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Sicurezza OT: l'AI ha ancora bisogno dell'uomo

Protezione delle infrastrutture industriali ibride attraverso AI, gestione asset e collaborazione tra team di sicurezza operativa.

Avatar di Andrea Riviera

a cura di Andrea Riviera

Managing Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 30/07/2025 alle 12:10

La notizia in un minuto

  • L'intelligenza artificiale sta rivoluzionando la sicurezza industriale, eccellendo nel rilevamento di anomalie e minacce sconosciute attraverso il monitoraggio continuo del comportamento normale degli ambienti produttivi
  • La mappatura automatica degli asset industriali diventa fondamentale per la cybersecurity, con piattaforme avanzate capaci di scoprire dispositivi connessi e analizzare il traffico di rete raggiungendo una precisione di classificazione vicina al 100%
  • L'integrazione tra sicurezza funzionale e cybersecurity porta alla nascita di Centri Operativi di Sicurezza unificati IT-OT, richiedendo nuove competenze professionali e superamento delle barriere culturali tradizionali

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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L'industria moderna si trova di fronte a un paradosso tecnologico che ridefinisce completamente i paradigmi di sicurezza tradizionali. Mentre la digitalizzazione spinge verso una sempre maggiore interconnessione tra sistemi operativi industriali e infrastrutture IT, emergono vulnerabilità inedite che richiedono approcci completamente nuovi alla protezione dei dati. La sfida non è più semplicemente proteggere singoli componenti, ma orchestrare una difesa integrata di ecosistemi complessi dove ogni sensore, ogni protocollo di comunicazione e ogni flusso di informazioni può diventare il punto di ingresso per attacchi devastanti.

L'intelligenza artificiale ridisegna la sicurezza industriale

L'implementazione di intelligenza artificiale e machine learning negli ambienti di tecnologia operativa rappresenta una rivoluzione a doppio taglio. Se da un lato questi strumenti offrono capacità di rilevamento e analisi senza precedenti, dall'altro introducono nuove categorie di rischio che i criminali informatici stanno già imparando a sfruttare. Il machine learning avversario e le tecniche di data poisoning rappresentano minacce emergenti che i difensori devono necessariamente considerare per mantenere il passo con gli attaccanti.

Tuttavia, i vantaggi dell'automazione intelligente superano i rischi quando implementata correttamente. L'AI eccelle particolarmente nella definizione del comportamento normale negli ambienti industriali, caratterizzati da enormi volumi di comunicazioni di rete e variabili di processo in costante evoluzione. A differenza dei sistemi di rilevamento basati su firme, che identificano solo minacce già note, l'intelligenza artificiale può individuare anomalie operative e minacce sconosciute attraverso un monitoraggio continuo, risultando particolarmente efficace contro le tattiche "Living-Off-the-Land" e i movimenti laterali nelle reti compromesse.

La mappatura degli asset come pilastro strategico

Negli ambienti industriali distribuiti, dove sistemi legacy convivono con dispositivi IoT di ultima generazione, ottenere una comprensione completa di tutti gli asset che generano o consumano dati rappresenta spesso una sfida quasi impossibile. Eppure, questa visibilità costituisce il fondamento di qualsiasi programma di cybersecurity efficace. Le piattaforme più avanzate sono oggi in grado di scoprire automaticamente gli asset connessi, analizzare il traffico di rete attraverso deep packet inspection e interpretare una vasta gamma di protocolli OT, IoT e IT.

La visualizzazione dinamica di questi ecosistemi complessi, spesso presentata attraverso grafici interattivi di rete, consente ai team di sicurezza di identificare vulnerabilità nascoste e risolvere problemi in modo proattivo. I motori di AI possono arricchire i profili degli asset apprendendo da milioni di dispositivi a livello globale, raggiungendo una precisione di classificazione che si avvicina al 100%.

La convergenza tra sicurezza funzionale e cybersecurity non è più un'opzione, ma una necessità operativa

Superare le barriere culturali tra team di sicurezza

Una delle trasformazioni più significative richieste dal nuovo paradigma industriale riguarda l'integrazione tra sicurezza funzionale e cybersecurity. Per troppo tempo questi domini sono stati trattati come entità separate, nonostante il loro obiettivo comune di garantire il funzionamento sicuro dei processi fisici. Un valore di processo alterato, che derivi da un malfunzionamento dell'equipaggiamento, da una configurazione errata o da un attacco informatico, produce comunque lo stesso impatto dannoso sui sistemi produttivi.

La separazione storica, dovuta principalmente alla lunga tradizione dei team di sicurezza funzionale e alla comparsa relativamente recente della cybersecurity in ambito OT, ha creato barriere culturali profonde. Ancora oggi, chi si occupa di safety tradizionale tende a considerare i team di cybersecurity come un'entità esterna, spesso percepita come un ostacolo alla continuità operativa.

Verso centri operativi unificati

La necessità sta tuttavia guidando un cambiamento inevitabile. I Chief Information Security Officer si trovano sempre più spesso a dover gestire rischi a livello aziendale che includono inequivocabilmente anche gli ambienti OT. L'espansione della superficie di attacco attraverso asset OT e IoT richiede non solo la protezione di questi sistemi, ma anche una comprensione approfondita del loro contesto operativo.

Questa evoluzione sta portando alla nascita di Centri Operativi di Sicurezza unificati che integrano IT e OT, richiedendo la formazione di analisti capaci di comprendere le peculiarità dei sistemi industriali. Costruire fiducia tra team operativi e di sicurezza diventa fondamentale, e dimostrare i benefici tangibili del monitoraggio continuo può fungere da catalizzatore per questa integrazione.

Il rilevamento delle anomalie in tempo reale

L'efficacia dei sistemi di protezione moderni dipende dalla capacità di stabilire baseline comportamentali accurate per ogni dispositivo in ogni fase del processo produttivo. Una volta definiti questi parametri di normalità, i sistemi di AI confrontano continuamente l'attività in tempo reale con le baseline stabilite, segnalando qualsiasi deviazione che potrebbe compromettere l'integrità dei dati o la sicurezza del processo.

Flussi di dati inusuali o cambiamenti inaspettati nei setpoint di controllo attivano immediatamente allerte che consentono risposte rapide. L'integrità e la tracciabilità dei dati risultano vitali anche per le indagini forensi, permettendo ai team di riprodurre il traffico di rete e individuare l'origine e la diffusione degli incidenti.

Competenze per il futuro della sicurezza industriale

Nonostante l'automazione intelligente rappresenti un elemento rivoluzionario, il fattore umano mantiene un ruolo indispensabile nell'equazione della sicurezza. Le competenze più critiche per i team OT richiedono oggi una comprensione approfondita sia dei processi operativi che dei principi di cybersecurity. La formazione deve evolversi per preparare professionisti capaci di gestire in modo integrato sicurezza, protezione e intelligenza artificiale.

Il futuro della sicurezza industriale non risiede in compartimenti isolati, ma in un approccio unificato dove la tecnologia avanzata abilita professionisti qualificati a salvaguardare le infrastrutture critiche. Promuovere una cultura di apprendimento continuo, collaborazione interfunzionale e apprezzamento per la relazione simbiotica tra tecnologia ed expertise umana rappresenta la chiave per affrontare con successo le sfide del panorama industriale moderno.

Fonte dell'articolo: www.agendadigitale.eu

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