmo pensato”, ha dichiarato Ross nell’intervista rilasciata a Bloomberg. “Bisogna ricordare anche che con gli elenchi di entità c’è una presunzione di rifiuto. Quindi la cosa certa per queste aziende sarebbe quella di aspettarsi un rifiuto, anche se ovviamente ne approveremo alcune”.

In sintesi il destino di Huawei e delle aziende tecnologiche cinesi in blacklist è legato agli acquisti cinesi di prodotti agricoli statunitensi, l’impegno di mantenere stabile la valuta cinese e l’apertura di Pechino nei confronti delle società finanziarie statunitensi. La questione sicurezza è uno specchietto per le allodole, affrontabile e risolvibile con prescrizioni di buon senso come in Europa.