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Telco

Huawei non potrà fornire tecnologia 5G in Nuova Zelanda, l’intelligence si è messa di mezzo

L’intelligence neozelandese ha vietato al principale operatore nazionale, Spark, di impiegare apparecchiature di Huawei per lo sviluppo della sua futura rete 5G. La Nuova Zelanda, come spiega The New York Times di fatto si allinea agli Stati Uniti e all’Australia, che da tempo sostengono che le forniture tecnologiche cinesi potrebbero mettere a rischio le reti TLC. Canberra per altro ha fatto scattare un analogo bando  la scorsa estate.

Il Wall Street Journal giusto la settimana scorsa ha svelato che la Casa Bianca avrebbe sguinzagliato diversi funzionari per il mondo per convincere le telco operanti nei paesi alleati – fra cui almeno un’italiana – ad abbandonare Huawei e ZTE. La vicenda neozelandese conferma che in relazione alla 5G il tema è caldissimo.

Spark ha accolto come prevede la legge il diktat del Government Communications Security Bureau of New Zealand – appunto l’intelligence – ma ha anche sottolineato che prima di ogni altra azione analizzerà i documenti. In ogni caso il progetto di sviluppo 5G proseguirà come previsto, rispettando la scadenza di consegna del primo giugno 2020.

Huawei mantiene salda la difesa sostenendo di essere un’azienda privata completamente sganciata dal Governo cinese. Nel frattempo può almeno festeggiare il proseguimento del progetto di cablaggio della Papua Nuova Guinea: una rete sottomarina in fibra da 5.457 km che collegherà 14 località fornendo servizi di connettività a circa 8 milioni di persone.

Il Ministro per il Commercio William Duma ha ribadito che l’accordo permane, anche se vi sono state diverse pressioni esterne, e che Huawei ha già completato il 60% del progetto da 200 milioni di dollari – finanziato dalla Bank of Cina.

In sintesi, da diverso tempo è partita una campagna di spartizione del mercato globale in seno alle telecomunicazioni che esula dalle classiche regole della competizione. Da una parte gli Stati Uniti che premono sugli alleati, dall’altra le aziende cinesi che tentano di conquistare nuovi mercati. L’Europa al momento pare stare alla finestra sebbene le principali alternative a Huawei e ZTE siano rappresentate proprio dalla svedese Ericsson e dalla finlandese Nokia.