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La 5G Huawei condizionerà i rapporti tra USA e alleati

Un funzionario statunitense ha affermato che gli USA rivedranno le proprie politiche di condivisione dei dati con qualsiasi alleato che decida di impiegare tecnologia Huawei nelle proprie reti 5G.

Gli Stati Uniti hanno scelto la via dell’intransigenza. Dopo l’annuncio del Regno Unito che ha deciso di affidarsi alla tecnologia Huawei per le proprie reti 5G anche se non per i componenti più delicati, Robert Strayer, un alto funzionario del dipartimento di Stato per la sicurezza informatica e le comunicazioni internazionali ha affermato che gli USA saranno costretti a rivedere le proprie politiche di condivisione dei dati con tutti gli alleati che sceglieranno di utilizzare tecnologie dell’azienda cinese, per loro non sicure e inaffidabili.

“Se altri Paesi consentono a fornitori non fidati di costruire o fornire servizi per le loro reti 5G dovremo rivedere la possibilità di condividere informazioni ed essere connessi con gli stessi nella maniera in cui lo siamo oggi” ha infatti dichiarato al Strayer all’agenzia stampa Reuters.

Insomma a quanto pare gli Stati Uniti non sono disposti a fare distinzione tra tecnologie core e non core per quanto riguarda le reti 5G, a differenza dei Paesi partner europei, come ad esempio la Germania, che pare intenzionata a muoversi sulla falsariga del Regno Unito. “Anche se Huawei non sta commettendo il tipo di reati per i quali un grand jury americano l’ha incriminato, qualsiasi compagnia che fornisce una così grande percentuale del mercato per componenti di reti di telecomunicazioni e ha legami con l’Esercito popolare di liberazione è una minaccia”, aveva affermato infatti solo pochi giorni fa il professor William Snyder dell’Università di Syracuse.

Le tecnologie 5G e Huawei in particolare in quanto leader del settore, sono infatti al centro di un contenzioso internazionale, in cui gli Stati Uniti accusano l’azienda di connivenza con il Governo cinese, che sfrutterebbe o potrebbe potenzialmente sfruttare le diffusissime tecnologie del colosso nazionale per “spiare” i Paesi occidentali. Un’accusa sempre rigettata da Huawei e ribadita invece dagli Stati Uniti.

Ora bisognerà vedere come andrà a finire la querelle, almeno in Europa, dove per molti Stati sarebbe più utile e proficuo sfruttare la tecnologia del leader del settore per far evolvere le proprie reti 5G nei tempi stabiliti, con ricadute positive su molti contesti, dall’Industria al turismo, piuttosto che difendere l’industria hi-tech nazionale, che in molti casi non altrettanto forte quanto quella statunitense. Le parole di Strayer sanno di ultimatum, cosa decideranno di fare le nazioni europee?