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90 anni di Philip Dick, ritorno a La svastica sul sole

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Nota del curatore. Che cosa è reale? A quale luogo appartengo? Come vedere la verità sono variazioni sul tema di uno stesso topos narrativo, diffuso e comune nella narrativa fantastica, in particolare fantascientifico.

Una dicotomia su cui Dick ha costruito, non per forza consapevolmente, un intero corpus di opere. E nel farlo ha realizzato ciò che più di tutto caratterizza la narrativa fantascientifica – ed è parte anche del Fantastico, con una piccola ma notevole differenza.

Non la speculazione sul futuro, non i robot e le astronavi, non i computer o la genetica. La fantascienza di Dick è prima di tutto un’alterazione della realtà, una sua destrutturazione e ricostruzione in chiave politica (da non confondere con ideologica).

Se l’essenza del Fantastico è costruire nuove realtà, la science fiction, anche grazie a Dick, è un’operazione più raffinata del fantasy perché non perde contatto con il quotidiano che chiamiamo realtà, e chiama la narrativa a farsi strumento di nuove letture, spesso coraggiose e rivelatrici. L’eredità di Philip Dick, a 90 anni dalla sua nascita, non potrebbe essere più preziosa.

Valerio Porcu

Roberto Paura

 Collabora con numerose testate culturali, tra cui Quaderni d’Altri Tempi, L’Indiscreto, Il Tascabile, Esquire. È stato giornalista scientifico per Fanpage e consulente per la comunicazione della Fondazione IDIS-Città della Scienza. Dal 2013 è presidente dell’Italian Institute for the Future, dal 2015 dottorando di ricerca all’Università di Perugia. È autore di cinque libri.

La svastica sul Sole

Nel 1974 Philip Dick si decise a iniziare un seguito del suo maggiore successo, The Man in the High Castle, di cui in Italia è invalsa la traduzione con il più evocativo (ma decisamente meno dickiano) titolo di La svastica sul sole. Quel romanzo gli era valso il Premio Hugo, massimo riconoscimento nel mondo della fantascienza, e un deciso successo di critica e pubblico, ma ancora limitato al solo ambito – pur ampio, negli Stati Uniti – dei lettori di science fiction.

La svastica sul sole Philip Dick

Dick invece sognava di sfondare come autore mainstream, un’ambizione che ogni tanto si riaffacciava per essere prontamente soffocata dal bisogno di sbarcare il lunario, obiettivo che solo le sue storie fantascientifiche erano in grado di realizzare.

Per la verità, il confine tra fiction fantastica e fiction realistica è sempre stato estremamente tenue nelle opere di Dick, e con l’andare degli anni era diventato sempre più sfumato, esattamente come il confine che separa il nostro mondo da quello in cui è ambientato La svastica sul sole.

Nel seguito del romanzo, di cui furono scritti solo due capitoli, i nazisti hanno trovato un modo per varcare quel confine. Il progetto Nebenwelt (“mondo adiacente”) sfrutta tecnologie quantistiche per entrare – e in futuro invadere – il nostro piano della realtà.

Dick non volle avventurarsi oltre: inizialmente entusiasta dell’idea che aveva avuto, probabilmente frutto delle sue letture meta-scientifiche, nelle quali poteva essersi imbattuto nella nota interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica, nel marzo di quell’anno si trovò infatti improvvisamente vittima di un episodio simile a quello che il signor Tagomi sperimenta nel romanzo; un episodio che lo costrinse a mettere tutto da parte e trasformare la sua stessa vita in un romanzo, varcando definitivamente il confine tra realtà e fiction.

Il romanzo

Di che episodio si tratta? Il mite Tagomi, funzionario del commercio giapponese negli Stati Uniti d’America del Pacifico, sottoposti all’amministrazione (e all’occupazione) dell’Impero giapponese, è stato costretto a uccidere due sicari nazisti inviati dall’ambasciatore del Reich per far naufragare un vertice segreto, in cui una spia tedesca avrebbe passato a un alto funzionario giapponese tutti i dettagli di un’operazione militare con cui il Reich intende farla finita con gli alleati nipponici, nuclearizzando le loro Isole Patrie.

Philip K. Dick

Sconvolto dagli avvenimenti e dall’uccisione dei due uomini, che va contro la sua spiritualità, Tagomi ha un crollo nervoso. In cerca di conforto, si lascia convincere da un suo contatto, il commerciante di antiquariato americano Robert Childan, ad acquistare un banale ciondolo d’argento, privo di qualsiasi valore storico.

Childan gli assicura che il ciondolo è in armonia col Tao. Osservandolo a lungo seduto su una panchina nel parco, Tagomi viene investito da una luce argentea e improvvisamente si ritrova in una realtà diversa. Apparentemente il parco è lo stesso e così San Francisco. Ma una grande, orribile sopraelevata che non aveva mai visto ora si staglia sopra di lui. I taxi a pedali sono scomparsi. I bianchi non si alzano più per cedergli il posto quando entra in un bar. I barboni dormono sulle panchine. Sconvolto e angosciato, Tagomi riesce infine a ritrovare il ciondolo e ritornare nel suo mondo.

Il 2 marzo 1974, aprendo la porta di casa per ricevere la commessa della farmacia che doveva portargli un analgesico per lenire il dolore al dente dopo un’operazione, Dick è abbagliato dalla luce di un ciondolo che la ragazza porta al collo, e che ha la forma di un pesce, il simbolo paleocristiano. È l’inizio di un percorso che porterà Dick, come Tagomi, a mettere in dubbio la sua intera realtà e a chiedersi se il mondo in cui vive sia davvero quello “originale”, e non un falso.

La svastica sul Sole, come sostanzialmente tutta l’opera di Dick, ruota intorno a questo concetto. Nel romanzo le potenze dell’Asse hanno vinto la guerra e si sono spartite il mondo, nonché gli Stati Uniti, divisi – come la Germania del dopoguerra nella nostra realtà – in tre aree: la fascia ovest ai tedeschi, quella orientale ai giapponesi, in mezzo gli Stati delle Montagne Rocciose, una zona neutrale.

I nazisti, sempre infidi e presi dai loro giochi di potere per la successione del cancelliere Martin Bormann, che ha sostituito il sifilitico ma ancora vivo Hitler, progettano una terza guerra mondiale per conquistare l’Impero giapponese, con i quali si trovano da tempo in un clima di guerra fredda analogo a quello che, nel nostro mondo, divide Stati Uniti e Unione Sovietica in quegli anni.

Su questo sfondo si dipanano le vicende dei tipici personaggi dickiani, sconfitti dalla vita e votati alla mediocrità, ma misteriosamente in grado di influenzare il corso degli eventi: Frank Frink e l’ex moglie Juliana, il primo artigiano a San Francisco, la seconda istruttrice di judo nelle Montagne Rocciose; l’ansioso commerciante Robert Childan, che vende prodotti della storia americana, perlopiù contraffatti, ai vincitori giapponesi, nei cui confronti prova un sentimento di attrazione e ostilità; il signor Tagomi, che si ritrova immischiato in un complotto ai massimi livelli per salvare il mondo dalla guerra.

C’è anche l’uomo che dà il titolo al romanzo, e che conosciamo solo nelle ultime pagine: lungi dal vivere in una fortezza, Hawthorne Abendsen vive in una villetta di periferia con la moglie, come il suo alter-ergo, Philip Dick, ed è l’autore del romanzo La cavalletta non si alzerà più, che racconta di un mondo in cui l’Asse ha perso la guerra e Stati Uniti e Impero britannico si sono divisi il mondo.

Si tratta di un libro proibito, naturalmente, ma che leggono tutti. Joe Cinnadella, sedicente camionista ed ex veterano di guerra italiano, ma in realtà sicario delle SS, lo vuole stanare e uccidere, non prima di essersi fatto raccontare la verità. Perché sono in molti a credere che il romanzo di Hawthorne racconti qualcosa di più; che non sia solo fiction.

Juliana Crain nella serie prodotta da Amazon

Juliana se ne rende presto conto:

In questo libro c’è molto di più“, ragiona. “Che cosa voleva dire Abendsen? Niente sul suo mondo di fantasia. Sono io la sola a saperlo? (…). Ci ha parlato del nostro mondo. Di questo mondo che in questo momento è intorno a noi”.

Come tutti i personaggi del romanzo, e come lo stesso Dick negli anni in cui La svastica sul sole fu scritto, Abendsen consulta continuamente il millenario testo taoista dell’I Ching, il Libro dei Mutamenti. L’ha usato per avere indizi sul romanzo che ha scritto, ne è stato guidato, esagramma dopo esagramma, per dipanare l’ambientazione e la trama de La cavalletta non si alzerà più.

Dick fece lo stesso. A ogni svolta della trama ha lanciato in aria le tre monetine cinesi per comporre l’esagramma destinato a fornirgli l’indizio con cui continuare il romanzo. Alla fine l’I Ching si “rifiuterà” di suggerirgli un finale definitivo, e per questo La svastica sul sole ha un finale aperto. Abendsen sospetta – e Juliana alla fine scopre – che l’I Ching gli ha voluto dire qualcosa. Gli ha fatto scrivere un romanzo che racconta la realtà. Nel mondo vero, gli Alleati hanno vinto la guerra. Quello in cui vivono è un mondo fittizio, alterato. Fuori dall’equilibrio del Tao, che l’I Ching cerca di ricostruire.

Chung Fu: verità interiore

A questo punto, dovreste aver iniziato a intuire la verità; o, perlomeno, la verità che Dick inizia a intuire a sua volta nel 1974. Abbandonando il suo sequel, che racconta di mondi paralleli seguendo il tradizionale tracciato della fantascienza, inizia a riflettere sui suoi stessi romanzi.

Non è forse vero, ragiona, che buona parte della sua produzione gira intorno alla dicotomia vero/falso? E se in qualche modo qualcuno, qualcosa, avesse cercato di fargli scoprire, attraverso quei romanzi, la “verità interiore”, “Chung Fu”, l’esagramma che a più riprese compare ne La svastica sul sole, avvertendo i protagonisti dell’esistenza di una realtà nascosta?

Il sig. Tagomi nella serie di Amazon

Inizialmente Dick non include La svastica nel corpus di romanzi che trattano di questo tema. È ancora convinto che parli di mondi paralleli. Ma ben presto, come scopriamo leggendo L’Esegesi, il racconto della sua indagine interiore, arriva a capire: non c’è nessun mondo parallelo, esiste un’unica realtà, e nel romanzo, in qualche modo, una realtà fittizia si è sostituita a quella reale, violando l’armonia del Tao. L’unico modo per ritornare al mondo reale, quello che Tagomi sperimenta per pochi attimi, è tornando al cuore delle cose, alla loro autenticità, grattando via la patina illusoria.

Questo aspetto, inevitabilmente, è assente nella fortunata trasposizione televisiva di Amazon Prime che è arrivata finora alla terza stagione, The Man in the High Castle (Amazon Prime Video). Pur non mancando di omaggiare in più punti e spesso in modo inaspettato il dettato dell’opera dickiana, la serie televisiva, come naturale in una trasposizione, se ne discosta, per assecondare le linee narrative più promettenti, come quelle del conflitto tra la Resistenza (assente nel romanzo), l’Impero giapponese e il Grande Reich Nazista.

C’è inoltre, nel romanzo, una sottigliezza assente nella serie: La cavalletta non racconta esattamente la storia del nostro mondo, mentre invece Tagomi, indubitabilmente, si ritrova in esso per pochi minuti (la prova è nella sopraelevata dell’Embarcadero, costruita a San Francisco nel 1959 e demolita solo agli inizi degli anni Novanta).

Cosa significa? Che La cavalletta resta un’opera di fiction, uno strumento per avvicinarsi alla verità, ma non racconta la realtà, perché non è questo lo scopo della fiction. Analogamente, i romanzi di Dick, secondo l’autore, non raccontano alcuna realtà, ma possono mettere il lettore sulla buona strada per scoprire la “verità interiore”. La svastica sul sole sembra essere un sottile, addirittura delicato interrogarsi su cosa sia la realtà. Come se solo i due libri in esso, La cavalletta e I Ching, fossero davvero l’unica realtà concreta. Strano, appunta Dick nell’Esegesi. Anche lui ancora non sa come interpretare il suo stesso romanzo.

Falsificare la realtà

Concentriamoci su Frank Frink e Robert Childan. Frink lascia il suo lavoro come artigiano-operaio in una fabbrica di oggetti americani d’epoca contraffatti, di cui gli occupanti giapponesi vanno pazzi, per avviare col suo socio Ed un’attività di orafo di gioielli d’arte contemporanea, privi di storia, certo, ma autentici, a differenza delle Colt contraffatte che anche Childan, ignaro, rivende ai compratori giapponesi.

Frank Frink nella serie Amazon

Inizialmente restìo ad acquistare la merce di Frank ed Ed, che ritiene invendibile pur apprezzandone la fattura, Childan si convince a tentare. Porta uno di questi gioielli a un suo acquirente fedele, un giovane e influente membro dell’establishment giapponese in America. Questi gli propone di avviarne una produzione in serie, trasformare i gioielli in amuleti portafortuna, paccottiglia di scarso valore per cui, tuttavia, è convinto che esista un mercato tra i giapponesi.

Childan inizialmente pare accettare, sedotto dalle prospettive di abbondanti guadagni, ma poi comprende la verità interiore: la proposta fa parte di una strategia – consapevole o inconsapevole – che gli occupanti giapponesi hanno messo in atto contro gli americani sconfitti. Negare loro la possibilità di un futuro. Condannarli al solo ricordo di un passato perduto, rappresentato dagli oggetti di antiquariato e modernariato, peraltro contraffatti.

Simulacri e surrogati. Svilendo l’arte americana, i giapponesi ne squalificano la cultura, la capacità creatrice, il tipico ingegno yankee; se ne assicurano l’asservimento. Childan capisce e si rifiuta. Non accetterà il progetto, anzi pretende le scuse del giapponese. Poi vende uno dei gioielli a Tagomi. “Questa è la nuova vita del mio paese, signore. L’inizio, sotto la forma di minuscoli semi immortali. Di bellezza”, dice a Tagomi. L’autentico che si sostituisce al falso. Il presente reale che si sostituisce al passato contraffatto. E, non a caso, sarà proprio attraverso di esso che Tagomi entrerà in contatto con il vero mondo, anche se per poco.

In tutto quello che ho scritto (incluso La svastica sul sole, in particolare) c’è una preoccupazione per i falsi e il falso: mondi falsi, umani falsi, oggetti falsi, tempo falso eccetera (…) E in La svastica sul sole ci sono degli oggetti volutamente falsificati… in un mondo in cui tutto potrebbe essere falso (per esempio, in cui l’Asse ha vinto la Seconda guerra mondiale!)», scrive Dick nell’Esegesi. Nella sua conferenza intitolata “Come costruire un universo che non cada a pezzi dopo due giorni”, pronunciata nel 1978, si spingerà oltre: Realtà false genereranno esseri umani falsi. Oppure falsi esseri umani produrranno false realtà e le venderanno ad altri esseri umani, trasformandoli, infine, in contraffazioni di sé stessi. Alla fine, ci ritroviamo con falsi esseri umani che inventano false realtà per spacciarle ad altri falsi esseri umani.

Qual è il libro e qual è il mondo?

La svastica sul sole Philip Dick

Ma allora, chi ha creato la falsa realtà in cui vivono i protagonisti de La svastica sul sole? La prima risposta è che siano stati i nazisti e i giapponesi. Come osserva Emmanuel Carrère nella sua brillantissima biografia dedicata a Dick, Io sono vivo, voi siete morti (1993), la falsificazione della realtà rappresenta l’apoteosi dello Stato totalitario, ancora più radicale della manipolazione della storia messa in atto dal regime di Oceania in 1984.

Letture consigliate

Dick, lettore disordinato che traeva concetti taoisti da manuali di giardinaggio e si informava principalmente sull’Enciclopedia britannica, aveva letto sicuramente Hannah Arendt (perlomeno La banalità del male), i resoconti dei processi di Norimberga e la monumentale Storia del Terzo Reich di William Shirer. Da lì era riuscito a farsi un’idea precisa delle finalità del progetto nazista, la cui sinistra eco riecheggia in tutto il romanzo, descrivendo un mondo nel quale il Male è palpabile come la morte, come ha scritto Lawrence Sutin nella sua biografia di Dick.

Secondo la ricostruzione di Carrère, leggendo Arendt Dick si era convinto che “lo scopo degli Stati totalitari fosse quello di tagliare fuori le persone dalla realtà, di farle vivere in un mondo fittizio. Gli Stati totalitari hanno dato corpo a una fantasia: la creazione di un universo parallelo”. Dick approderà a quest’idea tra il 1974 e il ’75, quando si convincerà che la visione che ha avuto gli abbia permesso di vedere per un istante il mondo reale nel quale l’Impero romano ha imprigionato l’umanità in una Gabbia di Ferro Nera, fermando il tempo al 70 d.C., dominando il mondo col pugno di ferro.

Quei pochi “risvegliati” in grado di percepire la vera realtà sono in tutto e per tutto simili agli Apostoli, impegnati nell’immenso sforzo di liberare l’umanità dalla schiavitù dell’Impero attraverso l’insegnamento gnostico cristiano. Analogamente, ne La svastica sul sole, Tagomi, Hawthorne, Frank e Juliana sono inconsapevolmente apostoli della verità nascosta.

Ma è possibile anche un’altra ipotesi. E cioè che la falsificazione sia inconsapevole e autoindotta. La produzione in serie di manufatti contraffatti, specialità dell’industria in cui lavora Frank è un indizio di un processo autogenerante di falsificazione della realtà, in cui continuamente l’elemento autentico viene sostituito dal suo surrogato.

La svastica sul sole Philip Dick

Come nel racconto di Borges (autore amato da Dick) Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, introducendo gradualmente nel mondo reale un elemento fittizio diventa possibile, mattone dopo mattone, costruire una realtà altra. Può darsi che questo processo sia guidato da poteri occulti, come Dick immaginava; ma può anche essere che sia autoriproduca, un’altra ipotesi presente nell’Esegesi. Per usare le parole di Borges: Quasi immediatamente, la realtà ha ceduto in più punti. Quel ch’è certo, è che anelava di cedere.

Simulacri e falsificazione sono temi oggi diventati mainstream. Sappiamo che le narrazioni falsificate, le fake news, sono lo strumento per produrre realtà fittizie, dove prosperano le forze dell’autoritarismo. Il risorgimento dei fascismi era una possibilità concreta nei cui confronti Dick ci ha messo in guardia. Come ha scritto Antonio Caronia in La macchina della paranoia (2006):

La svastica sul sole non può significare che questo: il nazismo è sempre attuale, sempre in agguato, può contaminare in forme nuove anche la “democrazia”, perché si basa su una struttura mentale, su un insieme di possibilità che fanno parte a pieno titolo della “natura umana”, e questa struttura mentale e queste possibilità sono sempre a disposizione del potere politico ed economico, che può usarle come e quando vuole, se lo ritiene necessario, per i propri obiettivi.

Nel mondo reale, Dick si convince a un certo punto che sia il Nuovo Testamento a dover rappresentare, come La cavalletta nella Svastica, la “perturbazione nel campo della realtà” in grado di risvegliare i dormienti e renderli consapevoli di vivere in un mondo fittizio.

Un’opera di fiction, certo, non una storia reale; ma solo attraverso la fiction, attraverso l’atto creativo, può diventare possibile raggiungere il cuore delle cose, la loro essenza autentica. Pertanto, anche se La svastica sul sole è destinato a un finale aperto che non soddisfò il suo autore né può soddisfare il lettore ansioso di saperne di più, in realtà nel romanzo ci sono tutti i semi della vittoria finale, sparsi inconsapevolmente dai protagonisti, dai gioielli di Frank alle copie del romanzo di Hawthorne.

Il mondo fittizio della Svastica, prima o poi, è destinato a crollare. Quanto al nostro, il finale è ancora più aperto, e non c’è risposta alla domanda che Dick si pone a un certo punto nell’Esegesi:

Libri dentro libri, il vero mondo trasformato in un libro e un libro trasformato in un mondo. Noi siamo totalmente oggetto di un copione, in fondo… rigidamente, deterministicamente programmati (scritti: i nostri ruoli engrammati in noi e su di noi tutti). Qual è il libro e qual è il mondo?.

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Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

Retrocult torna il 13 gennaio 2019!