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Riforma UE del Copyright sempre più vicina: manca poco alla “link tax” e i “filtri online”

Parlamento UE e Consiglio UE hanno trovato un accordo per la riforma del copyright. Manca solo il voto del Consiglio UE e del Parlamento fissato per la primavera.

La settimana scorsa Parlamento UE e Consiglio UE hanno trovato un accordo per la riforma del copyright, anche se otto Paesi – fra cui l’Italia – hanno espresso un voto contrario. Secondo il vicepresidente della Commissione UE Andrus Ansip vi saranno benefici per tutti: più diritti per gli utenti, una equa remunerazione per i creatori e chiarezza delle regole per le piattaforme.

I nodi principali erano legati agli Articoli 11 e 13. L’Articolo 11 prevede una sorta di “link tax”, ovvero un compenso per autori, editori e altri detentori di copyright nel caso in cui un aggregatore di notizie o un motore di ricerche mostri accanto al link correlato a un contenuto un breve testo. Si parla insomma delle “snippet” che accompagnano ad esempio i risultati su Google, però ad oggi non è ancora chiaro quale sia la lunghezza in caratteri minima per far scattare ogni obbligo.

Come spiega Julia Reda, la più nota esponente del Partito Pirata a Bruxelles, non sono state fatte eccezioni per individui, PMI e non-profit. Sono previste tutele però per i meme, le gif, il diritto di satira, di parodia e di citazione, le enciclopedie online, i materiali didattici, il data mining, il patrimonio culturale e le opere i cui diritti sono scaduti.

L’articolo 13 invece riguarda la responsabilità dei siti in relazione ai contenuti caricati dagli utenti. Per evitare ogni rischio di violazione di copyright non si potrà fare a meno di applicare filtri elettronici. Insomma, non vi sarà troppa scelta per le piattaforme: o stipulare accordi licenziatari oppure monitorare e prevenire la condivisione di contenuti. Il rischio, secondo Reda, è che vi possano essere effetti collaterali sul diritto alla libertà di parola.

Per l’approvazione definitiva della riforma mancano solo ancora il voto del Consiglio UE e del Parlamento, preceduto dal quasi scontato parere del Legal Affairs Committee previsto per oggi. Sul Consiglio vi sono poche speranze, poiché bisognerebbe avere 13 paesi contrari (oggi sono 8) oppure un dietrofront da parte di una nazione popolosa come la Germania. Mentre nel Parlamento la partita potrebbe essere ancora aperta: appuntamento previsto a marzo o aprile, poco prima delle nuove elezioni.